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Danièle, Libro di-

ultimo libro dei profeti maggiori nella Bibbia cattolica, incluso invece fra gli agiografici in quella ebraica. Parte dell'opera è scritta in aramaico (2,4b-7,28), il resto in ebraico. Il genere letterario è quello apocalittico, ravvivato da formule simboliche. Descrive la venuta del Regno di Dio accompagnata da fenomeni cosmici e terreni terrificanti, con forti componenti mitiche. Il libro è anonimo o pseudonimo. I primi sei capitoli narrano la deportazione di Daniele a Babilonia, la sua educazione a corte, la sua fedeltà alla legge ebraica e la sua arte interpretativa dei sogni. Nella seconda parte si descrivono una serie di azioni simboliche apocalittiche, tutte collegate ad avvenimenti della prima metà del sec. II a. C., specialmente in relazione alle persecuzioni ordinate da Antioco IV Epifane e alle guerre maccabee (vedi Asmonei). Il carattere leggendario della prima parte e la relativa esattezza della seconda rendono probabile una composizione del libro nel sec. II a. C., sia pure utilizzando materiali tradizionali, per rafforzare la comunità israelitica palestinese ai tempi della persecuzione.