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De Chìrico, Giórgio

pittore italiano (Volo, Grecia, 1888-Roma 1978). Frequentò l'Accademia di Belle Arti ad Atene e, nel 1906, a Monaco di Baviera. Nel 1911 si stabilì a Parigi dove rimase fino allo scoppio della guerra, prendendo poi dimora in Italia, alternandola a soggiorni parigini. La sua formazione pittorica si svolse sotto l'influenza del simbolismo di Böcklin, di Klinger e della filosofia di Schopenhauer e Nietzsche. Durante il primo soggiorno parigino, in cui conobbe Apollinaire, Max Jacob e Picasso, De Chirico elaborò la pittura “metafisica”, con cui intese rappresentare una realtà antitetica a quella empirica, perché depurata da ogni reciproca relazione spazio-temporale. Tutto il suo repertorio di enigmatici oggetti e visioni, dai manichini alle “piazze d'Italia”, si colloca in uno spazio impossibile, perché aprospettico e indefinito (anche se talvolta si riecheggia la spazialità rinascimentale) e illuminato da una luce senza vibrazione atmosferica, che solidifica i colori come in tarsie. Le forme, spesso assimilate a volumi geometrici a cui non è estraneo l'influsso cubista, si pongono come simboli arcani e contraddittori, frutto d'una attività speculativa cui è consentita solo l'esperienza dell'enigma (Le muse inquietanti, Milano, collezione Mattioli; Trovatore, Venezia, Galleria d'Arte Moderna; di queste due opere si conoscono numerose repliche). L'incontro con Carrà nel 1916 recuperò gradatamente alla storia la pittura di De Chirico, che intorno al 1920 fu tra i fondatori del movimento “Valori plastici”. Dopo il 1926 questo “ritorno all'ordine” condusse l'artista a un'interpretazione fastosa e baroccheggiante della classicità ellenica, in cui, accanto alla passione archeologica, riaffiorano i ricordi nostalgici della giovinezza trascorsa in Grecia; tuttavia una parte integrante del suo repertorio d'immagini è costituita alternativamente da palesi riecheggiamenti di Rubens, Delacroix e talvolta anche di Courbet. È autore di un romanzo, Hebdomeros (1930) e di un'autobiografia (1945); svolse inoltre attività di scenografo, firmando, fra l'altro, i bozzetti per La giara, balletto di J. Börlin su musica di Casella (1924), e per La figlia di Jorio (1934, con la regia di Pirandello).

Bibliografia

J. Cocteau, Le mystère laïc, Parigi, 1928; B. Ternovetz, Giorgio de Chirico, Milano, 1928; R. Carrieri, Giorgio de Chirico, Milano, 1942; M. Calvesi, G. Mori, De Chirico, Firenze, 1988.