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Filopèmene

(greco Philopóimēn; latino Philopoemen), stratego della Lega Achea(Megalopoli 252-in Messenia 184 a. C.). Sotto la guida di Arato si distinse nella battaglia di Sellasia (222 a. C. ); dopo un soggiorno a Creta fu nominato ipparco (210 a. C.) e successivamente (208-207 a. C.) stratego della Lega Achea. Continuò la politica filomacedone e antispartana già seguita da Arato e, grazie a importanti riforme militari, tra cui l'introduzione della fanteria pesante, guidò la Lega Achea alla vittoria di Mantinea (ca. 207 a. C.). Durante la II guerra macedonica fu ostile all'atteggiamento antimacedone e filoromano della lega e se ne allontanò. Nuovamente stratego della lega nel 193 a. C., combatté contro Nabide di Sparta e sconfisse quasi totalmente le forze spartane presso Gizio addivenendo, per la mediazione romana, a una tregua con la città. Dopo l'assassinio di Nabide (192 a. C.) e la fine della monarchia spartana, Filopemene ottenne che Sparta stessa entrasse nella Lega Achea. Il rafforzamento della lega, che nel frattempo aveva annesso Messenia ed Elide, suscitò la diffidenza dei Romani che appoggiarono le velleità indipendentistiche di Sparta e della Messenia, abilmente e prontamente rintuzzate da Filopemene. Nel tentativo di reprimere una seconda rivolta dei Messeni egli fu da essi catturato e costretto a prendere il veleno.

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