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Gómez de la Serna, Ramón

scrittore spagnolo (Madrid 1888-Buenos Aires 1963). Talento genuino e brillante, eccentrico rappresentante del tipico decadentismo di fine secolo, in cui si fondono l'humour e l'ossessione della morte, l'attitudine da bohémien e i temi erotici, Gómez fu uno dei primi sostenitori del futurismo in Spagna. Tuttavia la sua posizione d'avanguardia lo indusse a rifiutare sempre ogni impegno con la società, coerentemente con il suo individualismo assoluto e con la sua visione del reale come un mondo in dissoluzione. Dilapidò ingegno e capacità creativa in una produzione oceanica (ca. 80 titoli), che non appartiene a nessun genere definito e che conobbe una straordinaria popolarità negli anni tra le due guerre anche per il fascino personale dell'autore. Sua creazione fu la greguería (schiamazzo), genere narrativo che per esprimere “quello che gridano le cose”, postula frasi brevi, istantanee, paradossi che generano metafore umoristiche e grottesche. Il suo valore di testimone, la sua totale disponibilità sono visibili in ogni sua opera, dalle prime: Entrando en fuego (1904), El rastro (1914), Senos (1919), alle raccolte Gollerias (1926), Los muertos, las muertas y otras fantasmagorías (1935), dalle biografie (Azorín, 1923; Goya, 1928) ai testi teatrali (Los medios seres), dai numerosi romanzi: El doctor inverosimil (1921), El secreto del acueducto (1923), La quinta de Palmyra (1923), El torero Caracho (1927), fino alle opere maggiori: El novelista (1926), ¡Rebeca! (1936), El hombre perdido (1946) e ai volumi autobiografici Automoribundia (1948), Nuevas paginas de mi vida (1957).

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