Questo sito contribuisce alla audience di

Fuga, Ferdinando

architetto italiano (Firenze 1699-Roma 1781). Attivo nel clima di transizione fra la cultura barocca e i primi fermenti di quella classicista del Settecento, fuse influssi diversi in un linguaggio sobrio ed elegante, fornendo un importante contributo alla definizione di un'architettura monumentale fastosa, ma controllata. Dopo i primi rudimenti di architettura appresi presso G. B. Foggini, completò la sua formazione a Roma, dove soggiornò dal 1717 al 1726: nel 1722 progettò la nuova facciata di S. Giovanni in Laterano e intorno al 1725 fu probabilmente attivo in S. Cecilia in Trastevere. A Napoli, negli anni 1726-27, fornì con la cappella Cellamare una brillante interpretazione di alcuni modi del Settecento romano. Tornato a Roma e nominato “architetto dei sacri palazzi” da Clemente XII (carica che mantenne anche sotto Benedetto XIV) realizzò fra l'altro l'ala del Quirinale detta “manica lunga”, il palazzetto del Segretario delle Cifre, il palazzo della Consulta (ca. 1732-35), il palazzo Corsini (1732-36), la ricostruzione di S. Maria dell'Orazione e Morte (1733-37), il palazzo Cenci-Bolognetti (ca. 1745), la nuova facciata di S. Maria Maggiore, per la quale fornì una soluzione a portico-loggia per consentire la visione in trasparenza dei mosaici dell'antica fronte. Nel 1750 fu chiamato a Napoli da Carlo III di Borbone che lo nominò architetto di corte. Il clima vivace della capitale borbonica influì sulla maturità di Fuga che, contemporaneamente a L. Vanvitelli, fornì a Napoli l'aspetto settecentesco di città europea. Il suo primo importante intervento a Napoli fu la progettazione dell'Albergo dei poveri (ca. 1750), che, nonostante le alterazioni subite in fase di realizzazione, rimane un interessante esempio di attuazione dei programmi dell'assolutismo illuminato e filantropico di Carlo III. Seguirono una serie di residenze urbane per l'aristocrazia (fra le quali i palazzi D'Aquino, Giordano e Caramanico); la cappella dei Regi Depositi nella chiesa di S. Chiara (1766); il restauro del teatro di corte (1768) e la trasformazione degli appartamenti del re e della regina nel palazzo reale (1775-78), nel cui giardino edificò la manifattura di porcellane (1772); la facciata della chiesa dei Gerolamini (1780) e gli altari delle chiese dei SS. Apostoli, di S. Paolo e di S. Maria degli Angeli (1780). A Resina, oggi Ercolano, realizzò villa Favorita (ca. 1768) e villa Jaci. Gli sono inoltre attribuite opere all'Aquila e a Calvi nell'Umbria.