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Erasmo da Ròtterdam

(Geert Geertsz), teologo e umanista olandese (Rotterdam ca. 1466-Basilea 1536). Orfano in tenera età, entrò nell'ordine agostiniano su pressione degli avidi tutori e giunse al sacerdozio, ma non seppe adattarsi alla vita del chiostro e ne uscì per diventare segretario del vescovo di Cambrai, Enrico di Bergen; fu dispensato dai voti monastici ma si mantenne fedele al ministero sacerdotale. La Riforma luterana gli causò una grave crisi morale e culturale, ma da lui mai fu accettata. Spirito indipendente, rifiutò la porpora cardinalizia offertagli da papa Paolo III e percorse instancabilmente l'Europa trasferendosi da un centro culturale all'altro, sempre studiando, accompagnato da lodi e onori e confortato dall'amicizia di personaggi illustri quali T. Moro, J. Colet e J. Fisher. Per tre anni fu anche in Italia (1506-09) e nell'assiduità con L. Valla apprese l'amore appassionato per l'antichità pagana e cristiana, mentre da parte sua aveva cercato un ideale equilibrio fra la pura, lineare moralità evangelica e la maestosa compostezza della sapienza classica: ne è testimonianza il suo latino duttile e colorito, pieno di psicologiche finezze, percorso da una grande forza esortativa. Di questa consapevolezza morale sono sostanziate le sue opere Stultitiae laus (1509; Elogio della follia) e Colloquia familiaria (1522): in esse Erasmo da Rotterdam svela la funzione delle humanae litterae nella lotta all'immoralità, agli abusi ecclesiastici, alle astruserie dogmatiche, all'ignoranza, all'intolleranza e alle imposture, mentre la sua ironia si abbatte sulla grettezza di certi eruditi e sugli eccessi dei razionalisti, opponendo loro la “follia” di chi esperimenta la vita nella sua immediatezza irrazionale e creatrice. La stessa funzione esercitarono le humanae litterae nella critica filologica ai testi sacri (versione critica del Nuovo Testamento, edizioni delle opere di Sant'Agostino, di Sant'Ambrogio e di San Girolamo). Trovando in Erasmo da Rotterdam i germi delle sue accuse alla Chiesa cattolica, Lutero chiese nel 1519 al dotto umanista di pronunciarsi per la Riforma, ma Erasmo si astenne e cinque anni dopo entrava in polemica con Lutero con lo scritto De libero arbitrio diatribe sive collatio: al di là dei motivi personali, l'antitesi si rivelava insuperabile fra concezione umanistica, che tendeva ad avvicinare Dio al mondo e a esaltare il valore dell'uomo come natura libera, e concezione luterana, che faceva dipendere l'uomo ancor più strettamente da Dio, sostenendo l'origine solo divina di ogni impulso umano verso il bene. Il contrasto fu manifesto in tutta la sua evidenza nella risposta di Lutero (De servo arbitrio). Sia in campo filosofico sia in quello teologico non esiste in Erasmo da Rotterdam un vero sistema completo: egli è essenzialmente un umanista con profonde aspirazioni morali e i problemi filosofici e teologici sono da lui considerati sotto quest'angolo di visuale; negli stessi problemi pratici della vita e nella tormentata vita politica del tempo, Erasmo da Rotterdam rimase lontano, chiuso nel suo aristocratico umanesimo, e preannunziò il divorzio tra cultura e politica, che condannerà il movimento letterario all'isterilimento. Di Erasmo da Rotterdam si ricordano anche gli Adagia (1500), l'Enchiridion militis christiani (1504), le Parabolae (1514), le Paraphrases (1517-24) e le Adnotationes (1521).

Bibliografia

H. R. Trevor-Roper, Protestantesimo e trasformazione sociale, Bari, 1969; Y. D. Tracy, Erasmus. The Growth of Mind, Ginevra, 1972; C. Augustijn, Erasmo da Rotterdam, Brescia, 1989.

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