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Elèttra

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Mitologia

(greco Ēléktra). Nome di tre eroine della mitologia greca: A) Oceanina, figlia di Oceano e Teti, sposa di Taumante e madre di Iride e delle Arpie. B) Una delle sette Pleiadi, figlia di Atlante e di Pleione, trasformata in stella insieme alle sorelle; ebbe da Zeus tre figli: Dardano, Giasone (Iasion) e Armonia. In luogo di Giasone talvolta le si attribuisce Ematione, mitico re di Samotracia. C) Figlia di Agamennone e di Clitennestra, incitò il fratello Oreste a vendicare la morte del padre.

Teatro

Nell'ultima personificazione la figura di Elettra ha ispirato una vasta produzione letteraria. Essa compare per la prima volta nell'Orestea di Stesicoro, che non si sa a quale fonte abbia attinto. È ben presente nella tragedia attica, centro dell'azione nel mito dei Pelopidi quale promotrice dell'uccisione di sua madre Clitennestra. Tale è in Eschilo (Coefore), nella tragedia di Sofocle che da lei prende il nome (opera datata variamente tra il 418 e il 410 a. C.) e in due di Euripide, Elettra (rappresentata nel 413 a. C.) e Oreste. L'Elettra di Sofocle è ambientata a Micene dove l'eroina vive col pensiero costante del padre ucciso e del fratello Oreste. Dopo una falsa notizia della morte di Oreste, questi giunge e i due fratelli si apprestano a far giustizia. L'opera, ricca di pathos, è tutta dominata dalla figura di Elettra, la cui disperata volontà di vendetta contrasta con la passiva rassegnazione della sorella Crisotemi. Nell'Elettra di Euripide il matricidio, non più giustificato dal comando dell'oracolo di Delfi e non più sostenuto dall'eroica determinazione di Elettra, si mostra in tutta la sua efferatezza. La condanna di Euripide verso il gesto, pur giusto, dei due fratelli, quindi del mito, è alla fine esplicita. Dopo qualche opera isolata come l'Électre (1708) di Crébillon, che Voltaire riprese nell'Oreste (1750), una rinnovata fortuna è arrisa nel secolo attuale al personaggio, protagonista di opere quali Electra (1901) di Pérez Galdós; la decadente Elektra presentata a Berlino nel 1903 da H. von Hofmannsthal, influenzato da teorie freudiane nella definizione di un'eroina dominata da un'ossessiva ed esclusiva sete di vendetta; nell'Elektra che lo stesso Hofmannsthal riscrisse come libretto per l'opera lirica di R. Strauss (prima rappresentazione: Dresda 25 gennaio 1909), infine l'estenuata Électre (presentata a Parigi nel 1937, regia di L. Jouvet) con cui J. Giraudoux svolse una riflessione sull'eterno problema della giustizia, della guerra e della pace. A parte si deve citare la trilogia tragica Il lutto si addice ad Elettra (1931) di E. G. O'Neill, che ha trapiantato il mito, in chiave psicanalitica, nell'America ottocentesca. Con un film greco di M. Cacoyannis (Elettra, 1957) la mitica eroina è stata anche illustrata sullo schermo. A Elettra, come una delle Pleiadi, G. D'Annunzio intitolò il secondo libro (1904) delle Laudi.