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Enrico VIII (re d'Inghilterra)

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Biografia

Re d'Inghilterra e Irlanda (Greenwich 1491-Westminster 1547). Terzo figlio, secondo maschio, di Enrico VII e di Elisabetta di York, nel 1509 succedette al padre e sposò Caterina d'Aragona vedova dal 1502 del fratello maggiore Arturo. In guerra con la Francia, prese parte agli assedi di Thérouanne e di Tournay e alla battaglia di Guinegate, ma, abbandonato dal suocero Ferdinando d'Aragona, fece pace con il re di Francia Luigi XII (1514) e contemporaneamente con la Scozia, il cui re Giacomo IV, approfittando dell'impegno di Enrico VIII in Francia, aveva invaso l'Inghilterra restando però sconfitto e ucciso a Flodden. Nel contrasto tra Francesco I e l'imperatore Carlo V, Enrico VIII reputò opportuno schierarsi dalla parte di quest'ultimo forse in un momento in cui sarebbe stato più avveduto sostenere la Francia vacillante. La battaglia di Pavia (1525), che costò ai Francesi anche l'imprigionamento dello stesso Francesco I, sanzionò l'egemonia degli Asburgo in Europa e l'Inghilterra fu costretta ad affrontare una situazione estremamente difficile. Con abilità Enrico VIII si destreggiò creando l'efficace strumento della marina regia e nel contempo evitando gesti che manifestassero malintenzionate sfide nei confronti della potenza spagnola. All'interno dovette ben presto fronteggiare il problema della successione; dei sei figli che Caterina d'Aragona gli aveva dato, solo Maria, nata nel 1516, sopravviveva e il desiderio di avere un erede maschio contribuì ad alimentare i dubbi di ordine teologico sulla validità del matrimonio con la vedova del proprio fratello (contratto con dispensa di papa Giulio II). Wolsey lo convinse della necessità di ottenere il divorzio da Roma e egli si rivolse a papa Clemente VII (1527). Caduto in disgrazia Wolsey, che non era riuscito nel frattempo a ottenere il divorzio, Enrico VIII su consiglio di Thomas Cranmer, più tardi arcivescovo di Canterbury, affidò il caso alle università di Cambridge, Oxford, Parigi, Orléans, Angers, Tolosa, Ferrara, Pavia e Padova (1530), dalle quali ottenne il parere desiderato. Il 23 maggio 1533 il suo matrimonio con Caterina fu dichiarato non valido dall'arcivescovo Cranmer e il matrimonio con Anna Bolena, celebrato privatamente il 25 gennaio 1533, fu subito dopo dichiarato legittimo. Poiché la decisione non fu riconosciuta dal papa, Enrico VIII ricorse all'“Atto di supremazia” (Act of Supremacy, 1534) che faceva del re il capo supremo della Chiesa d'Inghilterra. A quel primo gesto di ostilità nei confronti di Roma Enrico VIII fece seguire altre misure, come la proibizione di insegnare il diritto canonico e di usare il latino come lingua del culto, l'introduzione della Bibbia in lingua inglese. Dove ci furono resistenze, furono represse con processi e condanne capitali; le principali furono quelle dell'ex cancelliere T. Moro e del vescovo di Rochester, John Fisher. Nel 1536 e nel 1539 il Parlamento rese esecutivi gli statuti che sopprimevano i monasteri in Inghilterra e confiscavano tutte le loro proprietà. La mancanza di un erede maschio anche da Anna Bolena, che fu accusata di adulterio, processata e decapitata (1536), portò Enrico VIII al successivo matrimonio con Jane Seymour che gli diede il sospirato erede maschio, Edoardo (VI), morto a sedici anni. Nel 1540, su consiglio del lord gran ciambellano, Thomas Cromwell, Enrico VIII sposò Anna di Clèves, principessa tedesca che avrebbe dovuto favorire una intesa con i principi protestanti tedeschi. Ma l'antipatia di Enrico VIII per la nuova moglie affrettò la caduta del Cromwell (1540) e nello stesso anno Enrico VIII, divorziato da Anna, si sposò per la quinta volta con Caterina Howard. Giustiziata quest'ultima per adulterio (1542), l'anno seguente Enrico VIII sposò Caterina Parr che gli sopravvisse.

L'attività politica

La grave controversia avuta con la Chiesa di Roma ha spesso fatto ombra sull'attività di Enrico VIII nella sfera politica. Nondimeno buona parte della sua energia fu spesa a estendere l'autorità regale a spese dei signori locali, spesso ancora trincerati dietro franchige medievali. Il Galles fu unito all'Inghilterra (1534-36), l'Irlanda fu riportata all'ordine e Enrico VIII assunse con un atto del Parlamento irlandese il titolo di re e di supremo capo della Chiesa irlandese. Per quanto riguarda la Scozia, i suoi tentativi di legarla all'Inghilterra fallirono. Giacomo V, nonostante la madre, Margherita Tudor, sorella di Enrico VIII, desiderasse per lui una moglie inglese, ne scelse una francese, Maddalena, figlia di Francesco I, e alla morte di quest'ultima insistette nella sua scelta francese sposando Maria di Guisa. Dopo la morte di Giacomo V in battaglia, E. sperò di assicurare la mano della bimba di lui, Maria Stuart, al proprio figlio Edoardo, ma inutilmente. Quanto all'organizzazione interna, Enrico VIII centralizzò e unificò il sistema di governo e sviluppò quello parlamentare allargando la rappresentanza a Galles, Cheshire, Berwick e Calais, estendendo i privilegi delle due Camere e i poteri del Parlamento dato che esso, contrariamente alla Chiesa e alla vecchia nobiltà, condivideva molti dei suoi obiettivi. Nel trapasso dall'organizzazione medievale a quella moderna, Enrico VIII fu il centro e l'emblema dell'unità nazionale. Pur avendo rotto i legami del popolo inglese con la Chiesa di Roma e pur avendo in questa azione cooperato di fatto con il protestantesimo, fu quanto mai alieno dal tollerare i protestanti nel suo regno: nel 1521 aveva difeso il papato contro Lutero scrivendo una monografia in latino, l'Assertio septem sacramentorum contra Martinum Lutherum per la quale aveva ricevuto da papa Leone X il titolo di Defensor fidei. Rimasto, per quanto riguarda il dogma e le disposizioni canoniche, cattolico, come prova il Six Articles Act o Bloody Act (1539) che imponeva la dottrina cattolica della transustanziazione, della comunione sotto una sola specie e del celibato dei sacerdoti, egli perseguitò i protestanti non meno dei cattolici fedeli a Roma, i primi in quanto eretici, i secondi in quanto ribelli. Comunque, sebbene si opponesse in sostanza alla Riforma, la creazione da parte sua di una Chiesa nazionale segnò l'effettivo inizio della Riforma in Inghilterra.

H. Maynard Smith, Henry VIII and the Reformation, Londra, 1948; J. D. Mackie, The Earlier Tudor, 1485-1558, Oxford, 1952; J. J. Bagley, Henry VIII and his Times, Londra, 1962; R. S. Feuerlicht, The Life and World of Henry VIII, Londra, 1970; J. J. Scarisbrick, Enrico VIII, Bologna, 1984.