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Esenin, Sergej Aleksandrovič

poeta russo (Konstantinovo 1895-Leningrado 1925). Di origine contadina, fu un grande cantore della natura e della terra russe, delle tradizioni e delle leggende della sua patria, che seppe descrivere con accenti di accorato lirismo. Subì in un primo periodo l'influenza di Blok e Kljuev (Radunica, 1916; Azzurrità, 1918), per aderire in seguito alla corrente degli “imaginisti” (Sorokoust, 1920-21; Pugačëv, 1921). Nelle prime opere rappresentò il mondo contadino, ancora legato a mentalità rigorosamente patriarcali, esaltandone i legami con la natura e tratteggiandone uno spirito religioso controverso. La rivoluzione bolscevica rappresentò per Esenin un avvenimento sconvolgente: pur accettandola a livello razionale, il poeta avvertì che essa rappresentava la fine della vecchia Russia patriarcale. Dopo aver esaltato l'avvento della rivoluzione, manifestò le prime perplessità in una sorta di conflitto interiore descritto in La confessione di un teppista (1921) e in Mosca delle bettole (1924), opera composta a conclusione di un periodo particolarmente tormentato della sua vita irrequieta (naufragio del matrimonio con la danzatrice Isadora Duncan, evasione nell'alcol). Con il passare degli anni la lirica di Esenin perse di intensità e di respiro visionario: i toni dei suoi versi divennero più retoricamente malinconici, perdendo la tensione vitalistica e paganeggiante con la quale avevano in precedenza descritto il mondo rurale. Tra le ultime opere di Esenin si ricordano Canto della grande impresa (1924), Anna Snegina (1925) e L'uomo nero (1926), pubblicata postuma. Nel periodo finale della sua vita il poeta parve rappresentare un commovente risorgere delle antiche speranze perdute, pur permanendo, insuperabile, la tragedia interiore. Il suo suicidio ne rappresentò la drammatica e quasi inevitabile conclusione.

P. F. Jusin, E. I. Naumov, Sergej Esenin. Ličnost. Tvorcestvo. Epocha, Leningrado, 1969; A. M. Marčenko, Poetičeskij mir Esenina, Mosca, 1972.