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Falascià

popolazione dell'Etiopiasettentrionale stanziata tra il Semien e il lago Tana, il cui nome attuale (falāšā o falāshā, emigrato straccione) è stato dato loro dagli Amhara. I Falascià rappresentavano i residui di genti cuscitiche probabilmente originarie dell'ovest dell'Altopiano Etiopico; non si conosce il loro nome etnico. Da un punto di vista antropologico, i Falascià sono etiopidi e parlano da tempi remoti le lingue in uso nei territori in cui risiedono (amhara, agau, tigrino). Si distinguono dalle genti vicine per la religione, in quanto professano il giudaismo, anche se in una versione propria, in parte diversa da quella degli ebrei (esistenza del monachesimo, uso del ge'ez quale lingua liturgica, costruzione di chiese simili a quelle copte, digiuno in giorni diversi, interdizioni sessuali tipiche degli Etiopici, ecc.). Tutte le usanze socio-culturali, come del resto il modo di vita, non si distinguono da quelle dei vicini cristiani o musulmani, anche se i Falascià hanno sempre difeso la loro identità religiosa fin da quando venne introdotto il cristianesimo in Etiopia, identità che, anche se disprezzata, non è mai stata osteggiata o repressa. Nel 1984 iniziò l'esodo volontario dei Falascià verso Israele. Attraverso marce di centinaia di km essi raggiungevano appositi campi nel Sudan per essere imbarcati in aerei che li avrebbero portati nello Stato ebraico. Questa prima ondata migratoria si dovette però interrompere nel 1985 per i problemi interni del Sudan islamico. Grazie alla ripresa di rapporti diplomatici tra Israele ed Etiopia e al rifornimento di armi al regime di Menghistu, l'emigrazione dei Falascià riprendeva con regolarità nel 1990, fino a quando, nell'imminenza della caduta di Addis Abeba, con un gigantesco ponte aereo, gli ultimi 18.000 ebrei d'Africa venivano trasportati, tra il 24 e il 25 maggio 1991, nella Terra promessa.

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