Eritrèa

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(Ērtra). Stato dell'Africa orientale (121.100 km²). Capitale: Asmara. Popolazione: 4.675.000 ab. (stima 2008). Lingua: arabo e tigrino (ufficiali), italiano. Religione: musulmani 69,3%, copti ortodossi 30,7%. Unità monetaria: nakfa (100 centesimi). Indice di sviluppo umano: 0,442 (164° posto). Confini: Mar Rosso (NE e E), Gibuti (SE), Etiopia (S), Sudan (S e SW). Membro di: ONU e UA, associato UE.

Generalità

Il nome di questo Stato probabilmente deriva dalla parola greca éritros, che significa "rosso": così la chiamarono i coloni italiani alla fine del sec. XIX per la sua vicinanza al Mar Rosso. Dopo essere stata italiana, l'Eritrea fu colonia britannica e ottenne l'indipendenza dalla vicina Etiopia nel 1993, dopo una sanguinosa guerra che, all'inizio del nuovo millennio, fa ancora sentire la sua influenza negativa sulla vita del Paese. Da allora l'Eritrea non ha mai vissuto periodi floridi e all'inizio del Duemile soffre di una arretratezza economica che impedisce ogni tentativo di modernizzazione; a bloccare ulteriormente i tentativi di sviluppo economico è intervenuta anche la guerra scoppiata con l'Etiopia nel 1998. Nel Paese, comunque, non ci sono solo povertà e sottosviluppo: la ricchezza degli straordinari siti archeologici portati alla luce nella seconda metà del Novecento, in gran parte ancora inesplorati, e il fascino dei fondali e della vita marina delle acque del Mar Rosso possono essere un forte richiamo per i turisti e i viaggiatori di tutto il mondo.

Lo Stato

Indipendente dal 1993, l'Eritrea è una Repubblica. La Costituzione del 1997, che prevede un capo dello Stato e un parlamento elettivi, è rimasta inattuata. Nonostante l'entrata in funzione di un'Assemblea nazionale nel 1992, tutti i poteri, compreso quello giudiziario, sono concentrati nelle mani del presidente. Il Paese non ha un sistema giudiziario organizzato. É in vigore la pena di morte, ma le esecuzioni non hanno più luogo dal 1989. La difesa dell'Eritrea è affidata all'esercito, diviso nelle tre armi tradizionali. Il servizio militare viene effettuato su base obbligatoria e dura 18 mesi. All'indomani dell'indipendenza molti sforzi sono stati fatti a favore della lotta contro l'analfabetismo, infatti si è passati dall'80%, con punte fra le donne del 95%, al 35,8% secondo una stima del 2007. Per favorire l'accesso all'istruzione è stata sancita la completa gratuità degli studi, dalla scuola elementare all'università, ed è stato triplicato il numero delle scuole presenti sul territorio. L'istruzione è obbligatoria dai 7 ai 13 anni d'età. La scuola primaria ha inizio a 7 anni e ha durata di cinque anni. La scuola secondaria, che inizia a 12 anni e termina dopo circa sei anni, è suddivisa in due cicli: il primo di due anni che rientra nell'istruzione obbligatoria ed è propedeutico al secondo, e un altro di quattro anni. L'istruzione superiore viene impartita nell'Università di Asmara.

Territorio: geografia fisica

Il territorio comprende l'altopiano dell'Asmara, lembo più settentrionale dell'Acrocoro Etiopico, con altezze predominanti di 2000-2400 m, culminante sui 2500 m nel monte Saber e costituito per lo più da rocce cristalline antiche; l'altopiano digrada abbastanza ripidamente a E, con una serie di contrafforti, su una cimosa costiera pianeggiante, larga una ventina di chilometri, che da capo Kasr si spinge per oltre 1000 km fino allo stretto di Bab al Mandab. La costa può essere divisa in due sezioni, separate dalla tipica insenatura di Zula: la settentrionale, orientata da NNW a SSE, è per lo più bassa e uniforme; la meridionale, con andamento NW-SE, presenta uno sviluppo molto irregolare, con numerosi aggetti, fra i quali il più spiccato è costituito dalla penisola di Buri, e si prolunga a S nel bassopiano dancalo, incorniciato dalle Alpi Dancale. Lungo la costa si trovano numerose isole, tra cui l'arcipelago delle Dahlak. § Il clima, caldissimo sulla costa (a Massaua la temperatura media varia dai 25 ai 35 °C, mentre le precipitazioni non superano i 180 mm annui), assume caratteri di transizione sulle pendici, mentre si fa temperato-costante sull'altopiano, dove ad Asmara (2329 m) la temperatura media varia dai 15 ai 17 °C e le precipitazioni superano i 500 mm. Scarsa è la rete idrografica: i principali corsi d'acqua, che nascono tutti dall'altopiano, sono il Barca (Barka) con l'affluente Anseba, il Mereb e il Tacazzé (quest'ultimo forma il confine sudoccidentale della regione).

Territorio: geografia umana

Secondo una stima della FAO, nel 1993 la popolazione era pari a 2.268.000 ab. In seguito, dilaniata dalla guerra con l'Etiopia tra il 1998 e il 2000, l'Eritrea non ha potuto istituire un censimento, per cui il numero degli abitanti si basa su stime. Come molti Paesi a forte crescita demografica, ha una popolazione molto giovane, tanto che oltre il 40% è sotto i 15 anni di età. La composizione etnica mostra un mescolamento di popolazioni afroasiatiche, con una prevalenza di tigrini (52%, di origine semitica); è poi presente l'etnia tigré (18%), poi gli afar (8%) e i cunama (4%); gli altri gruppi rappresentano il 18% della popolazione. La densità è di 39 ab./km²; gli abitanti si concentrano prevalentemente sugli altopiani interni, mentre la costa è quasi disabitata, con l'eccezione delle aree di Massaua e Assab. La guerra ha creato un'elevata mobilità d'emergenza della popolazione, con la deportazione di decine di migliaia di eritrei ed etiopi di origine eritrea che vivevano in Etiopia ed eritrei che si sono rifugiati in Sudan; inoltre altre centinaia di migliaia di profughi si sono spostati a causa della guerra, a cui si è aggiunta anche una grave carestia. Non esistono di conseguenza dati certi sulla proporzione tra popolazione urbana e rurale, ma si stima che nel 2008 quella urbana fosse solo il 21%. L'unica grande città è la capitale Asmara; la città era fornita discretamente di apparati industriali, andati distrutti già con la guerra di indipendenza dall'Etiopia. Prima del conflitto più recente un ruolo importante avevano anche i centri portuali di Massaua e Assab, che funzionavano come scali aperti anche ai commerci dell'Etiopia.

Territorio: ambiente

A causa delle dure condizioni climatiche l'Eritrea possiede una vegetazione assai povera. La sua superficie è suddivisa in tre zone geografiche: le pianure occidentali caratterizzate dalla steppa con cespugli e rovi, la regione centrale molto fertile, in cui crescono ginepri e olivi e che è ricoperta da intense coltivazioni, e le pianure della costa semi-deseriche. Lungo le coste si incontrano, nella zona della Dancalia, una vegetazione a tamarischi e Suaeda, proseguendo per il litorale di Massaia, paludi di mangrovie, tipiche dei climi tropicali e più a N una vegetazione stentata durante la stagione secca ma rigogliosa come una prateria durante la stagione delle piogge invernali. Attorno alla capitale Asmara, sopravvive l'ultima foresta tropicale del Paese. Tra gli animali più comuni troviamo il gatto selvatico, la lepre abissina, lo sciacallo dalla gualdrappa, lo sciacallo comune, il facocero e la gazzella di Soemmering, oltre a numerose specie di uccelli. Vivono anche alcuni esemplari di leoni, leopardi, zebre, coccodrilli, scimmie, antilopi ed elefanti, e nel Mar Rosso, insieme agli splendidi coralli, dugonghi e tartarughe marine. Il conflitto e la devastazione degli habitat naturali hanno provocato negli anni il rischio dell'estinzione di molti animali; inoltre la deforestazione per ottenere legname da ardere, l'aumento dello sfruttamento del terreno e la progressiva desertificazione del suolo sono tra i problemi ambientali più gravi in Eritrea. Per combattere tutto questo lo Stato ha sottoscritto tre importanti accordi internazionali sull'ambiente in materia di biodiversità, cambiamento climatico, desertificazione e specie a rischio d'estinzione. Il 3,2% dell'intero territorio è stato dichiarato protetto sotto forma di parchi nazionali (Parco nazionale Dahlac) e riserve faunistiche.

Economia

Le infrastrutture edificate durante il periodo coloniale andarono distrutte dalle guerre che interessarono il Paese nel corso del Novecento: i conflitti finalizzati all'indipendenza si protrassero per trent'anni e si conclusero nel 1991, la guerra con l'Etiopia poi, scoppiata nel 1998, interruppe i processi di ricostruzione avviati negli intercorsi sette anni di pace (negli ultimi anni Novanta del Novecento, infatti, il governo di Asmara favorì una modernizzazione e diversificazione delle attività manifatturiere allo scopo di attirare investimenti stranieri). All'inizio del Duemila l'Eritrea è alle prese una cronica carenza delle scorte alimentari, con alti tassi di disoccupazione e di analfabetismo e si trova ancora a essere priva di una vera e propria economia di mercato. Nel 2008 il PIL era di 1.476 ml $ USA e quello pro capite di soli 295 $ USA. Siccità e carestie spesso colpiscono il Paese. § Principali risorse economiche degli abitanti sono l'agricoltura, la pastorizia e la pesca nel Mar Rosso. Per quanto riguarda il settore agricolo il punto di forza sono i cereali, coltivati sull'altopiano, semi oleaginosi, legumi e sisal: il cotone è coltura sia del bassopiano sia delle pendici, mentre il tabacco e il caffè crescono bene sulle pendici. Essenze spontanee sono la palma dum (dal nocciolo del suo frutto si estrae l'avorio vegetale, utilizzato per i bottoni), la sanseviera, l'aloe e la senna. Va sottolineato come, anche negli anni di pace, l'Eritrea non abbia mai raggiunto l'autosufficienza alimentare e abbia sempre avuto bisogno degli aiuti umanitari internazionali. § Il patrimonio zootecnico comprende soprattutto ovini e caprini, poi bovini, cammelli e asini. § La pesca, praticata particolarmente nelle isole Dahlak, dà, oltre al pesce (principalmente tonni, sardine e squali), perle, madreperla e conchiglie . § L'industria, ereditata dal periodo coloniale, era basata su una produzione modesta ma diversificata: vetrerie, cementifici, cartiere, concerie e birrifici erano concentrati nell'area della capitale. Purtroppo però, dopo una fase di privatizzazione iniziata nel 1995 che portò significativi miglioramenti, con lo scoppio della guerra con l'Etiopia andò quasi tutto distrutto e l'intero comparto è oggi da ricostruire (2008). § Nel sottosuolo è stata scoperta la presenza di vari minerali: oro, rame, ferro, manganese, zinco; cloruro di sodio si ricava dalle saline di Massaua e di Assab. Nei fondali del Mar Rosso è stata accertata la presenza di petrolio e gas naturale, ma le prospezioni sono state interrotte con lo scoppio della guerra. § Il saldo della bilancia commerciale è fortemente deficitario (2006). I principali partner commerciali, sia per quanto riguarda le esportazioni che le importazioni, sono gli Stati Uniti e l'Italia. § Il Paese era attraversato nel 1999 da 4010 km di strade, ma anche gran parte delle infrastrutture viarie ha subito pesanti ripercussioni con lo scoppio della guerra.

Storia: dalle origini a Giovanni IV

Abitata nel I millennio a. C. da popolazioni semitiche provenienti dall'Arabia meridionale, la regione acquistò rilievo politico a partire dagli ultimi secoli a. C., dapprima come territorio di transito per uno sbocco al mare del Regno di Meroë; quindi, almeno in parte (zone costiere), come territori sotto sovranità dei Tolomei d'Egitto (304-30 a. C.); infine come parte essenziale del Regno di Aksum. In tutti questi secoli (ca. sec. V a. C.-sec. VI d. C.), Adulis, in fondo al golfo di Zula (a sud di Massaua), fu il grande porto del Mar Rosso, centro di traffici non irrilevanti. La conquista araba dell'Egitto (639-642 d. C.) tagliò fuori il Regno di Aksum e quindi l'Eritrea da ogni contatto col resto del mondo. Nel loro grande moto d'espansione, gli arabi occuparono all'inizio del sec. VIII le isole Dahlak fondandovi uno staterello, che comprese anche Massaua. Questo passò nel sec. IX sotto la dinastia yemenita degli Zabīd, dalla quale si rese indipendente nel sec. XIII. L'interno, specie l'altopiano, cadde sotto il controllo dei sovrani etiopici. Sembra che la dinastia salomonide, salita sul trono intorno al 1270, esercitasse un certo controllo sui capi dei centri costieri a nord e a sud di Massaua e che a intermittenza occupasse anche quest'ultimo porto, dove le prime navi portoghesi giunsero nel 1513. Per qualche tempo, dopo il 1520, i capi arabi di Massaua pagarono tributo al viceré portoghese dell'India. L'Eritrea e la stessa Massaua furono raggiunte nel 1534 dal condottiero musulmano Aḥmad ibn Ibrāhīm, detto il Mancino, che aveva conquistato l'intera Etiopia occidentale, seminando terrore e distruzione. Una spedizione portoghese al comando di Christovão da Gama, accorsa in aiuto dell'Etiopia, fu battuta dal Mancino, che però alla fine cadde ucciso (1541-43). I turchi occuparono Massaua nel 1557: essi espulsero i missionari gesuiti dall'Etiopia (1632), provocando la chiusura della regione agli europei. Solo nel 1838 giunsero i primi missionari lazzaristi francesi e italiani. Nel 1866 la Turchia cedeva l'amministrazione di Massaua e dintorni al khedivè d'Egitto, Ismāʽīl, contro pagamento di un tributo annuo. Ismāʽīl inviò una spedizione a Massaua col compito d'impadronirsi dell'intera regione, ma essa fu distrutta dall'imperatore d'Abissinia Giovanni IV (battaglie di Gundat e di El Gura, 1875-76). Intanto, l'apertura del Canale di Suez aveva richiamato l'attenzione delle grandi potenze sulle coste eritree.

Storia: dall'occupazione italiana alla seconda guerra mondiale

L'Italia, tramite l'armatore Rubattino e il suo presunto agente Giuseppe Sapeto, acquistò Assab (1869) e quindi, col consenso inglese, Massaua (1885). L'imperatore d'Abissinia Giovanni IV e il governatore dell'Hamasien, ras Alula, reagirono e ne seguì un periodo di tensione e di guerra (1887-88), che culminò con i fatti di Dogali ed ebbe fine con la scomparsa dell'imperatore (1889). Le truppe italiane conquistarono l'altopiano e quindi, nel 1890, fondarono la colonia di Eritrea, che riuniva tutti i possedimenti italiani e che fu più tardi trasformata in base per le operazioni militari del 1895-96 (prima guerra italo-etiopica). Ampliata territorialmente nel 1902 in base all'accordo anglo-italo-etiopico, e nel 1908 in base al trattato italo-etiopico, dopo la seconda guerra italo-etiopica (1935-36) l'Eritrea entrò a far parte dell'Africa Orientale Italiana. Durante la seconda guerra mondiale l'Eritrea fu occupata da truppe britanniche (primavera 1941), che lasciarono la regione nel 1952, allorché, per disposizione dell'ONU Eritrea ed Etiopia si costituirono in federazione.

Storia: la lotta di liberazione dall'Etiopia

Nel 1960, però, l'Etiopia incorporò l'Eritrea come provincia, determinando la reazione degli eritrei, che vennero organizzandosi in movimenti di liberazione (FLE, Fronte di Liberazione dell'Eritrea; FPLE, Fronte Popolare di Liberazione dell'Eritrea) la cui tenace lotta armata contro l'esercito etiopico, condotta con alterne vicende, ha caratterizzato la recente, tormentata storia dell'Eritrea. Dopo la caduta dell'imperatore Hailè Selassiè per un colpo di stato militare (1974), il movimento indipendentista rilanciò con successo la lotta armata e nel 1977 riuscì a controllare oltre il 95% della regione, a esclusione delle grandi città come Massaua e Asmara, di fatto assediate. L'anno successivo, però, l'esercito etiopico, vincitore sui Somali nell'Ogadèn, concentrò le sue forze contro gli indipendentisti eritrei e, grazie anche al moderno armamento fornito dai Sovietici e all'aiuto delle truppe cubane, iniziò a riprendere il controllo dell'Eritrea. Solo nella seconda metà degli anni Ottanta la resistenza eritrea riacquistò vigore. Alla guerriglia contro il regime di Menghistu in crisi si unirono anche i ribelli del Fronte Popolare di Liberazione del Tigrè (FPLT). Nel febbraio 1990 i guerriglieri eritrei conquistarono Massaua e accerchiarono Asmara, mentre il Fronte Democratico Popolare Rivoluzionario (FDPRE) nato dall'unificazione del FPLT con il Movimento Democratico Popolare (MDPE) rafforzava le sue posizioni. I tardivi tentativi di Menghistu e la sua stessa fuga (21 maggio 1991) non riuscirono a ribaltare la situazione. Quando alla fine di maggio del 1991 il FDPRE entrò ad Addis Abeba, il FPLE controllava ormai tutto il territorio dell'Eritrea. Un rapido accordo con il nuovo governo etiopico definì il percorso dell'indipendenza dell'Eritrea fissando un apposito referendum per il 1993. Contestualmente si garantì all'Etiopia uno sbocco sul Mar Rosso dichiarando Assab e Massaua porti franchi anche se amministrativamente dipendenti dall'Eritrea. Alla consultazione, svoltasi sotto il controllo dell'ONU (23-25 aprile 1993), partecipò il 95% degli elettori e il 99,8% si dichiarò favorevole all'indipendenza che venne solennemente proclamata un mese dopo, con l'elezione di Isaias Afeworki a capo dello Stato. All'immediato riconoscimento etiopico faceva seguito quello della comunità internazionale e il 28 maggio 1993 l'Eritrea venne ammessa all'ONU. Finalmente indipendente, il Paese poté in tal modo iniziare una nuova pagina della sua storia: affrontò alcune questioni comuni nell'area del Corno d'Africa con una certa determinazione: nel dicembre 1994 infatti interruppe le relazioni diplomatiche con il Sudan, accusato di ingerenze e di voler destabilizzare il Paese finanziando gruppi di fondamentalisti islamici. Nel dicembre del 1995 occupò l'isolotto (Grande Hanish) nel Mar Rosso conteso con lo Yemen (restituito poi nel 1998). Furono introdotti nuovi diritti costituzionali, leggi per la salvaguardia dell'ambiente, furono ricostruite infrastrutture e si cercò di migliorare le condizioni di vita della popolazione. Questo percorso positivo si interruppe però con l'introduzione, alla fine del 1997, di una propria moneta (nakfa): questa decisione significava la fine dell'unione monetaria tra Eritrea e Etiopia e non venne approvata da quest'ultima che bloccò gli scambi commerciali tra i due Paesi. I dissidi si estesero dall'ambito economico a quello politico e la mancata definizione consensuale di un confine fra i due Stati portò nel giugno 1998 allo scoppio del conflitto militare: la contesa area del Tigrai fu invasa a fine maggio dalle truppe eritree. Dopo un breve periodo di tregua e il rifiuto di entrambi i Paesi di accettare interamente i negoziati proposti dall'OUA, agli inizi del 1999 la guerra riprese con violenza sia sul fronte terrestre sia su quello aereo. Gli scontri armati proseguirono per tutto il 2000 fino a che il 12 dicembre dello stesso anno il presidente eritreo Afeworki e il premier etiopico M. Zenawi firmarono ad Algeri un accordo di pace, che pose formalmente fine ai due anni di guerra. Sul confine fra i due stati in territorio eritreo venne creata, nel 2001, una fascia smilitarizzata sotto il controllo dell'ONU. I rapporti tra i due Paesi rimanevano però tesi e solo nel 2006 l'Eritrea riprendeva i colloqui con l'Etiopia, mentre una commissione internazionale incaricata di trovare una soluzione alla crisi si scioglieva con un nulla di fatto nel 2007. Nel dicembre del 2009 il Consiglio di sicurezza dell'ONU approvava nei confronti del Paese un embargo contro il commercio di armi e alcune sanzioni finanziarie.

Cultura: generalità

I numerosi gruppi etnici che vivono in Eritrea, oltre ad avere lingue diverse, hanno sviluppato anche stili di vita e usanze del tutto originali, dovute anche ai diversi ambienti in cui vivono. Questo fa sì che il Paese sia un modello di diversità culturale e religiosa; ad Asmara, vicine tra loro, si trovano una cattedrale cattolica, una moschea, una sinagoga e una chiesa ortodossa. Le donne godono di una maggiore libertà e di maggiori diritti che non in altri Paesi africani. Come in Etiopia, anche in Eritrea la danza è molto importante; la più caratteristica e la più conosciuta, come in Etiopia, è la iskista, altre danze vengono eseguite in occasione di feste religiose o ricorrenze speciali. Gli strumenti musicali sono quelli tradizionali etiopi: strumenti a corda come il krar e il wata, a fiato come l'embilta o lo shambko. La cucina è molto simile a quella che si può trovare in Etiopia; la salsa piccante (detta wat) insaporisce i piatti a base di carne, fra cui il famoso zigni; le carni più utilizzate sono l'agnello e il capretto. Altro condimento estremamente saporito è il sils, a base di pomodoro e cipolle. Prodotti artigianali sono diversi formaggi locali e lo yogurt. Eredità del passato coloniale italiano sono i piatti a base di pasta. Le bevande che si consumano più frequentemente sono il tè e il caffè, che nell'area occidentale, verso il Sudan, viene aromatizzato con lo zenzero. Viene prodotta anche una birra locale e un particolare tipo di gin, chiamato ouzo.

Cultura: letteratura

A causa della pluralità linguistica del Paese, è molto difficile definire la letteratura dell'Eritrea. Si tratta infatti di una società multietnica in cui sono presenti nove lingue indigene, ciascuna con una propria tradizione letteraria orale e qualcuna anche scritta. Inoltre sono diffusi l'inglese, usato per l'insegnamento nelle scuole; l'amharico, che è compreso e parlato da molti abitanti, e l'italiano, che viene saltuariamente usato, soprattutto dalle generazioni più anziane. Per letteratura eritrea si intende propriamente la produzione letteraria orale e scritta in lingua tigrina, la principale lingua letteraria della regione. Il tigrino, una delle tre lingue semitiche parlate nel Paese insieme al tigrè e all'arabo, è lingua madre di oltre la metà della popolazione dell'Eritrea e di oltre tre milioni di abitanti nella regione del Tigrè in Etiopia e in altre zone dell'Etiopia settentrionale. Quanto alla produzione letteraria in tigrino precedente il sec. XX, questa è strettamente collegata alla storia della lingua ge'ez. Nella letteratura orale in tigrino la poesia occupa una posizione centrale. Viene generalmente suddivisa in tre generi: masse, melkes e dog'a. La poesia masse viene recitata dai massenya, poeti altamente rispettati, in importanti occasioni sociali quali la commemorazione di capi locali o di importanti personaggi nazionali. Se recitate durante cerimonie nuziali, tali poesie hanno la funzione di intrattenimento, mentre quelle commemorative hanno un tono più serio. Si tratta essenzialmente di panegirici intesi a esaltare l'ospite principale, con riferimenti anche ad altri familiari e antenati o, in momenti di importanti cambiamenti sociali e politici, all'intero discorso culturale e politico. Quanto allo stile, le caratteristiche principali sono rima, allitterazione, ripetizione e parallelismi; attributi formali, questi, condivisi anche dal genere melkes, recitato esclusivamente in occasione di funerali. Poesia per i defunti è anche quella del genere dog'a, con la differenza che questa viene recitata dopo un certo tempo dal decesso. Quanto alla produzione letteraria scritta in tigrino, il primo scrittore da menzionare è Fisseha Giyorgis, autore di un breve racconto di viaggio autobiografico. L'opera fu scritta in Italia e pubblicata a Roma nel 1895 con il sottotitolo Notizie del viaggio d'un Etiopico dall'Etiopia all'Italia. Nonostante le sue ristrette dimensioni (16 pagine), è tra le migliori opere in prosa in tigrino. L'autore non solo offre una viva descrizione del suo viaggio dal porto di Massaua a Napoli, ma riesce anche con successo a fornire una chiara visione storica della vita in Italia e in Etiopia sullo sfondo del colonialismo italiano in Eritrea. Suo contemporaneo fu Ghebre Medhin Dighnel, il quale ha pubblicato a Roma una raccolta di quaranta racconti con il titolo Apologhi ed Aneddoti (1902). Durante le due guerre la produzione letteraria in tigrino ristagna. Tra il 1942 e il 1952 si assiste alla nascita di un importante quotidiano, Eritrean Weekly News, sotto la guida dell'instancabile figura politica di Weldeab Weldemariam (1905-55). Il giornale offre lo spazio necessario ai letterati tigrini per pubblicare poesie e racconti (popolari), insieme a opere teatrali e soprattutto saggi. Tra i maggiori scrittori dell'epoca sono da ricordare: Abba Tiquabo Abay, Abraha Tessema, Oghit Bairu, Gherezgiher Tekka, Fissehazion Haile, Abba Yacob Ghebreyesus e i valenti saggisti Zeral Seqwar, Girmu Zeberaki, Redda Mengesha, Tesfazion Deres e Ghebremeskel Weldu. A partire dagli anni Cinquanta comincia la sperimentazione del romanzo. Da allora sono stati pubblicati più di cento tra romanzi e racconti in Eritrea e nella diaspora. I temi trattati dai romanzieri tigrini vanno da problemi socio-politici e culturali fino a contenuti puramente artistici. Sebbene rappresenti probabilmente una eccezione più che la regola, il romanzo di Beyene Haife, Abidu doo Tibliwa? (1964; Diresti che è diventato matto?), esemplifica perfettamente la corrente letteraria “L'arte per l'arte” nella letteratura tigrina. Sono molti gli scrittori che hanno utilizzato il romanzo per trattare temi culturali e/o socio-politici. Tra i più noti sono da ricordare: Ghebreyesus Hailu, autore di una brillante autobiografia; Lijam Yishak, romanziere; Mussa Aron, romanziere e traduttore di Robinson Crusoe; Berhe Araya, autore di romanzi comici; Teklai Zewoldi, scrittore di racconti; Asres Tessema, romanziere; la scrittrice Abeba Tesfaghiorghis; Abba Isaak Ghebreyesus, scrittore e critico; Isaac Yosief, romanziere; Assefaw Tekesle, romanziere; Ghebretensae Hagos, romanziere. E ancora gli esponenti della letteratura tigrina prodotta all'estero: le scrittrici Guurnish Yishak e Mirnya Zeggay, Zeggay Negash e Haile Bokure, scrittori e critici. Durante i trenta anni di guerra per l'indipendenza (1962-91) molte opere in poesia e in prosa sono state composte in tigrino da combattenti per la libertà. In particolare il dramma di Alemseghed Tesfai, Eti Hade Kwinat (1987; L'altra guerra), rappresenta un capolavoro nella storia del teatro tigrino. Mezmur Tegadalay (1992; Canti di un combattente), la prima antologia mai pubblicata di poesie in tigrino a cura di Ghirmai Ghebremeskel, contiene diversi componimenti nati dall'esperienza della guerra. Nel 1987 si è affermato lo scrittore Solomon Dirar con il romanzo Mekete (La sfida). Nel 2007 è uscita una raccolta antologica dal titolo Who needs a story? (Chi ha bisogno di una storia?), dove 22 poeti eritrei hanno raccolto alcune loro poesie scritte in tigrino, tigrè o arabo e tradotte in inglese. Tra le voci più importanti presenti nella raccolta sono il già citato Solomon Dirar, il poeta Reesom Haile e l'intellettuale M. Osman Kajera.

Bibliografia

G. K. N. Trevaskis, Eritrea. A Colony in Transition, Londra, 1960; A. J. Barker, Eritrea 1941, Londra, 1966; W. Yemane, Nella terra del Mar Rosso. L'Eritrea, Milano, 1977; M. Lenci, Eritrea e Yemen, Milano, 1990.

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