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Epiro

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(Peiros o Ípeiros). Regione della Grecia occidentale, 9203 km², 336.392 ab. (2001), 37 ab./km², capoluogo: Giánnina. Province (nomói): Arta, Giánnina, Préveza, Thesprotia. Confini: Macedonia Occidentale (NE), Tessaglia (E), Grecia Occidentale (S), Mar Ionio (W); Albania (N).

Generalità

In origine il nome Epiro designava l'intera costa occidentale a nord del golfo di Corinto, a indicare la terraferma in contrapposizione alle isole dello Ionio. Sin dai tempi più remoti l'Epiro esercitò una notevole influenza sulla Grecia grazie all'oracolo di Dodona conosciuto già da Omero.

Territorio

È una regione montuosa, sormontata a E dalla catena del Pindo costituita da rilievi calcarei, culminanti a 2637 m nel monte Smólikas, disposti parallelamente alla costa e ricchi di fenomeni carsici. Attraversata da vari fiumi (Sarantáporos, Aōos, Thýamis), ha clima continentale, con influssi mediterranei lungo le coste. Nel suo territorio sono compresi il Parco nazionale del monte Pindos, creato nel 1966, e il Parco nazionale di Vikos Aoos, istituito nel 1973. I due centri principali della regione sono Giánnina all'interno, e Hëgoumenítsa, porto ionico collegato a quelli italiani di Venezia, Ancona, Bari, ma specialmente a quello di Brindisi. Gli aeroporti sono nel capoluogo e a Prevéza; l'infrastruttura viaria è incentrata sull'asse costiero, da Hëgoumenítsa a Prevéza, e attraverso il Ponto da Hëgoumenítsa al capoluogo.

Economia

Le principali risorse economiche degli abitanti sono l'agricoltura (cereali, vite, tabacco, agrumi, ortaggi, olivo), l'allevamento ovino e caprino e lo sfruttamento forestale; Igoumenìtsa è un attivo porto turistico e commerciale.

Cenni storici: dall'età classica alla IV Crociata

Nel sec. VIII a. C. esso era occupato da popolazioni di stirpe illirica, organizzate su base cantonale, tra le quali prevalevano quelle dei Caoni, dei Tesproti e dei Molossi. Nel corso dei sec. V e IV a. C. la dinastia dei Molossi (detti Eacidi da Eaco, progenitore di Pirro di cui essi si consideravano discendenti) operò l'unificazione dell'Epiro, che entrò successivamente nell'orbita macedone grazie alle nozze tra Filippo II di Macedonia e Olimpiade, sorella di Alessandro I il Molosso, il quale, in seguito (336 a. C.), sposò Cleopatra, figlia del re macedone. L'Epiro raggiunse il massimo della potenza ed espansione con Pirro, figlio di Eacida, che ne estese i confini dall'Acarnania a Durazzo includendovi anche alcune parti della Macedonia. Dopo l'infelice spedizione di Pirro in Italia e la sua vana vittoria su Antigono Gonata, cui seguì la sua morte ad Argo (272 a. C.), l'Epiro andò indebolendosi sotto il regno del figlio di lui, Alessandro II, e più ancora sotto la debole reggenza instaurata alla morte di quest'ultimo (255 a. C.). Nel 231 a. C. la monarchia degli Eacidi fu abbattuta da una rivoluzione democratica e le subentrò una repubblica di tipo federale con capitale Fenice che subì via via gli attacchi dei Macedoni, degli Illiri, cui dovette cedere i territori di confine, e infine dei Romani, che ne occuparono le regioni costiere. In seguito l'Epiro si affiancò alla Macedonia nella guerra contro la Lega Etolica (guerra sociale, 219-217 a. C.), mentre si mantenne inizialmente neutrale nel corso delle guerre tra la Macedonia e Roma. Nel 198 a. C. però l'Epiro si schierò a fianco dei Romani contro Filippo V, mantenendosi successivamente fedele all'alleanza romana e partecipando alla guerra contro gli Etoli nel corso del conflitto con Antioco III di Siria. Nella terza guerra macedonica, invece, l'Epiro appoggiò il re Perseo di Macedonia contro i Romani, cosicché alla sconfitta di quello (168 a. C.) dovette subire il saccheggio e la distruzione del suo territorio da parte dei Romani, che deportarono 150.000 prigionieri. Nel 148 a. C. l'Epiro fu aggregato alla provincia romana di Macedonia e più tardi a quella dell'Acaia; nel sec. II d. C. divenne provincia a sé; Diocleziano lo divise in due province: Epiro antico, con capitale Nicopoli, ed Epiro nuovo, con capitale Durazzo. Con la divisione dell'impero l'Epiro passò a Bisanzio.

Cenni storici: dalla caduta dell'impero bizantino all'età contemporanea

Alla caduta dell'Impero bizantino nella IV Crociata (1204) il despotato d'Epiro rimase con gli imperi di Nicea e di Trebisonda, il terzo Stato bizantino superstite. Fondato da Michele I Angelo Comneno (1204-15) ed esteso all'attuale Albania e a parte della Grecia (fino al golfo di Patrasso), rivaleggiò con l'Impero di Nicea per la riconquista bizantina. Teodoro (1215-30) riuscì a conquistare Tessalonica, la Macedonia e la Tracia, avvicinandosi all'obiettivo finale, Costantinopoli, ma fu respinto dai Bulgari e in seguito, sotto i suoi successori Manuele (1230-37) e Michele II (1237-71), gli imperatori di Nicea ebbero il sopravvento sui Bulgari e paralizzarono le ulteriori iniziative imperiali del despotato. Restaurato da Michele VIII Paleologo l'Impero bizantino (1261), i despoti Niceforo I (1271-96) e Tommaso (1296-1318) resistettero con varia fortuna alla sovranità imperiale. Estintasi la discendenza di Michele Angelo Comneno, il despotato passò per usurpazione, agli Orsini di Cefalonia: Nicola (1318-23), Giovanni (1323-35) e Niceforo II (1335-58); quest'ultimo, dopo un regno avventuroso e discontinuo, morì combattendo contro un capo albanese insorto e il despotato cessò di esistere. Alla fine del sec. XIV l'Epiro era formato da una costellazione di signorie albanesi. Queste furono unificate dall'eroe albanese Scanderbeg, ma alla sua morte l'intera regione passò sotto il dominio turco. Dopo le guerre di indipendenza dei Balcani (1913), la regione di Giánnina fu incorporata alla Grecia, mentre la parte settentrionale costituiva la nuova Albania indipendente.

N. S. L. Hammond, Epirus, Oxford, 1967; G. Ostrogorsky, Storia dell'Impero bizantino, Torino, 1968; N. H. Baynes, L'Impero Bizantino, Firenze, 1988.