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Emirati Àrabi Uniti

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(Al-Imārāt al-ʽArabīya al-Muttaḥidah). Stato dell'Asia sudoccidentale (83.600 km²). Capitale: Abu Dhabi. Divisione amministrativa: emirati (7). Popolazione: 4.765.000 ab. (stima 2008). Lingua: arabo. Religione: musulmani (sunniti 80,1%, sciiti 15,9%), altri 4%. Unità monetaria: dirham (100 fils). Indice di sviluppo umano: 0,903 (31° posto). Confini: Golfo Persico (N), golfo di Oman (NE) Oman (E), Arabia Saudita (S e W), Qatar (NW). Membro di: CCG, Lega Araba, OCI, ONU, OPEC e WTO.

Generalità

Stato dell'Asia, situato nella Penisola Arabica all'imbocco del Golfo Persico,affacciato su quella che un tempo era chiamata, con chiaro riferimento all'attività svolta dalle popolazioni rivierasche, Costa dei Pirati.Fanno parte dello Stato i sette Emirati di Abu Dhabi, Dubai, Sharjah, Ajman, Umm al Qaiwain, Ras al Khaimah e Fujayrah, anche noti in passato come Stati della Tregua, in ricordo della pace conclusa nel 1853 tra la Gran Bretagna e i pirati della zona. Dediti per secoli alle scorribande via mare, alla pesca delle perle e al nomadismo, governati dai persiani, portoghesi e inglesi prima dell'ascesa delle due confederazioni tribali Bani Yas e Qawassim (rispettivamente antenati dei sovrani di quattro degli attuali domini), gli Emirati Arabi Uniti restarono fino alla scoperta del petrolio una regione fondamentalmente depressa e divisa dai conflitti tra i vari sceiccati. Nel giro di pochi decenni, il crollo del mercato delle perle (1930) e l'inizio dello sfruttamento delle riserve dell'oro nero (a partire dagli anni Sessanta del XX secolo) cambiarono la configurazione del Paese e la sua prospettiva, trasformandolo in uno degli Stati più ricchi del mondo. La modernizzazione e il benessere diffuso nel territorio sono esemplificati eloquentemente dallo sviluppo urbano e architettonico della città di Dubai, candidata a divenire in breve tempo il vero centro nevralgico del Medio Oriente per investimenti stranieri, servizi e commerci e i cui simboli urbani (dai grattacieli più alti del mondo, alle spiagge artificiali ai progetti futuristici di città sotto il mare) sono ormai intrinsecamente connessi con l'immaginario relativo all'intero Paese. La crescita e le trasformazioni economiche non hanno, tuttavia, trovato pari riscontro in ambito politico e sociale: il processo di riforma democratica è stato infatti avviato solo in tempi recenti e il potere oligarchico espresso dagli emiri informa ancora gran parte delle istituzioni, così come la tradizione investe ancora molti dei costumi.

Lo Stato

Costituitisi come Stato unitario nel 1971, gli Emirati Arabi Uniti sono una federazione di monarchie ereditarie assolute, in base a quanto recita la Carta Costituzionale emanata provvisoriamente nell'anno di fondazione e resa definitiva, dopo diverse modifiche, nel 1996. Sempre dal 1996, il principale emirato e capitale dell'Unione è Abu Dhabi, il cui emiro ha ricoperto ininterrottamente dal 1971 la carica di presidente della Federazione. La massima autorità federale è il Consiglio supremo che, composto dai sette emiri, ognuno dei quali è sovrano assoluto del proprio emirato, elegge tra i suoi membri un presidente e un vicepresidente. Il presidente nomina il primo ministro e il Consiglio dei ministri, preposto all'emanazione delle leggi e alla presentazione del bilancio federale, previa consultazione del Consiglio nazionale federale (composto da 40 membri, di cui 20 eletti), unico organismo legislativo. Il sistema giuridico si basa sulla legge islamica ed è in vigore la pena di morte. Le forze armate (esercito, marina e aviazione, più alcune formazioni paramilitari, inclusa la Forza di polizia federale) dei 7 emirati e la forza nazionale del Paese sono formalmente unite dal 1976, anche se alcuni emirati hanno mantenuto una certa autonomia. Il servizio di leva è volontario. L'istruzione impartita nel Paese è gratuita. La scuola primaria è obbligatoria, ha inizio a 6 anni d'età, ha una durata di 6 anni. La scuola secondaria inizia a 12 anni d'età e termina dopo 6 anni ed è suddivisa in due cicli di 2 anni. L'istruzione superiore viene impartita presso le Università del Paese, tra cui quella di Abu Dhabi, ma molti studenti scelgono di intraprendere gli studi universitari all'estero. Nel Paese sono presenti anche università straniere, come quelle americane (American University of Sharjah e l'American University in Dubai), inglesi (University of Sharjah) e recentemente, anche francesi (la Paris-Sorbonne University Abu Dhabi). Tra gli istituti di formazione superiore si ricordano inoltre i 12 college riuniti nell'HCT (Higher Collegees of Technology) e il Centro di eccellenza per la ricerca applicata e la formazione (CERT), con sede ad Abu Dhabi. Nonostante gli sforzi il tasso di analfabetismo si mantiene piuttosto alto (10% nel 2005).

Territorio: geografia fisica

Il territorio si affaccia a N sul Golfo Persico e a NE sul golfo di Oman, con una costa quasi ovunque bassa e sabbiosa, tutta disseminata di isole; verso l'interno smargina senza precisi confini verso il deserto di Rubʽ al Khali. Strutturalmente poggia su un substrato di rocce sedimentarie del Cretaceo (Mesozoico) e del Cenozoico, deformate in blande anticlinali, come tutto il margine orientale della Penisola Arabica; le formazioni rocciose sono però obliterate da coltri sabbiose pressoché in tutta la superficie del Paese, le cui monotone distese tabulari s'interrompono solo nel breve tratto prospiciente il golfo di Oman e in prossimità dell'oasi di Buraimi, al confine con l'Oman. Gli strati rocciosi compaiono però sui fondali antistanti, che nel Golfo Persico sono bassissimi, il che spiega la presenza delle numerose isole; frequenti sono anche le scogliere coralline. Attraversato dal Tropico del Cancro, il Paese ha un clima spiccatamente arido, con temperature elevate, forti escursioni termiche e precipitazioni assai scarse; non esistono corsi d'acqua.

Territorio: geografia umana

Nel corso degli ultimi decenni la popolazione degli Emirati ha registrato una particolare evoluzione: il tasso di crescita del Paese, nel periodo 2002-2007 è stato del 4,5%; secondo il censimento del 2005, gli abitanti del Paese ammontavano a oltre 4 milioni di persone, un dato sorprendente, se paragonato con quello di meno di vent'anni prima (179.000 abitanti nel 1968). Tale incremento demografico è dovuto in larga misura a un'imponente immigrazione dai Paesi asiatici del Medio Oriente, richiamato dalla richiesta di manodopera legata alle attività estrattive e dall'ondata di benessere successiva alla scoperta e allo sfruttamento di giacimenti petroliferi di Abu Dhabi e di Dubai: si calcola che circa il 70% della forza lavoro sia di origine straniera. Questa presenza massiccia regolata nel corso degli anni Novanta del Novecento anche da misure legislative volte a contenere il fenomeno dell'immigrazione clandestina, è causa anche della sproporzione tra i sessi all'interno della popolazione: con i due terzi degli abitanti di genere maschile, gli Emirati Arabi Uniti sono il Paese al mondo con il maggior numero di uomini. La composizione etnica degli Emirati Arabi Uniti risulta dunque costituita quasi in egual misura da arabi (48%) e asiatici (44%), e, in piccola parte, da bianchi (2%) e altri (6%). Se i primi si concentrano soprattutto nelle oasi e sono dediti alle attività agricole, i secondi popolano i centri urbani e si occupano di attività di tipo commerciale. Anche la densità abitativa del Paese 57 ab./km² è cresciuta di quasi una volta e mezza rispetto alle ultime rilevazioni; l'urbanizzazione è piuttosto diffusa e i due terzi della popolazione si concentrano nelle città. Il resto della popolazione vive lungo le coste, dedito ad attività legate alla pesca, mentre circa il 10% degli abitanti è nomade. Il più esteso e popoloso degli Emirati è quello di Abu Dhabi, che dal confine con il Qatar si spinge sino all'Oman e al Dubai; esso include alcuni villaggi della fertile e ben popolata oasi di Buraimi, rivendicata però dall'Oman e dall'Arabia Saudita. Rilevante è anche l'entità demografica del Dubai, esteso fra la Costa dei Pirati e il golfo di Oman, il cui centro è uno dei più vivaci e popolosi del Paese. Gli abitanti degli altri emirati, più scarsi di risorse, cercano invece una sistemazione nei centri costieri economicamente vivacizzati dal petrolio e dai traffici a esso legati.

Economia

L'economia degli Emirati Arabi Uniti si basa sul petrolio, i cui giganteschi rincari sul mercato mondiale a partire dal 1973 hanno più che decuplicato gli introiti dello Stato (ca. 10 miliardi di dollari nel 1987). Oggi gli Emirati Arabi Uniti si collocano ai primi posti nella graduatoria mondiale quanto a reddito pro capite (secondi, tra i Paesi del golfo, solo rispetto al Qatar):anche il PIL è alto, ed è pari a 260.141 ml $ USA: la crescita economica del Paese, per il 2006, è stata di poco inferiore al 10%, e le stime per il 2007 confermano una tendenza che si attesta su valori non inferiori all'8%. Per quanto riguarda i settori produttivi, quello primario risulta il più debole, con meno di un decimo della popolazione attiva impiegata nelle diverse attività; l'agricoltura è praticata solo nelle oasi, dove si coltivano solo cereali, ortaggi e soprattutto frutta tropicale; altrettanto ridotto è l'allevamento del bestiame (sopratutto ovini, caprini e cammelli), mentre la pesca continua ad avere un discreto rilievo, tanto da consentire anche una certa esportazione. Nonostante il Paese abbia raggiunto l'importante obiettivo di soddisfare il fabbisogno agricolo interno e nonostante i proventi dello sfruttamento del petrolio siano stati impiegati anche in progetti di bonifica per aumentare la superficie coltivabile, il settore primario contribuisce solo in minima percentuale alla produzione della ricchezza del Paese. Il maggiore contributo arriva dal settore secondario, vero traino del Paese, con il 55,9%. Le industrie più importanti sono quelle legate soprattutto all'estrazione e alla raffinazione del petrolio. Sul totale delle t di greggio estratte annualmente (e arrivate a fine millennio a oltre 100 milioni), i due terzi provengono dall'Abu Dhabi (dove è altresì presente gas naturale), e il rimanente da Sharjah. I principali giacimenti sono quelli sottomarini di Umm Shaif e Zakum (collegati con oleodotto all'isola di Dās) e in terraferma quelli di Murban e Bu Hasa, mentre giacimenti di gas naturale si trovano a Hail e Shuwaihat. Agli attuali livelli estrattivi le riserve si stimano poter durare fin verso la metà del XXI secolo. Per questo motivo, alla fine degli anni Novanta, si è cercato di attenuare la dipendenza dal settore petrolifero, dando sviluppo alle attività non legate alla produzione di idrocarburi. I surplus derivanti dalla vendita del greggio, principale fonte di guadagno degli Emirati Arabi Uniti (le esportazioni coprono un volume economico pari a una volta e mezzo quello delle importazioni, che riguardano invece impianti, macchinari, prodotti chimici, manufatti di largo consumo), hanno consentito di realizzare numerose opere pubbliche e di avviare la soluzione dei tradizionali gravi problemi riguardanti sanità, istruzione e previdenza sociale. Notevoli investimenti sono stati fatti sia in campo industriale, attraverso la creazione di industrie di base e di imprese produttrici di beni di consumo, sia per aumentare le disponibilità idriche (tra i numerosi impianti di dissalazione si segnalano quelli di Qidfa, Ajman, Raafah), e i bilanci federali dedicano consistenti risorse alle provvidenze sociali (istruzione e sanità). Si è anche registrato un certo sviluppo del settore manifatturiero con la creazione di cementifici, stabilimenti alimentari, industrie metallurgiche e chimiche concentrati soprattutto nei due maggiori centri, Dubai e Abu Dhabi. Per quanto riguarda i partner commerciali, i principali Paesi di scambio sono Giappone e Corea del Sud; per le importazioni Stati Uniti, Cina, India, Germania, Giappone, Regno Unito e Francia. Di ottima salute sembra godere anche il settore terziario. Il Paese guarda infatti con crescente interesse al turismo internazionale, grazie alla presenza di infrastrutture moderne (si pensi per esempio al complesso di Palm Islands, a Dubai, costituito da due isole artificiali a forma di palma che ospitano alberghi, centri commerciali, abitazioni di lusso; alle 300 isole di The World, che riproducono i continenti; all'Hydropolis Hotel, il primo hotel sottomarino o al The Mall of the Emirates, dove all'interno si trova anche una pista da sci), a servizi efficienti e a una notevole rete di trasporti e comunicazioni. Vari emirati sono collegati tra loro da un buon sistema stradale; nel Paese sono presenti quattro aeroporti (quello di Dubai, il più importante, e quelli di Abu Dhabi, Sharjah e Ras al Khaimah) e due porti adeguatamente attrezzati (Abu Dhabi e Dubai, che dal 1979 è in grado di accogliere anche le superpetroliere). Anche lo sviluppo delle telecomunicazioni è accompagnato da un'attenzione crescente: ne sono testimonianza un processo continuo di ammodernamento delle linee e dei network e la realizzazione di poli tecnologici completamente dedicati all'hi-tech, soprattutto a Dubai, dove sono presenti diverse zone franche per il commercio elettronico (come il Dubai Internet City o il Dubai Media City). La vivacità dell'economia e l'offerta di condizioni fiscali vantaggiose (gli Emirati Arabi Uniti sono considerati un “paradiso fiscale”, soprattutto in ragione di un regime di tassazione favorevole e alla quasi assenza della burocrazia) hanno attratto notevoli capitali stranieri e favorito gli investimenti. La struttura finanziaria è supportata da un sistema bancario ben capitalizzato e protetto contro le fluttuazioni congiunturali e i pericoli della speculazione. Nel Paese sono presenti anche due mercati azionari. Gli Emirati Arabi Uniti possiedono inoltre cospicui beni all'estero, di cui un'ingente quantità è gestita dall'ADIA (Abu Dhabi Investment Authority).

Storia

Gli emirati che costituiscono l'attuale federazione furono fondati da famiglie provenienti dall'Arabia centrale. Contro la loro attività essenzialmente di pirateria (donde il nome di Costa dei Pirati) il governo britannico organizzò spedizioni e costrinse gli sceicchi a un primo trattato di pace nel 1820 e a un secondo nel 1853 (da cui il nome di Stati della Tregua). In base agli accordi, il governo britannico si assumeva la responsabilità della tregua e quindi, pur non stabilendo formalmente un protettorato, la direzione politica degli sceiccati. Nel 1968 i sette emirati entrarono nella Federazione dei Principati Arabi (di cui facevano parte anche Bahrein e Qatar); nel dicembre del 1971 sei emirati su sette costituirono la Federazione degli Emirati Arabi Uniti, nella quale entrò, nel febbraio 1972, anche Ras al Khaimah. Le forze britanniche lasciarono la regione (fine del 1971) e i trattati limitativi della sovranità degli emirati furono sostituiti, il 2 dicembre dello stesso anno, da un trattato di amicizia con la Gran Bretagna. Lo sceicco Zaid bin Sultan an Nahayan, sovrano di Abu Dhabi diventò presidente degli Emirati Arabi Uniti. Cominciava in questi anni lo sfruttamento del sottosuolo per l'estrazione di petrolio. Negli anni successivi gli Emirati Arabi Uniti attuarono un lento processo di integrazione. Pur fra contrasti e rivalità, nel 1979 un nuovo governo, presieduto dal primo ministro dell'Unione, si proponeva di appianare le divergenze fra gli Emirati circa il testo della Costituzione definitiva, l'unificazione delle forze armate e l'abolizione delle frontiere interne. In direzione dell'unificazione è proseguita, durante l'inizio degli anni Ottanta, la politica federale: fra i suoi principali risultati si annoverano la creazione di una Banca Centrale, unica responsabile della politica monetaria (1980), e il patrocinio del Consiglio di Cooperazione del Golfo (prima riunione nel maggio 1981 ad Abu Dhabi), prima che dissidi fra i due principali membri indebolissero l'intesa raggiunta. Sul piano internazionale, nella seconda metà del decennio, si segnalava la ripresa delle relazioni diplomatiche con l'Unione Sovietica (1985), con l'Egitto (1987), nonché, dal 1989, con alcuni Paesi dell'Europa orientale come Romania e Polonia. Durante il conflitto fra Iran e Iraq gli Emirati Arabi Uniti avevano cercato formalmente di mantenere una certa equidistanza, nonostante gli aiuti all'Iraq, proponendosi per una mediazione e nella fase finale offrendo comunque approdo alle forze navali di sminamento francesi e britanniche (1987). Nella successiva guerra del Golfo (gennaio-febbraio 1991) seguita all'occupazione irachena del Kuwait (agosto 1990) analoga funzione di base militare era stata svolta per la forza multinazionale di intervento scesa in campo contro l'Iraq. A conferma di tale moderatismo, nell'ottobre 1994, anche gli Emirati Arabi Uniti approvavano la decisione del Consiglio di Cooperazione del Golfo di abolire parzialmente il boicottaggio nei confronti di Israele per favorire la distensione. Intanto, i rapporti con l'Iran continuavano a essere tesi; infatti, nel corso del 1999 ancora non si intravedeva una soluzione alla controversia per il possesso delle tre isole nello stretto di Ormuz (Grande Tomba, Piccola Tomba, Abu Musa). La posizione moderata assunta dagli Emirati Arabi Uniti dopo la guerra del Golfo, comunque si riconfermava sia nel 1997, quando si pronunciavano a favore della fine delle sanzioni economiche imposte all'Iraq, sia nel 1999, quando rinnovavano la loro opposizione nei confronti dei ripetuti attacchi degli Stati Uniti contro l'Iraq. Sul fronte interno, invece, dalla metà degli anni Novanta si registravano numerose tensioni, causate dalla diffusione del fondamentalismo islamico, che andava rafforzando sempre più la sua presenza nel Paese. Nel 1996, per arginare il fenomeno e nel tentativo di ribadire i maggiori diritti della popolazione autoctona araba, il governo metteva in atto severe misure restrittive nei confronti degli stranieri, che costituivano i tre quarti della popolazione, incrementando le denunce di violazioni dei diritti umani. Nel 1997 gli Emirati Arabi Uniti si opposero a un intervento armato in Iraq da parte degli Stati Uniti e nel 2000 decisero di ripristinare gli uffici diplomatici in Iraq, di conseguenza le attività diplomatiche americane sospesero le loro attività (2004). Nel 2004, in seguito alla morte dello sceicco Zaid bin Sultan an Nahayan, diveniva sovrano di Abu Dhabi e presidente degli Emirati Arabi Uniti il figlio Khalifa bin Zaid al Nahayan. Le prime elezioni nella storia del Paese si sono tenute nel 2006; anche se svoltesi a suffragio limitato, hanno rappresentato un importante segnale di democratizzazione e un seggio è stato conquistato da una donna. Nel 2008 veniva sottoscritto un accordo con la Francia per l'istallazione nel Paese di una base militare francese permanente.

Cultura

Profondamente legati alla tradizione islamica, anche se interpretata e vissuta con un taglio meno rigoroso rispetto, per esempio, alla stessa Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti rappresentano, allo stesso tempo, l'espressione più moderna e “occidentale” all'interno del mondo arabo, principalmente in ambiti come l'architettura e l'intrattenimento di lusso. Gli aspetti più tradizionali si ritrovano, come presumibile, soprattutto al di fuori dei centri urbani, dove i vestiti, le usanze, i cibi sono stati preservati lungo gli anni e dove la famiglia “allargata” è ancora l'unità fondante della società. Gli abiti lunghi e i copricapo restano gli indumenti più utilizzati (thawb e shal per le donne, dishdashah e kaffiyeh per gli uomini); la cucina presenta alcuni “classici” ormai celebri anche in Occidente, come felafel, shawurmah e kebab, con ampio uso di spezie, a cui si aggiungono frutti tipici (datteri, fichi) e, tra le bevande, soprattutto caffè, con relativo cerimoniale. Di origini antiche è anche la lavorazione di manufatti in metallo prezioso, vetro, alabastro, tessuto, che alimenta un florido artigianato, mezzo di sostentamento per molti e principale fonte di approvvigionamento dei molti suk (mercati all'aperto) sparsi nel Paese e apprezzati dai turisti. Fra le arti, in senso stretto, un posto d'onore occupa la poesia, apprezzata e praticata fin dall'epoca preislamica, che trova un appassionato compositore anche nel vice-presidente degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Mohammed bin Rashid Al-Maktoum. A livello architettonico poche le tracce del pur lungo passato: qualche necropoli (III millennio a. C.-1000 a. C.), alcune case in stile tradizionale (dette Torri del Vento) a Dubai, qualche moschea (tra cui quella di Khor Fakkan, a Sharjah, risalente probabilmente al sec. XVI) e alcuni forti utilizzati con funzione difensiva. Poco praticate, infine, le arti visive. Annovera molti seguaci la corsa dei cammelli, sport e, contemporaneamente, attrazione folcloristica. Importante centro per la cultura con musei (Islamic Museum) e teatri, è Sharjah. Dubai, anch'essa sede di un importante museo con esposizioni di armi e oggetti della storia e delle tradizioni locali, è anche il fulcro e il simbolo della faccia contemporanea e appariscente degli Emirati Arabi Uniti. Sede di eventi sportivi di richiamo mondiale (per esempio per il golf, il tennis, la vela) e ricca di costruzioni fra le più spettacolari e imponenti al mondo (come il Burj al-Arab, albergo e vero tempio del lusso), è una delle mete turistiche più esclusive al mondo. Il Dubai Shopping Festival, che vi si svolge tra gennaio e febbraio, è un appuntamento internazionale dedicato al commercio (turisti da tutto il mondo a caccia di occasioni di “lusso”), con una serie di spettacoli, concerti ed eventi culturali che accompagnano l'appuntamento. Un'importante novità per la vita culturale del Paese, e di tutta la Penisola Arabica, è la prevista apertura di una sezione del Museo del Louvre ad Abu Dhabi, prevista per il 2012.

Bibliografia

C. Mann, Abu Dhabi, Beirut, 1964; idem, Eastern Arabian Frontiers, Londra, 1965; C. Belgrave, The Pirate Coast, Londra, 1966; D. Hawley, The Trucial States, Londra, 1970; A. M. Khalifa, The United Arab Emirates: Unity in Fragmentation, Londra, 1980; Z. Twitchell, Oil of the Trucial States, Londra, 1983.