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Deccan

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Generalità

Vastissima regione (700.000 km²) dell'India, di cui costituisce la sezione peninsulare, tra i monti Satpura e l'altopiano di Chota Nagpur a N, il Mar Arabico a W e il golfo del Bengala a E. Si tratta di un altopiano di forma triangolare, inclinato da W a E e rialzato ai bordi in corrispondenza delle catene dei Ghati Occidentali e Orientali; elevato in media da 500 a 1000 m, raggiunge nella sua sezione meridionale l'altitudine massima di 2695 m col monte Anai Mudi. Lembo dell'antico continente di Gondwana, è costituito da uno zoccolo di rocce archeozoiche (gneiss, graniti) con sovrapposte rocce paleozoiche a loro volta ricoperte, specie nel settore nordoccidentale, da una coltre di colate basaltiche cretaceo-eoceniche (trapps), spessa da 1000 a 2000 m. Numerosi i corsi d'acqua, con andamento prevalente da W a E; tra i principali sono il Mahanadi, il Godavari, il Krishna e il Cauvery. Interessate dai monsoni, le aree costiere hanno clima caldo-umido; semiaride sono invece le regioni interne. Colture prevalenti sono il cotone nei fertili suoli vulcanici di NW (regur), riso nelle zone irrigue, poi canna da zucchero, arachidi e caffè. Anche Dekkan.

Storia

Nel sec. III a. C. il Deccan fu sottoposto all'impero dei Maurya, cui subentrò, nel sec. I d. C., la dominazione degli Sciti. Sono queste le premesse di una storia che incomincia ad avere lineamenti propri per la regione solo all'inizio del sec. VII, periodo in cui comincia il dominio di dinastie locali, per lo più di origine dravidica, che vi prosperarono fino al sec. XIII. Nel 1305 ʽAlā' ud-Dīn Khaljī iniziò la conquista del Deccan, che da allora rimase dominio musulmano, a esclusione del regno di Vijayanagar (sec. XIV-XVI) e della confederazione Maratha. Nel sec. XVI cominciarono le infiltrazioni europee, prima solo commerciali, poi anche politiche. Dopo varie lotte tra Portogallo, Francia e Inghilterra, quest'ultima prevalse e, dall'inizio del sec. XIX, incluse anche il Deccan nei suoi possedimenti indiani.

Arte

La cultura Andhra dei Satavahana, che nel sec. I a. C. avevano assunto posizione di predominio politico e avevano avviato il fiorente commercio marittimo con il Mediterraneo romano, favorì la penetrazione della cultura indiana nel sud, costituendo così le fondamenta delle tradizioni artistiche del Deccan, soprattutto nell'architettura, che si arricchì di nuovi elementi strutturali e decorativi, diffondendo l'uso di raffigurazioni plastiche di miti e divinità. Questo fondamentale apporto cessò nel sec. II d. C., e soltanto nei sec. VI e VII si instaurò un nuovo equilibrio politico-culturale con il prevalere della potenza dei Pallava prima e poi dei Cālukya. Dopo una iniziale fase di assimilazione della tarda arte gupta (fine sec. V), l'arte cālukya si evolse con linguaggio proprio (tempio di Durga ad Aihole; attorno a questa città furono edificati numerosi templi, tra cui quelli di Hacchimalagudi e Jyotirlinga; vihāra e caitya di Ajanta, il famoso tempio rupestre di Rāmesvaram a Ellora). Tra i sec. VII e VIII, infine, si sviluppò nel Deccan un'arte composita di caratteri pallava e cālukya (templi rupestri induistici e buddhistici a Ellora, Elefanta e Paṭṭadakal, eretti verso la fine del sec. VIII: Virūpāksa, Mallikārjuna, Pāpanātha, Kedsiddhesvara, Galagnātha). Dagli stili Pallava e Cālukya si evolse l'arte dei Rāṣṭrakūṭa, la cui potenza si affermò in quasi tutta l'India all'inizio del sec. IX: templi rupestri di Ellora, soprattutto il Kailāsanātha, il Dasavātara e quindi Rāmesvaram, Rāvana-ka-Khai. Nella scultura (documentata a Elefanta) confluirono componenti dell'arte gupta e pratīhāra. Con la caduta dei Rāṣṭrakūṭa finì il periodo aureo dell'arte indiana del Deccan, che ebbe tuttavia un seguito, anche se senza originalità, con la produzione artistica del ramo dei Cālukya occidentale (sec. XI-XII): templi di Kāsīvisvara (Lakkundi), Mahādeva (Ittagi), Mallikarjuna (Kuruvatti), Trikūtesvara e il Saṛasvati (Gadag). Le conseguenze di quest'arte agirono su quella degli Hoysala, caratterizzata dall'architettura a pianta stellare dei templi di Belur, Halebid, Somnāthpur. La conquista musulmana del Deccan all'inizio del sec. XIV portò a un rinnovato fervore costruttivo. Questo si manifestò, in un primo momento, con la costruzione di un grandissimo numero di fortezze, dovute, probabilmente, all'intervento di architetti siriani e cristiani della Palestina, che in seguito all'insuccesso delle crociate erano stati venduti come schiavi in India. Quando il Deccan divenne indipendente dal Sultanato di Delhi, per opera di una dinastia di origine persiana, i Bakmanidi, nel 1347, gli influssi che caratterizzarono maggiormente l'architettura furono da una parte persiano-centroasiatici e dall'altra Tuġlaq. La grande moschea di Gulbarga, monumento unico nel suo genere, è indicativa del periodo più antico. Fu fatta costruire da un architetto originario di Qazvin, in Persia, e presenta una pianta insolita per l'India, in quanto priva di sāhan e linee architettoniche inconsuete realizzate con larghe arcate dall'imposta molto bassa, poggiante su grossi pilastri. Influssi iranico-centroasiatici si ritrovano nella madrasa costruita a Bidar da Maḥmūd Gāvān, ministro di origine persiana di Muḥammad Šāh III nel 1472. L'impianto a quattro iwān, le torrette con terminali a bulbo, i minareti cilindrici a più piani e il rivestimento a mattonelle policrome la fanno assomigliare alle madrase costruite a Samarcanda in epoca timuride. Nel sultanato autonomo di Bijapur, governato dagli ʽAdīl Šāh di origine turca (1489-1686), lo stile architettonico punta sulla monumentalità e su un accentuato verticalismo e le costruzioni risultano arricchite da una profusione di ornati incisi nella pietra. Di questo tipo è il Mithar Maḥall, grandioso portale di ingresso a una piccola moschea; l'Ibrāhīm Rauża, comprendente il mausoleo dell'omonimo sovrano e la moschea funeraria, caratterizzati entrambi da edifici cubici aperti da arcate e culminanti in cupole bulbose che sbocciano da petali di loto; e ancora il Gōl Gumbaz, l'edificio più grandioso dell'India, nel quale sono state sperimentate tecniche particolarmente ardite nei raccordi che sorreggono l'immensa cupola. Il Deccan in epoca moghūl è dominato dalla presenza dell'ultimo dei grandi imperatori, Aurangzeb, che stabilì la sua capitale ad Aurangabad da dove diresse la guerra contro il regno marāṭhī. La città accolse gli epigoni dell'architettura moghūl, non più splendente di marmi e di pietre preziose, come nel passato, ma realizzata in mattoni e sassi ricoperti di stucco dorato e dipinto. È questo il caso dei vari palazzi costruiti nella cittadella imperiale (Qal'a-i Arh) e del mausoleo della moglie di Aurangzeb, conosciuto come Bībī-Kā Rauża (1678), imitazione povera del Taj Maḥall. Nei sec. XVIII-XIX l'arte dei Marāthā riuscì a creare uno stile nazionale dove confluirono sia componenti ereditate dalla tradizione indù, sia elementi provenienti dall'arte dei sultanati e dall'arte moghūl. Alla corte dei sovrani di Bijapur e in particolare di Ibrāhīm ʽAdīl Šāh, fiorì una raffinata scuola di pittura, il cui stile si distinse sia per la brillantezza del colori sia per la delicatezza del tratto. La scuola venne distrutta durante le campagne militari condotte dall'imperatore Aurangzeb (1686-1687).