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Elcin, Boris Nikolaevič

uomo politico russo (Butka, Siberia, 1931-Mosca 2007). Segretario del PCUS della città di Mosca e membro candidato del Politburo all'avvento al potere di Gorbačëv (1985), fu tra i più radicali sostenitori della perestrojka, ingaggiando una strenua lotta politica nei confronti dei conservatori e investendo con la sua polemica lo stesso Gorbačëv considerato troppo prudente. Questa posizione comportò la sua rimozione dai precedenti incarichi politici (1987), ma gli conferì una grande popolarità, tanto da renderlo uno dei leader più popolari del movimento riformatore. Nel 1989 fu eletto deputato al Soviet Supremo e al Congresso del Popolo, ma fu nel 1991 che raccolse pienamente i frutti della sua immagine di radicale intransigente, risultando eletto dal popolo presidente della Repubblica Russa. Alla guida del Parlamento russo, svolse un ruolo di primo piano nel coordinamento dell'opposizione democratica al tentativo di colpo di Stato attuato dalle forze conservatrici il 18 agosto 1991. Nel novembre dello stesso anno, nella grave crisi economica e istituzionale che investì il Paese dopo il crollo del comunismo, chiese e ottenne dal Parlamento russo ampi poteri speciali e l'autorizzazione ad avviare nella Repubblica una decisa liberalizzazione dell'economia. Tra i principali protagonisti del rapido succedersi di eventi che dal fallito golpe di agosto aveva condotto, nell'ultimo scorcio del 1991, alla dissoluzione dell'URSS, si impose come uomo forte dei nuovi equilibri, promuovendo la nascita della Comunità degli Stati Indipendenti, sancita dagli accordi di Alma-Ata del 22 dicembre 1991. Da quel momento, tuttavia, una serie di avvenimenti appannava decisamente il carisma e la popolarità Elcin: il braccio di ferro che lo opponeva al Parlamento, di cui ordinava il bombardamento (1993), e soprattutto l'invio dell'esercito russo in Cecenia per stroncare il tentativo di secessione di quella Repubblica (dicembre 1994-febbraio 1995). In concomitanza con la controversa guerra cecena si deteriorava lo stato di salute di Elcin, colpito nel 1995 da due infarti, e le sue frequenti assenze dal Cremlino rendevano sempre più incerto il quadro politico. Nonostante la precarietà della sua salute, il presidente decideva comunque di ricandidarsi e riusciva a vincere le elezioni del 1996. Un recupero di consensi dovuto a una serie di fattori, il primo dei quali era costituito dall'assenza di candidati alternativi popolari, con l'eccezione del comunista Zyuganov, giunto al ballottaggio con il 32% dei voti. Per assicurarsi la vittoria, Elcin nominava il generale Lebed, candidato giunto terzo, suo consigliere per la sicurezza. Riconfermato con quasi il 54% delle preferenze, il presidente entrava ben presto in contrasto con l'ambizioso generale, mentre si aggravavano le sue condizioni di salute, tanto che era costretto a un delicatissimo intervento chirurgico al cuore. Le incertezze sullo stato fisico del presidente riaccendevano la lotta politica interna con il generale Lebed che, ormai destituito da ogni incarico, si apprestava a una nuova eventuale campagna elettorale. Per scongiurare tale ipotesi Elcin, pur avendo favorito in un primo momento il fidato Černomyrdin, imponeva Sergej Vladilonovič Kirienko (aprile 1998). Ripresosi dalla malattia, il presidente russo diventava protagonista di un'intensa attività internazionale e firmava una serie di importanti accordi, tra cui quello con gli USA per l'allargamento della NATO a Est. Tuttavia, la perdurante crisi economica che attanagliava la Russia lo spingeva ben presto (agosto 1998) ad affidarsi al fedele Černomyrdin. Questi, però, bocciato per due volte dal Parlamento, era costretto a ritirarsi e Elcin, sotto la minaccia di una rivolta popolare, doveva rassegnarsi a conferire l'incarico a Evgenij Primakov (settembre 1998), candidato dell'opposizione. Dopo aver sostituito Primakov con il vice primo ministro Stepašin (maggio 1999), Elcin, accusato insieme ad alcuni membri della sua famiglia di corruzione nell'ambito di indagini sulle speculazioni economiche avvenute l'anno precedente, nominava primo ministro Vladimir Putin, indicandolo anche come suo successore alla scadenza del mandato presidenziale. La successiva crisi in Cecenia (agosto 1999) lo costringeva, però, ad anticipare i tempi e all'inizio del 2000, a sorpresa, si dimetteva, lasciando l'incarico al successore Putin.

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