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Fortuna

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Mitologia

(latino Fortūna). Dea latina che aveva un famoso santuario a Preneste (odierna Palestrina), al quale, in occasione della festa annuale che si teneva nei giorni 11-12 aprile, affluiva gente da tutto il Lazio per chiedere responsi oracolari. La consultazione aveva luogo tramite tavolette lignee iscritte (sortes) estratte da un'arca da un bambino. Fortuna, detta Primigenia, era concepita come una madre primordiale, nel duplice aspetto di generatrice del mondo e di matrice di ogni realtà, presente, passata e futura. Di qui derivava il suo culto oracolare. Come pura potenzialità, il mondo di Fortuna era dialetticamente contrapposto all'attualità di Giove. Pertanto, la religione romana ispirata all'ordine di Giove proibiva ai pubblici magistrati la consultazione dell'oracolo prenestino. A Roma, sempre in aprile, era celebrata anche con i nomi di Fortuna Virile e di Fortuna Pubblica; la prima era venerata assieme a Venere Verticordia; la seconda aveva due templi sul Quirinale, e un terzo, sul medesimo colle, col nome di Fortuna Primigenia.

Iconografia

L'iconografia romana della Fortuna è ricchissima e presenta la dea con attributi – le spighe, la corona turrita, la cornucopia, il globo, la palma – che ricalcano quelli della greca Tiche (con la quale venne, col tempo, identificata) e che sono spesso comuni con altre divinità. Si possono distinguere grosso modo due tipi fondamentali: la figura femminile stante e la figura seduta, con globo, cornucopia e timone. Frequente l'assimilazione della Fortuna ad altre divinità, con relativa proliferazione di attributi: ali, nebride e serpente per la Fortuna Panthea, abito e copricapi isiaci per Iside Fortuna, Giove bambino per Fortuna Primigenia. Nel Medioevo, la cornucopia divenne definitivamente attributo dell'Abbondanza e si fecero invece frequentissime le raffigurazioni della Fortuna con la ruota, già attributo dell'antica Nemesi, quando non fu la ruota sola a simboleggiare la dea. Nel glossario di Salomone e Costanza (Biblioteca di Monaco) la Fortuna è una figura femminile bicipite in piedi su una ruota; nelle chiese romaniche e gotiche il rosone è spesso una allegorica ruota della fortuna (cattedrali di Amiens, Basilea, Trento; Parma, chiesa di S. Francesco; Verona, S. Zenone). Nelle allegorierinascimentali la Fortuna è una figura femminile alata, stante sul globo, che regge un paio di redini (così in un'incisione di Dürer). Una rappresentazione della dea particolarmente frequente in Italia la mostra su conchiglia o delfino, sospinta da una vela sull'acqua (cattedrale di Siena).