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Euròpa (astronomia)

uno dei quattro satelliti galileiani di Giove, così detti perché scoperti da G. Galilei nel gennaio 1610. Dista da Giove 671.000 km e vi ruota intorno con un periodo di 3,55 giorni. Ha diametro di ca. 3000 km e magnitudine, all'opposizione, di 5m, 3; è visibile, in condizioni favorevoli, anche a occhio nudo. È il minore dei satelliti galileiani – o “astri medicei” – ma ne è anche quello intrinsecamente più luminoso a causa dell'alta riflettività della sua superficie. Europa è stata studiata da vicino dalla sonda Galileo, della NASA, che l'ha avvicinata una prima volta il 7 dicembre 1995, dedicando al satellite gioviano i primi due anni della missione. Gli studi condotti da Galileo hanno permesso di stabilire la presenza di un nucleo metallico, circondato da uno strato di roccia ed hanno confermato che il suolo di Europa costituisce la superficie più levigata che si possa incontrare fra gli elementi del sistema solare. Le stime sulla densità del satellite (3 volte quella dell'acqua), sulla riflettività del suolo (10 volte in media quella della Luna, alla quale Europa è confrontabile per le dimensioni), le informazioni spettroscopiche e l'analisi del campo magnetico concorrono concordemente a descriverne la superficie a somiglianza di uno sterminato pack ghiacciato capace di assorbire gli impatti dei corpi meteorici e di risaldare, in un secondo tempo, gli squarci subiti. L'esistenza di un campo magnetico intrinseco implica, infatti, necessariamente la presenza di materiali conduttori, che generano un campo magnetico perché percorsi da correnti prodotte per induzione dal campo magnetico esterno di Giove. Questo fatto, unitamente alla bassa densità degli strati superficiali, implica che il conduttore non possa essere il ghiaccio, ma che possa invece essere acqua allo stato liquido, la cui conducibilità sarebbe facilmente assicurata dai sali disciolti in essa. Le osservazioni nell'infrarosso hanno rivelato direttamente le righe caratteristiche dell'H2O e la presenza di vaste aree ricoperte di sali idrati (come il solfato di magnesio), che normalmente si formano dall'evaporazione di acque salmastre. Queste sostanze devono essersi accumulate a seguito dell'esposizione alle bassissime temperature e alle pressioni della superficie, di materiale fluido salmastro (verosimilmente acqua liquida) estruso dal sottosuolo, attraverso le spaccature della crosta, eruzioni vulcaniche o fratture da impatto. Infine, altri importanti indizi dell'esistenza di un oceano sommerso sono costituiti dalla presenza di strutture molto simili ai camini idrotermali terrestri. L'apparente plasticità strutturale è, poi, alimentata dalle compressioni subite dall'astro, insieme ai decadimenti radioattivi nelle rocce interne, che sono responsabili di un meccanismo di dissipazione termica, che mantiene la superficie intorno ai 90 K (-180 °C). La levigata crosta ghiacciata di Europa, sovrastante questo ipotetico oceano salato e percorsa unicamente da lunghe e profonde striature prodotte dalle tensioni causate dall'interazione mareale con Giove e con gli altri satelliti più grandi (in particolare Io e Ganimede), ha uno spessore abbastanza incerto, tra un minimo di 2 km ed un massimo di qualche decina di chilometri. Alcuni studi sulla morfologia dei rari crateri da impatto hanno fornito un stima inferiore di circa 3-4 km, senza riuscire a dare, tuttavia, un limite superiore. In linea di principio la presenza di sorgenti idrotermali subacquee potrebbe favorire lo sviluppo di microrganismi come succede per gli archeobatteri terrestri nei fondali oceanici o come accade negli ambienti di estrema salinità, che sono popolati da batteri alofili (amanti del sale). Questo giustifica l'intenzione della NASA di progettare una missione che, per mezzo di un apposito radar (del tipo di quelli già usati sulla Terra per rivelare la presenza di laghi al di sotto del ghiaccio antartico), dovrebbe determinare con ragionevole certezza la natura della materia situata al di sotto della coltre ghiacciata, nonché lo spessore di quest'ultima. In un secondo momento, se dovesse essere appurata la presenza di questo oceano sommerso, dovrebbe essere inviata una capsula per trivellare il ghiaccio e rilevare l'eventuale presenza di vita. Infatti, Europa sembra rappresentare il luogo più promettente per l'esistenza di vita extraterrestre. I fenomeni di fessurazione della crosta di ghiaccio, sotto la spinta compressiva sottostante, si sono rivelati fonte di generazione di eruzioni gassose – tipo geysers – che diffondono masse di vapor d'acqua le cui molecole subiscono poi la dissociazione fotolitica da parte della radiazione solare, con ritenzione dell'ossigeno e dispersione dell'idrogeno. Analoghi processi dispersivi di molecole di O2 vanno imputati anche al bombardamento dei micrometeoriti e delle particelle di vento solare; cosicché, nel complesso – e in conformità alle indagini spettroscopiche eseguite con il telescopio spaziale Hubble nelle bande ultraviolette di emissione dell'ossigeno – si può valutare che il satellite si trovi avvolto da un tenue involucro gassoso che grava al suolo con una pressione pari a un centomiliardesimo di atmosfera. Esso potrebbe venir raccolto – alla densità dell'atmosfera terrestre in corrispondenza al livello del mare – entro un cubo di 250 m di lato. Europa è dotata anche di una tenue ionosfera, con una densità massima 10.000 elettroni/cm3, che trae origine dalla radiazione UV solare e dalle particelle energetiche intrappolate nella magnetosfera di Giove. "Per approfondire Vedi Gedea Astronomia vol. 1 pp 246-247; vol. 2 pp 143-144" "Per approfondire Vedi Gedea Astronomia vol. 1 pp 246-247; vol. 2 pp 143-144" .