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Franco, Niccolò

scrittore e avventuriero italiano (Benevento 1515-Roma 1570). Dopo aver pubblicato, a Napoli, l'Hisabella (1535), raccolta di epigrammi latini in lode della viceregina Isabella di Capua, si recò a Venezia dove, plagiando I. Campanile, pubblicò Tempio d'amore (1536). Licenziato dall'Aretino, di cui fu segretario, sfogò il suo rancore nelle Pistole volgari (1538) e nei Dialoghi piacevoli (1539) e, dopo essere stato ferito da un discepolo dello scrittore aretino, in velenosi sonetti e in feroci epigrammi: Priapea (1541). Tra gli altri scritti, Dialogo delle bellezze (1542), Rime marittime (1547), il cui petrarchismo è in contrasto con gli attacchi mossi al cantore di Laura e ai suoi imitatori in un dialogo precedente, Il petrarchista (1539), il romanzo erotico-autobiografico La Philena (1547), dedicato a G. Cantelmo, viceré di Calabria, suo protettore, e l'opera storica Commentari, bruciata per ordine del Sant'Uffizio. Fu condannato a morte e impiccato per i tanti libelli e le calunnie infami lanciate contro il cardinale Carlo Carafa.

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