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Ermète

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Mitologia

(greco Hermḗs; latino Hermes). Dio greco caratterizzato da un campo d'azione extracosmico, ossia sottratto ai normali ordinamenti e schemi di vita. Ci si rivolgeva alla sua protezione ogni volta che si lasciava la sede abituale per affrontare l'ignoto, come accadeva ai viaggiatori, ai commercianti, ai messaggeri. Ermete proteggeva anche l'estremo viaggio ed era invocato come “psicopompo”, ossia “conduttore delle anime” nell'aldilà. La sua protezione era quindi una garanzia di continuità dell'ordine cosmico anche nella sfera dell'extracosmico. La figura di Ermete deriva dall'elaborazione politeistica di un personaggio ricorrente in molte mitologie primitive, il trickster (inglese mariuolo), un essere caratterizzato come ladro, spergiuro, orditore di inganni, ecc., tutte connotazioni di un'attività fuori dell'ordine. Questa attività poteva essere richiesta a un dio, quando determinate circostanze mettevano in crisi l'ordine vigente. A tale riguardo Ermete era anche il dio dell'accidentalità, della casualità, di ciò che avviene rompendo gli schemi abituali; era protettore della cleromanzia, la divinazione fondata sul caso, in contrapposizione ad Apollo, dio della mantica ispirata, ossia subordinata al volere di Zeus. Era messo in relazione con dee per altri aspetti ugualmente extracosmiche (Proserpina, Artemide, Afrodite) e veniva considerato padre di esseri perturbatori dell'ordine, quali Eros, Ermafrodito e Pan. La sua capacità di agire al di fuori degli schemi abituali lo faceva depositario di una sapienza segreta, trascendente l'ordine mondano: questo aspetto si esprimerà più tardi nell'ermetismo. I Romani lo identificarono con il loro dio Mercurio.

Iconografia

La più antica forma di rappresentazione di Ermete fu l'erma, accanto alla quale già nel sec. VI a. C. comparvero raffigurazioni antropomorfe del dio, rappresentato solo o con altre divinità, nei vari episodi del suo mito e nello svolgimento delle sue funzioni; spesso, per esempio, compare come divinità d'oltretomba e come scorta dei defunti nell'Ade (kýlix di Epitteto, Roma, Museo di Villa Giulia; rilievo delle colonne dell'Artemision di Efeso) e, in quanto dio delle greggi, con un ariete sulle spalle (Ermete crioforo). Per tutto il periodo arcaico Ermete appare (su vasi a figure rosse e a figure nere, su rilievi, in statuine, bronzetti, ecc.) sempre barbato, vestito di un breve chitone, munito del caduceo, con il berretto a punta da pastore o il petaso a tesa larga da viandante e alti calzari. In seguito, al tipo barbato si sostituì quello imberbe, giovanile, nudo, talora con il mantello sul braccio o sulla spalla, con cappello munito di ali (come i calzari) o anche a testa nuda. Così appare su monete, in rilievi (fregio orientale del Partenone, dove siede accanto a Dioniso) e nella scultura a tutto tondo (Hermes Ludovisi, ca. metà sec. V a. C., Museo Nazionale Romano). Ermete è anche raffigurato sovente con il piccolo Dioniso in braccio (statua di Olimpia attribuita da Pausania a Prassitele).

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