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Góndola, Giovanni

nome italianizzato del poeta croato Ivan Gundulić (Ragusa ca. 1589-1638). Di famiglia patrizia, studiò nella città natale e in seguito ricoprì varie cariche al servizio della Repubblica di Ragusa, di cui divenne nel 1636 senatore e nel 1638 membro del Piccolo Consiglio. È uno dei più importanti rappresentanti della cosiddetta “letteratura ragusea” del rinascimento e del barocco. Dei dieci lavori teatrali dell'esordio, liberi rifacimenti di drammi coevi italiani, sono giunti fino a noi solo l'Arianna (in un'edizione del 1633), la Proserpina rapita e i frammenti di Armida (episodio della Gerusalemme liberata del Tasso drammatizzato) e di Diana. Questa prima fase creativa, che si potrebbe definire frivola, fu più tardi condannata dallo stesso autore nella dedica dei Salmi penitenziali di re David (1621), con cui Góndola aderiva agli ideali della Controriforma. Nella medesima linea s'inserisce l'elegia Le lacrime del figlio prodigo (1622), che viene considerata il capolavoro della poesia lirica spirituale ragusea per la sua formale virtuosità e per l'originalità della fantasia. In età già avanzata Góndola scrisse il suo migliore lavoro teatrale, Silvia (1628), delizioso dramma pastorale ambientato a Ragusa, così popolare da essere rappresentato ancora oggi e notevole per melodiosità del verso, purezza della lingua e significato simbolico (esaltazione della libertà repubblicana). Il capolavoro di Góndola resta però il poema epico-cavallerescoOsman, in 20 canti (più di 11.000 versi), influenzato dalla Gerusalemme liberata, ma originale nell'ispirazione storica (la vittoria dei Polacchi a Chocim del 1621 contro i Turchi), riferita alla situazione slava, nei numerosi squarci lirici e nella lingua, sempre fluente e ricca d'immagini, nonostante il tono sia talora pomposo e prolisso.

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