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Foix, Josep Vicenç

poeta, narratore e saggista spagnolo di espressione catalana (Sarriá, Barcellona, 1893-1987). A causa delle vicissitudini politiche della Catalogna questo grande scrittore catalano è rimasto pressoché sconosciuto fino alla fine del franchismo. Il riconoscimento, i premi e la fama gli arrivarono, in patria, quando aveva ormai più di ottant'anni (premio Nazionale di Letteratura; candidatura per il Nobel) e furono meritati fino all'ultimo, dato che nel 1985, novantaduenne, pubblicava ancora opere validissime, come i versi di L'estació e le splendide prose poetiche di Cróniques de l'ultrason. Come nei maggiori poeti catalani del Novecento (Riba, Espriu, Pere Quart, Brossa), in Foix si coniuga il tradizionale simbolismo con la lezione avanguardistica degli anni Venti. Attivo prima del 1917, si formò sui poeti catalani antichi (Llull, Ausias March), ma anche sui futuristi italiani e i surrealisti francesi. Fino al 1936 pubblicò molti versi e scritti teorici in riviste, ma solo nel 1947 uscì il suo primo libro di poesia, Sol i de dol: 70 sonetti ispirati all'ideale dell'“equilibrio, supremo, classicista”, ma anche frutto di un mondo interiore conflittuale. E l'argomento essenziale della sua vasta opera, in poesia come in prosa, fu sempre la descrizione di una crisi della personalità, o più esattamente di una crisi dell'idea della personalità. Fra i molti suoi poemi (riuniti nei due volumi Obres poetiques, 1964 e 1979) e prose, spiccano: Gertrudis (1927) e Diari 1918 (1981).

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