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Dallapìccola, Luigi

compositore italiano (Pisino d'Istria 1904-Firenze 1975). Dopo i primi studi musicali fu allievo di V. Frazzi a Firenze. Conseguì il diploma di pianoforte e svolse anche attività concertistica e di critico musicale. Insieme con G. Petrassi, Dallapìccola è stato il più significativo musicista italiano della sua generazione: ha collaborato al rinnovamento della cultura musicale italiana rifacendosi alle tradizioni del Seicento e del Settecento e fornendo felici esempi di “neomadrigalismo” (si pensi alle tre serie dei Sei cori di Michelangelo Buonarroti il Giovane, 1933-36, o alla Partita, 1932, per orchestra con voce di soprano). Intorno al 1940, per primo in Italia, Dallapìccola si avvicinò alla dodecafonia, componendo poi opere di profondo impegno come: Canti di prigionia (1938-41), diretto riflesso della sua sensibilità etico-civile di fronte alla situazione europea di quegli anni: Liriche greche (tre serie, 1942-46), di lineare purezza; il Prigioniero (1950) e la sacra rappresentazione Job (1950). La scrittura dodecafonica di Dallapìccola tende con il passare degli anni a un maggiore raffinamento e a una rigorosa asciuttezza, come si nota nelle liriche per canto e strumenti, nei Canti di liberazione (1951-55) e nell'ultima sua esperienza teatrale, Ulisse (Berlino, 1968), in cui più esplicito appare il richiamo a una fede nel trascendente.

M. Mila, Il Prigioniero di Luigi Dallapiccola, 1950; R. Vlad, Storia della dodecafonia, Milano, 1958; Autori Vari, L'Opera di Luigi Dallapiccola, in “Quaderni della Rassegna Musicale”, Torino, 1965; S. Perotti, Iri da Iri. Analisi della musica strumentale di Dallapiccola, Milano, 1988.