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Durkheim, Émile

sociologo e antropologo francese (Épinal 1858-Parigi 1917). Professore di sociologia a Bordeaux e Parigi, fu fondatore (nel 1886) e animatore di Année sociologique. La sua produzione scientifica lo colloca fra i massimi esponenti delle rinnovate scienze sociali europee. Durkheim rivendica anzitutto l'autonomia di contenuti e di metodi della sociologia rispetto alla tendenza a estendere allo studio degli uomini in società le regole e le leggi di sviluppo proprie delle scienze naturali. Critico del biologismo, afferma il primato del “fatto sociale” anche nei confronti della psicologia, dimostrando come persino fenomeni tradizionalmente indagati a partire dalla sfera della soggettività debbano essere interpretati muovendo dalla loro configurazione sociologica. Esemplare è in materia la ricerca (Le suicide, 1897) che dimostra con inoppugnabile rigore statistico il nesso fra declino della solidarietà e del sentimento di appartenenza comunitaria (anomia) e propensione a un tipo di suicidio – “anomico”, appunto – del tutto diverso dal suicidio “altruistico” (basato sul sacrificio di sé motivato da una totale identificazione con i valori del gruppo) e da quello “egoistico”, prodotto di una disperata rivolta contro il rifiuto (tipico il suicidio d'amore). E a Durkheim appartiene la prima compiuta definizione proprio del concetto di anomia come situazione di crisi del sistema di norme e valori capace di garantire la coesione di un aggregato sociale. Una crisi cui sarebbero particolarmente esposte proprio quelle società della modernità industriale caratterizzate da un'accentuata divisione del lavoro e specializzazione delle funzioni. Al centro della teoria di Durkheim è, insomma, una visione complessa dell'evoluzione sociale – fuori delle ingenuità e degli schematismi della vecchia sociologia positivistica – che tende a ricondurre al fatto sociale la stessa coscienza individuale. La società si presenta quindi, nell'approccio di Durkheim, come un insieme superindividuale, a forte connotazione etica e in cui centrale è la dimensione delle norme e delle istituzioni. In questa prospettiva, le relazioni fra soggetto individuale e aggregato sociale possono essere regolate da forme di solidarietà “meccanica” (legami primari di tipo familiare o comunitario, come nelle società primitive o tradizionali) o, viceversa, da dinamiche secondarie, connesse alla divisione del lavoro e a più articolate funzioni sociali (solidarietà “organica”). Critico verso tutte le pretese di individuare leggi dello sviluppo storico, Durkheim inaugura – anche attraverso importantissimi studi etno-antropologici sul mito, il totemismo e la ritualità nelle comunità primitive australiane – un indirizzo di indagine particolarmente attento al significato delle funzioni sociali. Al suo insegnamento si richiameranno infatti, seppure criticamente e con significative distinzioni di metodo, numerosi sociologi ed etnologi di scuola funzionalistica. Tra le opere: De la division du travail social (1893), Les règles de la méthode sociologique (1895), il succitato Le suicide: étude de sociologie (1897), Les formes élémentaires de la vie religieuse: le système totemique en Australie (1912), Éducation et sociologie e L'éducation morale (postumi, 1922 e 1925).