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Fabi

(latino Fabíi), antica gens patrizia, di origine sabina, che si diceva discendente di Ercole. A essa appartenevano d'obbligo i sacerdoti addetti al culto del dio Luperco. Fece sentire il suo peso nelle vicende di Roma, specialmente dal sec. V al II a. C., in virtù di alcuni suoi prestigiosi esponenti che rivestirono cariche pubbliche. Tra questi: Quinto Fabio Vibulano (m. 480), console, che si batté contro Volsci, Equi e Veienti; Cesare Fabio Vibulano, fratello del precedente, anch'egli console, che si era fatto cattiva fama respingendo le leggi agrarie ma che si riabilitò in guerra con i Veienti. Perì a Cremera (479) dove i Veienti tesero un'imboscata alla spedizione romana condotta, per invito del Senato, dalla gens Fabia, che secondo la leggenda lasciò sul campo 300 membri della famiglia. Sopravvisse alla strage Quinto Fabio Vibulano, nipote del precedente, console nel 467, decemviro nel 450, caduto in disgrazia per aver sostenuto la magistratura di Appio Claudio; console nel 360 e dittatore nel 351 fu Marco Fabio Ambusto, glorioso uomo d'armi e strenuo avversario della Legge Licinia, che impediva ai plebei di accedere al consolato; Quinto Fabio Massimo Rulliano, figlio del precedente, grande protagonista delle guerre sannitiche; Quinto Fabio Massimo Gurgite, tre volte console, vincitore dei Sanniti; Quinto Fabio Massimo il Temporeggiatore; Quinto Fabio Massimo Allobrogico, così chiamato per la vittoria riportata sugli Allobrogi nel 121; Paolo Fabio Massimo, intimo di Augusto; Fabio Rustico, autore di un'opera storica segnalata da Tacito.

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