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Filìppiche

denominazione delle quattro orazioni che Demostene pronunziò, tra il 351 e il 340 a. C., contro Filippo II di Macedonia, per galvanizzare il pubblico ateniese contro il nuovo “barbaro” che minacciava la libertà della Grecia. Sono fra le più alte espressioni dell'oratoria politica di tutti i tempi e, assieme alle Olintiache, pur con le loro concessioni emotive, costituiscono il più valido manifesto ideologico del partito democratico dell'ultima Atene. La Prima Filippica è del 352 a. C. ed è tutta tesa a denunziare i danni provenienti al commercio ateniese dalla minacciosa avanzata di Filippo verso l'Ellesponto e a rassicurare gli Ateniesi della possibilità di vittoria in caso di un conflitto aperto. La Seconda Filippica è del 344 ed è un'accusa serrata contro la fazione filomacedone di Eschine, responsabile dell'ingerenza di Filippo nelle cose greche. La Terza Filippica è del 341 ed è l'orazione più vigorosa: denunzia la maschera di apparente legalità che cela le aggressioni di Filippo contro la Grecia e rileva con crudezza la portata dei suoi progetti imperialistici. La Quarta Filippica, di poco posteriore e a torto ritenuta spuria, ripete i motivi della Terza e avanza, con notevole realismo politico, la proposta di un riavvicinamento alla Persia in funzione antimacedone. § Uguale titolo fu dato alle 14 orazioni di M. T. Cicerone contro M. Antonio, pronunciate tra il 44 e il 43 a. C.: la tematica politica delle orazioni (erano in gioco le sorti delle istituzioni repubblicane) e la veemente passione con cui vennero pronunciate le fecero paragonare a quelle famose di Demostene. § Il termine filippica è entrato nel linguaggio comune con il significato estens., per lo più iron. o scherzoso, di invettiva, discorso ostile e violento; talora anche di noiosa predica.

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