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Dovlatov, Sergej Donatovič

scrittore e giornalista russo (Ufa 1941-New York 1990). Cresciuto in una famiglia di origine ebraica di artisti dello spettacolo, cominciò una travagliata carriera giornalistica come redattore di testate leningradesi ed estoni. Nel 1976 pubblicò i suoi primi racconti, a causa dei quali fu vittima delle repressioni del regime sovietico. Nel 1978, si trasferì negli Stati Uniti, dove fondò la rivista Il nuovo americano e dove scrisse le sue opere più apprezzate. Il tratto caratteristico della narrativa di Dovlatov è l'umorismo di vaga sembianza čechoviana, dietro al quale però si celano i drammi quotidiani e la nostalgia per la lontananza dal Paese d'origine. Tra i racconti e i romanzi, quasi tutti di carattere autobiografico, si ricordano Il libro invisibile (1979), Solo per Underwood (1980), Compromesso (1981), satira feroce contro l'informazione di regime dell'URSS, Il lager (1982), Il parco di Puškin (1983), Mestiere (1985), La valigia (1986), ironica e amara metafora sull'emigrazione, La straniera (1986), La rappresentazione (1987), Non solo Brodskij (1988), La filiale (1990) e Taccuini (1990).

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