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Djebar, Assia

pseudonimo della scrittrice e regista cinematografica algerina di lingua francese Fatima Zohra Imalayen (Cherchell 1936-Parigi 2015). Cominciò a pubblicare giovanissima, nel 1957 La soif(La sete) e nel 1958 Les impatients (Le impazienti), due romanzi provocatori le cui eroine sfidavano ogni divieto imposto alla condizione femminile. Seguirono Les enfants du Nouveau Monde (1962; I bambini del nuovo mondo) e Les alouettes naïves (1967), che esprimevano in una forma controllata le speranze suscitate dalla lotta per l'indipendenza algerina. Con la raccolta di novelle Femmes d'Alger dans leurs appartements (1980; Donne di Algeri nei loro appartamenti) rivela il disincanto per una liberazione tradita. I due romanzi successivi, L'amour, la fantasia (1986; L'amore, la fantasia) e Ombre sultane (1987; Ombra sultana), segnano una svolta nella sua produzione letteraria: più autobiografici, introducono nel romanzo varie testimonianze e racconti storici. La sua opera dà voce alla presenza della donna nel mondo arabo, in un ritmo narrativo sapientemente costruito. Tra le sue altre opere di narrativa della Djebar sono da menzionare: Chronique d’un été algérien (1993; Cronaca di un'estate algerina), Vaste est la prison (1995; Vasta è la prigione), Le blanc de l’Algerie (1996; Bianco d'Algeria) e Les nuits de Strasbourg (1997; Le notti di Strasburgo), Ces voix qui m'assiègent (trad. it. Queste voci che mi assediano; 1999) e La femme sans sépulture (2002; La donna senza sepoltura), romanzo dedicato alla combattente Zoulikha, scomparsa nel 1985 durante la guerra d'indipendenza algerina. All'attività letteraria, poetica (Poèmes pour l'Algérie heureuse, 1969, Poemi per l'Algeria felice) e drammatica (Rouge l'aube, 1969, Rossa l'alba), la Djebar ha affiancato quella cinematografica firmando la regia di La nouba des femmes du mont Chenoua (1979) e La Zerda et les chants de l'oubli (1982). Nel 2008 ha pubblicato Nulle part dans la maison de mon père. Nel 2006 è stata eletta all'Academie Française.

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