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Ebrèo errante

personaggio leggendario che nel corso dei secoli e nei diversi Paesi ha conosciuto molteplici elaborazioni letterarie per il suo contenuto simbolico. La leggenda cristiana (probabilmente scaturita da un passo del Vangelo di San Giovanni) dell'ebreo che non permette a Gesù di sostare sulla soglia della propria casa durante la salita al Calvario, e viene perciò condannato a vagare senza tregua sino alla fine del mondo, s'incontra nel sec. XIII nelle cronache dei monaci inglesi Ruggero di Wendover e Matteo di Parigi, e poco più tardi in alcune cronache italiane. Ma è con il Volksbuch tedesco pubblicato a Leida nel 1602 e più volte ristampato e tradotto in altre lingue, che ha inizio, specie nella letteratura tedesca, la fortuna letteraria della figura di Assuero (così viene quasi sempre chiamato l'Ebreo errante), che assumerà nei sec. XVIII-XIX e XX in forma lirica, epica, drammatica, romanzesca (Goethe, Schubert, Wordsworth, A. W. Schlegel, Shelley, Arnim, Platen, Chamisso, Lenau, Sue, Andersen, Auerbach, HamerlingCarmen Sylva, Lagerkvist) le più diverse e anche contrastanti significazioni simboliche, conservando solo i connotati esteriori dell'ebreo originario: esso impersonerà di volta in volta l'eterna irrequietudine e dannazione dell'umanità in lotta, il dolore universale, lo scetticismo nei confronti della storia, la tragica sorte del giudaismo perseguitato, ecc. Anche nella tradizione popolare la leggenda è rimasta viva (vedi, per esempio, le immagini di Épinal).

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