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Gàllia

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Storia: il periodo preromano

"Per la cartina della Gallia romana vedi il lemma del 9° volume." (latino Gallía). Nome dato dai Romani alla regione “al di là delle Alpi” (più propr. Gallia Transalpina), corrispondente ai territori attuali di Francia e Belgio "Per la cartina storica della Gallia romanavedi pg. 278 del 10° volume." . Già notevolmente abitata, fin dal Neolitico, da popolazioni di ceppo iberico a SW e di ceppo ligure a SE (caratterizzano questo periodo le tombe megalitiche, rinvenute in più parti e risalenti a ca. il 2000 a. C.), la regione cominciò a essere teatro, dal sec. X a. C., di massicce infiltrazioni, d'oltre Reno, di Celti. Tali infiltrazioni continuarono fino al sec. V a. C., dando vita nella regione a una nuova facies etnica e culturale che viene denominata nel primo periodo come civiltà di Hallstatt, e nel secondo, dal sec. VI, come civiltà di La Tène, quest'ultima concomitante con le infiltrazioni di altri Celti nell'Italia settentrionale. Oltre alla loro lingua, i Celti recarono anche la conoscenza del ferro. Dalla fusione dei nuovi con gli antichi abitanti risultò un nuovo popolo, quello appunto che i Romani designarono col nome di Galli. Di natura selvaggia e bellicosa, dediti alla caccia e alla pastorizia, i Galli si evolvettero lentamente verso forme di vita civile: cominciarono a praticare l'agricoltura e a costituire raggruppamenti urbani su alture. Pur rimanendo frazionati in numerosi popoli, si aprirono agli influssi della civiltà ellenica che ricevevano dalla fiorente colonia focese di Massalia (Marsiglia), fondata nel sec. VI a. C. sulle bocche del Rodano, e dalle correnti commerciali provenienti dal basso Danubio e, tramite la Valle Padana, dalle coste adriatiche. La nuova civiltà gallica che si andava sviluppando in autonomia con graduali aggregazioni di tribù, nelle quali prevalevano le aristocrazie terriere man mano subentrate a re o a capi primitivi, con grande influenza, in campo politico e giuridico, dei prestigiosi sodalizi dei druidi, ricevette un brusco contraccolpo con l'intervento dei Romani, chiamati, nel 154 a. C., in aiuto da Massalia, disturbata da ricorrenti aggressioni di tribù galliche vicine. "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 2 pp 111-115" "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 2 pp 111-115"

Storia: la romanizzazione

Ai Romani interessava controllare la fascia costiera a Sud della Gallia per la sicurezza delle comunicazioni con la Spagna, ormai passata in loro saldo possesso, e così, dopo operazioni condotte contro singoli popoli gallici, Salluvi, Allobrogi e soprattutto Arverni, che erano in fase di minacciosa espansione, costituirono, con i territori costieri dalle Alpi alle Cévennes, la provincia della Gallia Narbonese, così chiamata dal nome della colonia di Narbo Martius (odierna Narbona) che avevano istituito nel 118 a. C. La nuova provincia, invasa sul finire del secolo da un'ondata di Cimbri e Teutoni, che Mario però riuscì a sbaragliare nella battaglia di Aquae Sextiae (Aix-en-Provence) nel 102, fu celermente romanizzata grazie all'immigrazione in essa di numerosi mercanti italici. I Romani si appoggiarono a N agli Edui, contro i quali però i Sequani chiamarono in aiuto Ariovisto re dei Suebi che invase il loro Paese. A ciò fece seguito un'invasione di Elvezi. Fu questa la premessa della conquista di tutta la Gallia a opera di Cesare. Chiamato in soccorso dagli Edui, Cesare, nel 58, ricacciò indietro sia Ariovisto sia gli Elvezi, vincendo l'anno dopo anche i Belgi che avevano formato una minacciosa coalizione di popoli gallici. Nel 56 Cesare distrusse la flotta dei Veneri e ridusse all'obbedienza gli Aquitani. Dopo alterne vicende, nel 52, Vercingetorige, impadronitosi del potere tra gli Alverni, sostenuto dai ceti popolari, promosse una sollevazione generale. Dopo aver messo in difficoltà Cesare a Gergovia, venutogli meno l'appoggio della cavalleria degli Edui, non lineari nella loro condotta, si rinchiuse ad Alesia, dove, tagliato fuori da ogni aiuto esterno, fu costretto ad arrendersi. Vinti gli ultimi focolai di rivolta, la Gallia tutta, chiamata Comata dalla lunga capigliatura dei suoi abitanti, entrava così sotto il dominio dei Romani. Nel 27 a. C. Augusto ne organizzò l'amministrazione, dividendola in tre province: l'Aquitania, la Lionese, la Belgica; i tre proconsoli o legati che le governavano dipendevano da un superlegato che risiedeva a Lione. I rapporti con i singoli popoli o città erano basati su condizioni differenti: accanto a popoli federati ne esistevano altri liberi; molte città erano stipendiariae, soggette cioè a contributo. Ma la pace che ormai regnava dappertutto favorì lo sviluppo civile e la prosperità economica. La vita urbana si sviluppò anche per influsso delle numerose colonie dedotte, romane e latine. La romanizzazione procedette rapida: il latino si affermò nelle città, il celtico resistette nei ceti rurali. La cittadinanza romana venne prima concessa agli esponenti delle aristocrazie terriere che si affermarono dovunque, poi venne estesa a ceti sempre più larghi delle città. L'imperatore Claudio nominò i primi senatori gallici. Il reclutamento di soldati per le legioni si intensificò, specialmente per i corpi speciali. Il congedo era accompagnato dalla concessione della cittadinanza romana. Fattore di unificazione fu il culto di Augusto e della dea Roma; esso aveva addirittura un suo centro presso Lione con un grande sacerdote eletto normalmente dai delegati delle varie città. L'economia si sviluppò con un'agricoltura prospera in colture di frumento e in vigneti, con un'industria artigianale che si fece vivace nella produzione di ceramiche, vetrerie, manufatti di metallo, tessiture. La rete di strade si allargò, le città si abbellirono con archi di trionfo, templi, terme, acquedotti, basiliche, anfiteatri. Anche le scuole, influenzate dalla retorica greco-latina, presero un buon avvio. Per oltre due secoli, se si eccettua la rivolta del batavo Civile nel 69 d. C., che capeggiò una sollevazione di alcuni popoli gallici con la proclamazione d'un impero dei Galli, presto sopraffatto, una benefica pace regnò, anche se turbata, nel sec. II, da repressioni contro il cristianesimo che si andava notevolmente diffondendo.

Storia: il periodo tardoimperiale

Nella seconda metà del sec. III Germani e Franchi travolsero le difese romane sul Reno, dilagando in Gallia dove seminarono rovine. Era in corso anche una grave crisi economica. Nel 259 le legioni del Reno proclamarono imperatore Postumo che, ribelle a Roma, diede vita a un impero della Gallia con l'aggiunta della Britannia e della Spagna. Postumo venne ucciso nel 268; l'autonomia della Gallia si mantenne ancora, pur con difficoltà, per quasi cinque anni, fino a che nel 273 Aureliano recuperò la regione all'Impero. Ma l'equilibrio politico e sociale era ormai rotto e gravi torbidi interni seguirono, con rivolte di coloni che abbandonavano i campi seminando terrore. Anche se nel sec. IV ci fu una ripresa dell'economia e dell'urbanesimo, la pressione dei barbari si intensificò, e, nel contenerla, si distinse specialmente l'imperatore Giuliano nel 355-361. La situazione precipitò nel sec. V. Dopo i Franchi, dilagarono a più riprese i Vandali, i Suebi, gli Alani, i Burgundi, gli Alamanni, i Visigoti, i Brettoni. Si trattò spesso di gruppi che si insediavano all'interno come federati, ma la loro instabilità creò situazioni precarie. Si sforzò di rimettervi ordine il generale Ezio che, nel 451, respinse Attila dopo averlo sconfitto ai Campi Catalaunici. I legami con l'Italia si allentarono progressivamente. Sul finire del secolo, i Visigoti occupavano metà della Gallia. Ma fu Clodoveo re dei Salii che, convertitosi al cristianesimo e appoggiato dai vescovi, conquistata la Gallia diede vita a una nuova unità politica che subì l'influsso dei Franchi, ai quali si assimilarono i Gallo-Romani: era la nascita della Francia.

Arte

L'arte della Gallia romanizzata, offrendo una sintesi della tradizione celtica e degli apporti mediterranei, greci e romani, presenta una propria originalità, cosicché è possibile parlare di un'arte gallo-romana nell'ambito dell'arte provinciale romana. L'elemento celtico, ancora presente nelle opere del periodo augusteo, scomparve quasi del tutto nel periodo che va da Tiberio ai Severi, per ricomparire nel sec. III e soprattutto nel IV con la disgregazione dell'Impero. Esso influenzò così l'arte merovingia (specialmente per i lavori in ferro e le oreficerie) e successivamente la stessa architettura e scultura romaniche. I principi generali della tecnica edilizia e dell'urbanistica erano schiettamente romani, con prevalenza della pianta a scacchiera (Arles, Orange, Autun, Treviri, Lutetia, Senlis, Glanum, Vienn, Lione, Aquae Sextiae, Augustonemetum). Il cardo e il decumanus si incrociavano per lo più nel foro, che talora si presentava (elemento, questo, tipicamente gallico) circondato da un criptoportico, forse adibito a magazzino (Arles, Aosta, Narbona, Reims). Caratteristiche anche le porte urbane difese da due torri e da un muro a semicerchio (Fréjus, Aix, Arles, Nîmes, Autun). La Porta Nigra di Treviri deriva invece dal tipo augusteo. Riccamente decorata è la porta di Besançon. Analoghi alle porte sono gli archi di trionfo (Arles, Glanum, Orange, Carpentras). Notevoli trofei si conservano a La Turbie (6 a. C.) e a Nîmes (Tour Magne). Per quanto riguarda gli edifici sacri, il tipo del tempio greco-romano si diffuse dapprima nella Gallia Narbonese (Maison Carrée di Nîmes, 20 a. C.; templi di Vienne, Orange, Glanum), mentre nel resto della Gallia si conservavano tradizioni celtiche come l'uso degli heròa a cui si collegano numerosi templi a cella rotonda, quadrata o poligonale (Torre di Vesona a Périgueux, tempio di Giano ad Autun, ecc.): una fusione di funzioni e di pianta celtiche e di strutture romane che è tipicamente gallo-romana. Eccezionale sviluppo ebbero in Gallia gli edifici per spettacoli: i teatri (Arles, Vaison, Vienne, Lione, ecc.), gli odea e soprattutto gli anfiteatri (quelli di Arles e di Nîmes sono tra i più grandiosi del mondo romano). L'architettura gallo-romana elaborò inoltre un tipo caratteristico di edificio per spettacoli, incrocio fra il teatro greco e l'anfiteatro romano (arene di Parigi). Scarse sono le tracce delle strade, numerosi invece i ponti (Apt, Saintes, Saint-Chamas), alcuni dei quali anche a uso di acquedotto (Pont-du-Gard, presso Nîmes, a tre ordini di arcate, eretto da Agrippa). Innumerevoli poi le tombe, di cui le più antiche e raffinate, che fondono le tradizioni greca e romana, si trovano nella Narbonese (Mausoleo di Glanum, del sec. I a. C., derivato dal monumento coregico di Lisicrate ad Atene; pilastri di Treviri; pile di Aquitania). Sarcofagi, stele, cippi, lastre funerarie, oltre a essere importati dall'Italia, vennero prodotti ad Arles, Nîmes, Lione, ecc. I tumuli delle valli del Reno e della Mosella e le stele in forma di capanna del sud-ovest e della zona dei Vosgi continuarono invece le tradizioni indigene. Per quanto riguarda le abitazioni di città, a Glanum si trovano case di tipo ellenistico, mentre a Vaisonsono state scavate case analoghe a quelle di Ostia e Pompei. Nel campo della scultura le statue più belle sono state trovate nella Gallia Narbonese (Afrodite di Arles, Afrodite accoccolata di Vienne, ecc.). Esse riflettono le diverse tendenze della scultura greco-romana, mentre nella ritrattistica si notano influssi dell'arte romana (ritratto di Antonio da Narbona, Augusto da Arles, ecc.). Artisti immigrati e artisti locali adattarono alle divinità indigene i tipi classici (dea-madre di Saintes, Giove-Taranis di Séguret). Assai ricca è la scultura in rilievo applicata ai monumenti, sia di importazione (ghirlande dell'altare della Confluenza a Lione) sia locale, di soggetto religioso e soprattutto di destinazione funeraria. I rilievi funerari rappresentano anzi la produzione più abbondante e originale della scultura gallo-romana (busti realistici di Nîmes, soggetti militari di Colonia e di Magonza, scene di banchetto di Treviri, ecc.). Le statue in bronzo come quelle in marmo, furono dapprima importate e copiano capolavori (Atena di Doubs, Fortuna di Aosta, ecc.). In seguito i bronzisti galli crearono innumerevoli statue e statuette derivate dai tipi classici, raffiguranti sia gli dei romani, sia quelli celtici (il dio col martello, Ercole; la dea-madre, Epona, ecc.), sia animali (cinghiali, cavalli, tori, orsi). Ricchissime sono la metallotecnica minore (maschere di divinità, patere, vasi), l'oreficeria e l'argenteria (tesori di Hildesheim, Montcornet, Berthouville, Notre-Dame-d'Alençon), la produzione di gioielli. Lo stesso processo di importazione di prodotti italici e di successiva imitazione da parte dell'artigianato gallico si verificò anche nel campo della ceramica (vasi della Graufesenque, di Lestoux, Vienne, Lione, ecc.). Grande sviluppo ebbe nella Gallia romana l'arte del vetro (Lione). Per quanto riguarda le arti figurative, ebbe grande diffusione il mosaico, più resistente all'umidità dell'affresco (Nîmes, Vienne, Treviri, Lione, Colonia). "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 2 pp 342-347" "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 2 pp 342-347"

A. Grenier, Les Gaulois, Parigi, 1945; F. Lot, La Gaule, Parigi, 1947; J. J. Hatt, Histoire de la Gaule romaine, Parigi, 1959; R. Chevallier, Geografia, archeologia e storia della Gallia Cisalpina, Torino, 1988.