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Galìzia (comunità autonoma)

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(Galicia). Comunità autonoma della Spagna nordoccidentale, 29.574 km², 2.762.198 ab. (stima 2005), 93 ab./km², capoluogo: Santiago de Compostela. Province: La Coruña, Lugo, Orense e Pontevedra. Confini: Asturie (E), Castiglia e León (SE), oceano Atlantico (N,W); Portogallo (S).

Generalità

"Per la cartina geografica vedi pg. 268 del 10° volume." Regione storico-amministrativa della Spagna atlantica, estremo lembo nordoccidentale, con peculiarità e radici culturali proprie: vi si parla infatti il gallego, varietà linguistica neolatina, strettamente connesso al portoghese. Si distingue dalle altre regioni spagnole atlantiche per l'importanza della pesca e l'esiguità del comparto industriale.

Territorio

"Per la cartina geografica vedi il lemma del 9° volume." Il territorio è prevalentemente montuoso e comprende a E il settore occidentale della Cordigliera Cantábrica (Pico de Rubia, 2214 m) e a SE il massiccio della Galizia (Cabeza de Manzaneda, 1778 m); lo attraversano numerosi fiumi tra i quali il Miño, che segna nel tratto terminale il confine col Portogallo; il Sil, suo affluente di sinistra; l'Ulla e il Tambre. Le coste sono alte e articolate in profonde insenature (rías) che si alternano a promontori rocciosi (Punta de la Estaca de Bares, cabo Finisterre: estremità rispettivamente settentrionale e occidentale della Spagna) e piccole isole disabitate. Il clima, che risente dell'influsso oceanico, è temperato e umido, con precipitazioni abbondanti (1500 mm annui). Le isole che si trovano sul versante atlantico sono state protette attraverso l'istituzione, nel 2002, del Parco nazionale delle Islas Atlánticas de Galicia, che riunisce gli arcipelaghi di Cíes, Ons, Sálvora e Cortegada. La popolazione si addensa nella fascia costiera dove sono situate La Coruña, Pontevedra, Vigo ed El Ferrol; l'entroterra è soggetto a un forte spopolamento nelle aree rurali; tra le città dell'interno le più importanti sono Lugo, Orense e Santiago de Compostela. Le vie di comunicazione stradali sono limitate ai principali centri regionali (Santiago de Compostela, Vigo e La Coruña), come pure i collegamenti ferroviari: La Coruña, Santiago de Compostela sull'asse N-S e dagli stessi verso E (Ourense -Leon). A Santiago de Compostela è presente un aeroporto.

Economia

L'economia si basa sull'agricoltura (cereali, patate, frutta, ortaggi), e sulla pesca (merluzzi, tonni, sardine), favorita dalla presenza di numerosi porti naturali. L'industria non è molto sviluppata e si concentra nella province costiere di La Coruña e Pontevedra; è attiva specialmente nei settori conserviero, molitorio, del cemento, metallurgico, meccanico, cantieristico e della raffinazione del petrolio. Scarsamente sfruttate le miniere di ferro, stagno e tungsteno.

Storia

I Celti vi si stabilirono nel sec. VII a. C., concentrandovisi dopo l'invasione degli Iberi. Sul fondo celta, rimasto essenziale, si sovrappose la conquista romana (spedizione di Decimo Giunio Bruto, 138-136 a. C.), che unì la Galizia alla Tarraconense; più tardi, i “conventi” di Lucus (Lugo), Brácara (Braga, Portogallo) e Asturica (Astorga) formarono la provincia Nova (216 d. C.), chiamata quindi Gallaecia. Importanti monumenti (il faro di La Coruña, ponti, strade ecc.) conservano il ricordo della romanizzazione, assieme alla bella lingua romanza, il galiziano, in origine identica al portoghese. Alla caduta dell'Impero, gli Svevi, che avevano conquistato la regione, vi costituirono un regno barbarico durato 176 anni, fino alla conquista visigota (585); poco importante dovette essere invece il dominio musulmano, presto sostituito da quello del regno asturiano-leonese. Il Medioevo è caratterizzato in Galizia, oltre che dalle lotte fra feudatari laici ed ecclesiastici, da numerosi tentativi normanni di sbarco sulle coste. Nei sec. IX-X cominciò ad affermarsi il vescovo di Santiago de Compostela; famoso fu soprattutto l'arcivescovo Gelmírez (m. 1140 ca.), divenuto quasi un sovrano. L'avanzata della riconquista cristiana verso il sud e l'affermarsi della Castiglia fecero della Galizia, specie dall'epoca dei re cattolici in poi, una regione periferica di piccoli feudatari rurali. Dopo un inizio di rinascita commerciale nel sec. XVIII e l'effimero impeto antinapoleonico degli inizi del XIX, la regione decadde economicamente. Nella seconda metà del secolo si manifestò un movimento regionalista e autonomista, privo però dell'asprezza politica che ebbe in altre regioni spagnole (Catalogna, Paesi Baschi) e notevole soprattutto sul piano dei risultati poetici e letterari.

Letteratura

I primi documenti scritti della lingua galiziana (o gallego) risalgono al sec. XI; ma solo nei sec. XIII-XIV, anche per gli influssi europei giunti in larga misura lungo la storica strada del pellegrinaggio a Santiago de Compostela, fiorisce una lirica originale galaico-portoghese, di stile trovadorico e di temi religiosi e profani, a opera di numerosi rimatori anche di origine non galiziana, come il re castigliano Alfonso X. Con Macías el enamorado (fine sec. XIV) e il quattrocentesco Juan Rodríguez del Padrón la fioritura lirica della Galizia medievale termina in uno stanco manierismo. Il distacco dal Portogallo e l'egemonia politica e letteraria della Castiglia sulla Galizia fanno di quest'ultima una modesta provincia emarginata e la sua lingua si abbassa al livello di un dialetto contadino. Solo nel sec. XIX, e come conseguenza del “neopopolarismo” romantico, si assiste alla sua resurrezione, anticipata peraltro da due “illuminati” settecenteschi: Feijoo e Sarmiento. La rinascita è soprattutto lirica e impersonata da tre poeti di rilevante personalità: Rosalía de Castro (1837-1885), Eduardo Pondal (1835-1917) e Manuel Curros Enríquez (1851-1908), mentre con Ramón Cabanillas (1876-1959), molto vicino alla poetica dei modernisti, il gallego conferma la propria autonomia lirica anche nel primo Novecento. I decenni successivi, nonostante le difficoltà di vario genere (non ultima la mancanza di simpatia della cultura ufficiale spagnola per le lingue e le letterature non castigliane), sono stati comunque ricchi di poeti: Luis Pimentel (1895-1958), Manuel Antonio (1900-1930), cronologicamente primo degli “avanguardisti”, Luis Amado Carballo (1901-1927), notevole anche come prosatore, Aquilino Iglesia Alvariño (1909-1961), lirico rurale e virgiliano, Luis Seoane, voce poetica degli innumerevoli galiziani emigrati oltre oceano, Álvaro Cunqueiro (1911-1981), dotatissimo scrittore bilingue, Celso Emilio Ferreiro (1914-1979), poeta civile di forti accenti, Antonio Tovar (1921-1985), Manuel Cuña (1926-1992), Manuel María (1929-2004), fecondo e impegnato, Xosé Luis Méndez Ferrín (n. 1938). Anche la narrativa ha avuto nomi importanti: Eduardo Blanco-Amor (1900-1979), Anxel Fole (1903-1986), il già citato A. Cunqueiro. Nel teatro, si segnala il caso singolare di Alfonso Rodríguez Castelao (1886-1950), pittore, drammaturgo, saggista e prosatore politico di forte personalità, esule dopo la guerra civile del 1936. La larga autonomia concessa alla Galizia dalla Costituzione spagnola del 1978 e la conseguente introduzione dell'insegnamento della lingua regionale in tutte le scuole hanno avuto importanti effetti in sede culturale. Il massiccio aumento di persone che parlano lingue regionali (e quindi, l'incremento di quelle interessate a leggere opere in tali lingue) ha incoraggiato la pubblicistica e l'editoria; la Xunta (governo regionale) contribuisce gestendo o finanziando i mass-media, appoggiando istituti culturali, bandendo concorsi a premi ecc. Risultati concreti si sono avuti soprattutto per la poesia e la narrativa, mentre in difficoltà sembrano la saggistica e il teatro. Fra i nuovi poeti, è doveroso ricordare Xosé M. Álvarez Cáccamo (n. 1950); tra i narratori Xosé Neira Vilas (n. 1928), Carlos Casares (1941-2002) e Alfredo Conde (n. 1945). Nel teatro figura di spicco è Manuel Lourenzo (n. 1943), autore, regista, critico e ricercatore, che ha “scoperto” autori e lavori teatrali galiziani del passato, inediti.

R. Carballo Calero, Historia da literatura gallega, Vigo, 1963; H. Lautensach, Iberische Halbinsel, Monaco, 1964; R. Otero Pedrayo, Guía de Galicia, Vigo, 1965; B. Losada, Poetas gallegos contemporáneos, Barcellona, 1972; P. Andrade, Estudios de historia de Galicia, Barcellona, 1982.