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Flavi

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Storia

Nome gentilizio (latino Flavíi) di due dinastie dell'Impero romano. La prima, di origine italica, iniziò nel 69 d. C. con Flavio Vespasiano, che era oriundo di Rieti e il cui secondo nome derivava dal gentilizio materno. Continuò con Tito e si estinse nel 96 con Domiziano. La seconda, senza alcun legame con la prima, era di origine illirica; la iniziò Costanzo Cloro, imperatore dal 305: per via mascolina l'ultimo erede fu Giuliano l'Apostata, ma per il matrimonio d'una figlia di Costanzo II con Graziano, il gentilizio Flavio continuò anche nel sec. V con la dinastia valentiniana.

Arte

Viene designato come “arte flavia” lo sviluppo artistico verificatosi durante l'impero della prima dinastia dei Flavi, uno dei periodi più fecondi dell'arte romana. L'architettura è caratterizzata da grandiosità di impostazione, notevole articolazione delle piante, impiego intelligente di volte in materiale leggero (spesso con nervatura laterizia) per coprire ampi spazi. Nella decorazione architettonica il largo impiego del trapano portò a un vigoroso colorismo. All'età flavia si attribuiscono il Capitolium e gli altri monumenti del foro di Brescia – di tipo allungato simile al foro di Nerva a Roma, iniziato da Domiziano – e numerosi edifici di Pompei, costruiti o rifatti dopo il terremoto del 62, tra cui l'anfiteatro. Soprattutto importanti, anche per l'adozione di tecniche originali, sono però i monumenti flavi di Roma, tra cui il grandioso palazzo imperiale sul Palatino (Domus Flavia), opera dell'architetto Rabirio, e, sullo stesso colle, lo stadio destinato a gare e festeggiamenti ; lo stadio di Domiziano, di cui piazza Navona conserva la forma e le dimensioni; l'anfiteatro Flavio o Colosseo. Colorismo e naturalismo, se non anche realismo, sono i caratteri più salienti della scultura, sia quando conserva ancora impronta classicistica (rilievi storici del palazzo della Cancelleria, provenienti da un monumento di Domiziano) sia quando mostra di aver superato quasi completamente il classicismo giulio-claudio per giungere a una concezione illusionistica dello spazio (rilievi dell'arco di Tito con il corteo trionfale per la presa di Gerusalemme). Nei rilievi del monumento degli Haterii (Roma, Museo Lateranense), accanto al delicato “pilastro con le rose” sono rappresentazioni realistiche di macchine da costruzione e di edifici. Nel ritratto, la fisionomia realistica di alcuni personaggi si accompagna al colorismo delle chiome, soprattutto nelle acconciature femminili a nido d'ape (Giulia di Tito, Roma, Museo Nazionale Romano). Nella pittura, che ci è in parte nota dalle ultime costruzioni di Pompei e di Ercolano, continuano le tendenze prospettiche e illusionistiche del cosiddetto IV stile pompeiano, ma si hanno anche pitture di impronta classicistica (Casa del Menandro; parte della Casa dei Vettii).