Questo sito contribuisce alla audience di

Fechner, Gustav Theodor

psicologo, filosofo e fisico tedesco (Gross-Särchen 1801-Lipsia, 1887). Studiò medicina a Lipsia, laureandosi nel 1822; si dedicò in seguito alla fisica, che insegnò all'Università di Lipsia fino al 1839. In tale periodo condusse importanti studi, in particolare sull'elettricità. Nel 1839 una grave malattia agli occhi lo costrinse a ritirarsi dall'insegnamento e a rimanere appartato fino al 1851. In questi anni di forzato ritiro poté approfondire i suoi interessi filosofici che vertevano soprattutto sul problema del dualismo tra mente e materia, che egli voleva risolvere in modo unitario. Nel 1860 elaborò una legge che, mettendo in relazione gli stati mentali con gli eventi neurologici, cioè gli stimoli e le sensazioni, avrebbe risolto il dualismo in senso monistico. Con tale legge furono poste le basi della psicofisica, scienza alla quale Fechner dedicò tutte le sue energie. Il suo lavoro, inoltre, ha avuto un'importanza fondamentale per la nascita della psicologia sperimentale, anche se le sue concezioni filosofiche non hanno retto al tempo e la stessa psicofisica, come scienza autonoma, ha perso gran parte della sua importanza. Opere principali: Nanna (1848), Zend-Avesta (1851), Elemente der Psychophysik (1860), Vorschule der Aesthetik (1876; Preparazione all'Estetica), Die Tagesansicht (1879; L'opinione del giorno).

Legge psicofisica che lega l'entità di uno stimolo sensoriale Z alla corrispondente sensazione S, secondo una relazione logaritmica:

S=k logZ

La legge deriva dall'integrazione matematica, effettuata da Weber, di una legge stabilita da Fechner, secondo la quale la soglia differenziale ΔZ relativa all'entità Z dello stimolo (minima differenza che il soggetto è in grado di avvertire) è costante e proporzionale a Z. Nel caso particolare dell'udito, tale legge, sulla quale si basa la misura dei rumori con la scala dei decibel, non è risultata in accordo con i dati sperimentali, che seguono piuttosto la legge S=kZ, in cui m è uguale a 0,6, se si assume la pressione sonora come entità dello stimolo sensoriale. La scala dei decibel, soprattutto con opportuna ponderazione, è rimasta però in larghissimo uso per confrontare fra loro pressioni sonore che variano entro limiti estremamente estesi.

Collegamenti