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Faye, Jean-Pierre

scrittore e filosofo francese (Parigi 1925). Fondatore del collettivo Change e del Centre d'analyse et de sociologie des langages, ha esposto nelle pagine di Tel Quel e di Change le linee di una poetica d'avanguardia rifiutando il termine stesso di poesia per sostituirlo con quello di prosodia e facendo del testo quasi una registrazione da calcolatore, incurante dell'oscurità del senso. I suoi testi poetici sono raccolti in Fleuve renversé (1959), Couleurs pliées (1965) e Verres (1977). La sua concezione rivoluzionaria del linguaggio, quale contributo allo sviluppo della rivoluzione politica e sociale, è formulata nei saggi Le récit hunique (1967), Langages totalitaires. Critique de la raison narrative. Critique de l'économie narrative (1972), Théorie du récit (1972), Critique du langage et son économie (1973), La raison narrative (1990). Tra i suoi romanzi è possibile citare Entre les rues (1958), La cassure (1961; La rottura), L'écluse (1964; La chiusa), Les Troyens (1970), Les portes des villes du monde (1977), Yumi (1983). È anche autore di testi teatrali, tra cui Les grandes journées du Père Duchêne (1983). Nel 1990 è stata pubblicata la corrispondenza con Michel Butor (Correspondance littéraire, philosophique et critique: 1987-1988), cui sono seguiti La livre de Lionbe (1991) e Fragment de la Grand Nap (1992). Al teatro è legato Les grandes journées du père Duchesne (1989; Le grandi giornate del padre Duchesne), alla filosofia La philosophie heideggerienne et le nazisme (1994; La filosofia heideggeriana e il nazismo), al linguaggio Le langage meurtrier (1996; Il linguaggio assassino). Nel 2008 è uscito Les voies neuves de la philosophie e nel 2010 L'expérience narrative et ses transformations.

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