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Ganimède (astronomia)

terzo, per distanza, dei satelliti galileiani di Giove. Con i suoi 5276 km di diametro, che lo rendono più grande del pianeta Mercurio, è anche uno dei satelliti più voluminosi nel sistema solare. Dista mediamente 1.070.000 km dal pianeta madre, intorno al quale orbita in 7,16 giorni rimanendo nel suo piano equatoriale e mantenendo costantemente esposto il medesimo emisfero. Le sonde Voyager, nel 1979, hanno esplorato Ganimede a non più di 60.000 km di distanza, e hanno riscontrato numerose analogie morfologiche con la superficie lunare. Ganimede è caratterizzato sostanzialmente da terreni oscuri, antichi, fortemente craterizzati, alternati ad aree variamente increspate, dai colori chiari e dalle tonalità diverse, ritenute di origine più recente, vulcanica o tettonica. La presenza di raggiere luminosissime intorno ai numerosi crateri d'impatto ha suggerito l'ipotesi che, subito sotto la crosta superficiale, vi fosse uno spesso mantello di ghiaccio d'acqua, dal quale gli urti avrebbero estratto materiale, proiettandolo balisticamente all'intorno. La teoria di una componente glaciale significativa all'interno della massa di Ganimede appare, del resto, convalidata dalla bassa densità dell'astro che contribuisce a renderne la massa complessiva doppia rispetto a quella della Luna. Ganimede ha, probabilmente, un nucleo metallico (ferro o nichel) circondato da uno strato di roccia o di silicati. L'analisi spettrale di una piccola regione, compiuta dalla sonda Galileo, che ha avvicinato il satellite per la prima volta il 27 giugno 1996, ha consentito di scoprire minerali idrati che potrebbero essersi formati con la presenza di acqua allo stato liquido. La possibilità che su Ganimede ci possa essere acqua liquida, almeno in profondità, è supportata, inoltre, da altre misurazioni della Galileo. Il magnetometro della sonda ha mostrato che il satellite possiede una sua magnetosfera generata da un campo dipolare “a barra”, che intrappola in maggioranza correnti di particelle cariche, cioè quelle che sfuggono alle dense fasce magnetiche del pianeta Giove. Benché risultato un migliaio di volte meno intenso di quello terrestre, il magnetismo di Ganimede indica che, sotto il suo mantello di ghiaccio, a ca. 200 km di profondità, esiste una circolazione di materia fluida, elettricamente conduttrice, che gli esperti attribuiscono ai moti convettivi di una massa d'acqua salina, senza escludere peraltro la presenza di un nucleo centrale di rocce metalliche fuse. Le indagini spettroscopiche eseguite dal telescopio spaziale Hubble in banda ultravioletta hanno dato, in effetti, prove dell'esistenza di un tale invoglio gassoso, la cui pressione al suolo ammonterebbe a un centomiliardesimo di atmosfera. Le medesime indagini hanno anche mostrato che, nella pseudoatmosfera di Ganimede , è presente una sensibile quantità di ozono O₃ prodotto dall'azione dell'ultravioletto solare sull'ossigeno molecolare. A qualche migliaio di chilometri dal satellite, la sonda Galileo ha invece rilevato una tenue nube di pulviscolo, probabilmente creata dall'impatto con un asteroide..