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Geòrgia (Stato del Caucaso)

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(Sak’art’velo). Stato dell'Asia sudoccidentale (69.688 km²). Capitale: T'bilisi. Divisione amministrativa: repubbliche autonome (2), regioni (9), città (1). Popolazione: 4.659.100 ab. (stima 2008). Lingua: georgiano. Religione: ortodossi 83,9%, musulmani 9,9%, armeni apostolici 3,9%, cattolici 0,8%, altri 1,5%. Unità monetaria: lari (100 tetri). Indice di sviluppo umano: 0,763 (93° posto). Confini: Federazione Russa (N e NE), Azerbaigian (SE), Armenia (S), Turchia (SW), Mar Nero (W). Membro di: Consiglio d'Europa, CSI, EBRD, ONU, OSCE e WTO.

La rivoluzione bolscevica si scontrò nella Georgia con una maggioranza menscevica, che si difese alleandosi agli eserciti “bianchi” e alle potenze straniere. Nel 1917, con la vittoria dei bolscevichi a Pietrogrado, la Georgia e altri territori vicini passarono sotto il controllo dei menscevichi e nel 1918 la Transcaucasia si staccò dalla Russia sovietica chiedendo aiuto alla Germania, che insieme a Inghilterra e Turchia inviò truppe nel territorio (1918-1920). Nel febbraio del 1921 l'Armata Rossa invase la Georgia, indebolita da rivolte interne. Nel 1936 la federazione transcaucasica si sciolse e la Georgia divenne una delle 15 Repubbliche dell'Unione Sovietica. Dalla fine degli anni Venti all'inizio degli anni Cinquanta ci furono una forte repressione delle idee nazionalistiche, la collettivizzazione delle aree agricole e il Paese fu sottoposto a pesanti epurazioni. Nell'era sovietica il Paese conobbe industrializzazione e formazione della classe dirigente comunista. Nel 1953 E. A. Ševardnadze, dirigente della Gioventù Comunista, venne nominato capo della polizia a T'bilisi, mentre nel 1972 divenne primo Segretario del Partito Comunista. Con la nuova costituzione (1978) l'URSS imponeva il russo come lingua ufficiale, ma le proteste e le pressioni dello stesso Ševardnadze ottennero l'abolizione di questa norma. Nelle elezioni per il Soviet georgiano del 1990, la coalizione Tavola Rotonda-Georgia Libera ottenne una schiacciante vittoria e Zviad Gamsakhurdia ne divenne leader.

Generalità

Terra di contraddizioni, evocate in modo eloquente dalle caratteristiche di un territorio ora aspro e selvaggio, ora lussureggiante e semitropicale, che spazia dalle nevi alpine del Caucaso alle zone semidesertiche dell'est. Tra le pieghe della regione, segnata nel corso del tempo da passaggi storici complessi, si nascondono le vestigia di un passato culturalmente ricco, come dimostrano i complessi religiosi, le città rupestri e le rovine degli imperi persiano, bizantino e arabo; o come testimoniano i segni lasciati dalle vicende della storia recente: dalla ribellione durante la rivoluzione bolscevica del 1917 al difficile processo di adesione alla Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), per arrivare alle violente spinte secessioniste di alcune province interne (l'Ossezia Meridionale e l'Abkhazia), con il loro carico di contrasti civili, esodi, instabilità. Nonostante le ripetute crisi economiche e le difficoltà interne, causate da questo quadro socio-politico complesso, la Georgia ha saputo mostrare, come tratti diffusi della popolazione, una grande apertura e nel contempo una ferma caparbietà: il Paese ha infatti ripetutamente cercato di conquistare, nel corso della sua storia, una fisionomia e un'unità proprie, a discapito degli occupanti succedutisi nel tempo, animato da una forte vocazione all'indipendenza e dalla rivendicazione di un'identità nazionale. Anche nei confronti del potere costituito i georgiani hanno più volte espresso la propria voce per il raggiungimento di maggiori margini di democrazia e trasparenza: l'episodio della “rivoluzione delle rose” (novembre 2003) resta un esempio di quanto tale aspirazione sia un processo possibile anche per i Paesi caucasici dell'ex area sovietica..

Lo Stato

Diventata una Repubblica indipendente dal 1991, dopo la disgregazione dell'URSS, la Georgia ha aderito alla CSI dal 1993 e, in base alla Costituzione del 17 maggio 1995, è una Repubblica presidenziale. Il presidente è eletto a suffragio universale diretto per 5 anni. Il Parlamento, composto da 235 membri, è formato da una Camera dei deputati eletti per 4 anni (compresi 10 rappresentanti dell'Abkhazia in esilio). La Costituzione prevede la creazione di un Senato su base federale, quando verrà ripristinata l'unità territoriale del Paese. A livello amministrativo la Georgia comprende, oltre alle regioni, la provincia autonoma dell'Ossezia Meridionale, le due Repubbliche autonome dell'Abkhazia e dell'Ajaria e la città di T'bilisi. Il potere giudiziario è indipendente; a livello processuale il sistema si articola in tre gradi di giudizio, alla cui sommità si trova la Corte Suprema, i cui membri sono eletti dal parlamento ogni 10 anni, su consiglio del presidente. La Corte Costituzionale, composta da 9 membri, detiene potere di giudizio su atti legislativi e governativi. L'apparato militare è composto da tre forze armate: esercito (inclusa la guardia nazionale), marina e aviazione. Il servizio di leva è obbligatorio e dura 18 mesi. . Il sistema scolastico, fino al 1980 strutturato sul modello sovietico, è stato modificato dopo la proclamazione dell'indipendenza in direzione della salvaguardia della lingua e della storia georgiane. L'educazione è obbligatoria e gratuita per 9 anni, dall'età di 6 a quella di 14 anni. La scuola primaria dura 4 anni (dai 6 a 10 anni); quella secondaria inizia a 10 ed è divisa in due cicli, il primo di 5 anni e il secondo di 2. L'istruzione superiore è impartita nell'unico istituto tecnico e nell'unica università del Paese. La Georgia presenta un elevatissimo tasso di alfabetizzazione, diffusa presso la quasi totalità della popolazione.

Territorio: geografia fisica

Il territorio è prevalentemente montuoso, includendo a N il versante meridionale del Grande Caucaso e a S il Piccolo Caucaso; solo al centro si abbassa nelle pianure del fiume Rion (l'antica Colchide) a W e del fiume Kura a E. Principali fiumi, ricchi di acque in tutte le stagioni, sono oltre il Kura, il Rion, l'Inguri, il Kodori e il Čoroh. Il clima, di tipo subtropicale sulla fascia costiera, diventa rigido sui versanti montuosi, ma è caldo e secco nelle zone orientali.

Territorio: geografia umana

La densità di popolazione della Georgia è pari a 67 ab./km², ma la sua distribuzione non copre in modo regolare il territorio: la componente rurale della popolazione è ancora elevata e il 52,5% dei georgiani vive in nuclei urbani. La metà di questi si concentra nella capitale, che da sola raccoglie quindi un quarto della popolazione totale del Paese. Le città principali dopo T'bilisi sono Kutaisi, Bat'umi (nella Repubblica autonoma dell'Ajaria), Rust'avi, di dimensioni più contenute, Zugdidi. La composizione etnica della Georgia comprende in prevalenza georgiani (83,8%), ma nel Paese vi sono cospicue minoranze di azeri (6,5%), armeni (5,7%), concentrati soprattutto nella capitale T'bilisi, russi (1,5%), osseti (0,9%), greci (0,3%), abhasi (0,1%) e altri (1,2%). Il modesto tasso di natalità della Georgia è dovuto in parte alla precaria situazione economica del Paese, in parte ai conflitti e alla pulizia etnica attuati in Abkhazia e Ossezia, all'origine di un massiccio flusso di emigrazione verso la Russia e verso l'Occidente.

Territorio: ambiente

Circa un terzo del territorio georgiano è ricoperto da foreste; lungo le valli del Rion e dell'Inguri, anche a causa delle abbondanti piogge, la vegetazione spontanea si presenta rigogliosa, con latifoglie e specie mediterranee che lasciano il posto, nella regione montuosa del Caucaso, a conifere e pascoli. A Oriente, invece, predominano le steppe. Nel Paese sono presenti riserve naturali, oasi naturalistiche e 4 parchi nazionali, per un totale del 3,6% di aree protette. Tra queste, il parco Borjomi-Kharagauli che con la sua estensione, occupa quasi l'1% dell'intero territorio, copre tre zone climatiche: quella umida semitropicale dei Kolkheti, quella subalpina del Piccolo Caucaso e quella con prevalenza di clima secco del Meskheti-Javakheti a sud. I maggiori problemi ambientali della Georgia riguardano l'inquinamento che caratterizza sia l'aria, in particolare nella zona industriale corrispondente alla città di Rust'avi, sia il suolo e le acque, in particolare del fiume Mtkvari e del Mar Nero. Non ultimo, il manto forestale del Paese è esposto a un massiccio disboscamento, illecito e non regolarizzato, mentre la fauna locale è minacciata da forme di bracconaggio nelle riserve protette.

Economia: generalità

La principale risorsa economica del Paese è stata fino alla fine della seconda guerra mondiale l'agricoltura di tipo tradizionale: mais e grano, agrumi, alberi da frutto, tabacco, cotone, tè e vite; a questa, successivamente, si è affiancata una produzione industriale che ha riguardato principalmente i settori meccanico, aeronautico, elettronico, chimico, e, in seguito, anche metallurgico tessile e alimentare. Intrecciata fortemente alla vita economica degli altri Paesi di area sovietica e, dipendente dalle esigenze di mercato espresse dal colosso russo, l'economia georgiana ha avuto come ambito di import-export per molto tempo il solo terreno di scambio costituito dai membri dell'URSS. Scosso da una violenta fase di transizione seguita al crollo dell'impero e caratterizzato da una grave instabilità politica interna, causata dalle spinte secessioniste delle province dell'Abkhazia e dell'Ossezia Meridionale e dall'arrivo di oltre 200.000 georgiani profughi provenienti da queste zone, a partire dal 1994 il Paese ha visto crollare la produzione industriale a un decimo della capacità nazionale e ha assistito alla crescita esponenziale dell'inflazione, che ha raggiunto limiti record (22.000%). Gli interventi economici previsti per il necessario risanamento del Paese hanno riguardato, in primo luogo, una politica monetaria più restrittiva e l'aumento della pressione fiscale, nel tentativo di ridurre il deficit pubblico; in secondo luogo, l'introduzione di una moneta nazionale, il lari, per la stabilizzazione dei prezzi al consumo (1995); in terzo luogo, l'avvio di un processo di privatizzazione delle piccole e medie imprese, soprattutto del settore agricolo, nonché il passaggio a un'economia di mercato grazie anche al supporto finanziario degli organismi esteri, incluso il Fondo Monetario Internazionale. La difficoltà nel controllare ampie porzioni del territorio come quelle interessate dai movimenti secessionisti e una diffusa corruzione interna hanno tuttavia ostacolato, nei decenni successivi, la ripresa. Due, in particolare, le misure previste dal governo georgiano per accelerare l'uscita dall'impasse economica del Paese e avviare una crescita stabile: la copertura delle uscite statali attraverso un ulteriore aumento del gettito fiscale e ampie riforme strutturali del sistema economico al fine di favorire l'imprenditoria privata. Uno dei settori di punta su cui si concentrano le maggiori aspettative del Paese è quello legato all'estrazione del petrolio, a propria volta connesso alla costruzione degli oleodotti per il trasporto dell'oro nero dalle riserve caucasiche all'Occidente, terminale ideale di quella antica Via della Seta che attraverso i porti georgiani sul Mar Nero riattiverebbe i collegamenti commerciali tra l'Europa e gli Stati dell'Estremo Oriente asiatico. Nel 2008, il PIL del Paese ha raggiunto i 12.870 ml $ USA e il PIL pro capite i 2.925 $ USA, facendo registrare un aumento in tutti i settori. Tra i fattori principali della crescita degli ultimi anni (2002-2006), la realizzazione dell'oleodotto Baku-T'bilisi-Ceyhan ha sicuramente influito in modo marcato, sia per gli stimoli forniti al settore delle costruzioni sia per quelli relativi alla crescita della domanda interna, a sua volta dipendente dall'aumento del reddito a disposizione della popolazione.

Economia: agricoltura e allevamento

. Il settore agricolo continua a ricoprire un ruolo considerevole nella formazione del PIL nazionale. Non solo: il settore primario occupa più della metà della forza lavoro locale e si estende, a livello di superficie coltivata, su circa due quinti del territorio complessivo. Come già ricordato, nel corso degli anni Novanta del Novecento, buona parte delle aziende agricole del settore è stata privatizzata; dopo il dissolvimento dell'URSS, a causa della modifica degli assetti internazionali e dei volumi di scambio tra i Paesi dell'area caucasica, la quota della produzione agricola destinata al consumo interno ha subito un aumento considerevole. Tra le principali colture, a parte quelle cerealicole, emergono la vite (destinata anche alla produzione di distillati locali) e il tabacco, pregiato prodotto delle coste dell' Abkhazia. L'allevamento invece, nonostante la presenza di grandi aree occupate dai pascoli, non riveste particolare importanza per l'economia del Paese, soprattutto a causa della scarsità del foraggio.

Economia: industria e risorse minerarie

Il sottosuolo è ricco di minerali e ben sfruttato: il manganese viene estratto dal giacimento di Čiat'ura, uno dei più ricchi del mondo; il carbone a Tkvarčeli e Tkibuli; esistono, inoltre, buoni quantitativi di barite, piombo, zinco, bentonite, rame e lignite. Le industrie (siderurgiche, chimiche, petrolchimiche, alimentari, del legno, meccaniche), il cui sviluppo è stato favorito dalla disponibilità di energia idroelettrica, sono ubicate nella capitale e nelle città di Kutaisi, Zestafoni, Chinvali, Poti, Rust'avi e Bat'umi. Importanti sono anche i giacimenti di petrolio e di gas naturale, all'origine dei progetti per la realizzazione sul territorio georgiano dei gasdotti, in particolare quello lungo la direttrice Shah-Deniz. Altro settore in crescita è quello rappresentato dalle industrie legate all'imbottigliamento delle acque minerali, favorito dalla presenza di oltre 2000 sorgenti naturali sul territorio.

Economia: commercio, comunicazioni e turismo

Cresciuti i volumi per quanto riguarda il commercio al dettaglio e la ristorazione, il settore terziario ha visto consolidarsi dopo gli anni Novanta del Novecento anche le attività legate al turismo, grazie allo sfruttamento e alla valorizzazione delle risorse paesaggistiche, culturali e archeologiche presenti sul territorio. Tra i partner commerciali del Paese, oltre ai consolidati mercati di importazione rappresentati da Turchia, Russia, Azerbaigian e Turkmenistan (che costituivano circa un settimo del totale delle importazioni nel 2000, per la maggior parte concentrate su petrolio, gas, prodotti chimico-farmaceutici e alimentari), si sono andati aggiungendosi come mete dell'esportazione anche i Paesi dell'Unione Europea (nel 1999 la Georgia è entrata a far parte del Consiglio d'Europa) soprattutto Gran Bretagna e Germania. Tra i principali prodotti esportati, quelli agricoli e minerari. Particolarmente attivo il settore bancario, anche grazie alle riforme introdotte alla fine degli anni Novanta del Novecento, che hanno visto una ristrutturazione degli istituti sia per quanto riguarda la proprietà (passata da pubblica a privata) sia per quanto riguarda il ventaglio delle offerte relative ai prodotti finanziari. La concentrazione del settore è decisamente alta: le cinque principali banche del Paese gestiscono infatti la quasi totalità (oltre il 90%) dei depositi totali. Nell'ambito della infrastrutture, infine, l'importanza rivestita dal sistema ferroviario appare in forte crescita, sia a livello strategico (la nuova ferrovia Baku-T'bilisi-Kars collegherà infatti il Paese con l'Europa), sia a livello dei volumi di traffico (nel corso dei primi mesi del 2007, il trasporto merci è aumentato di circa il 6%. È in corso di discussione anche una forma di privatizzazione nella gestione delle linee, che dovrebbe migliorare ulteriormente l'efficienza di comunicazioni e commercio. L'aeroporto principale del Paese ha sede nella capitale; i porti più importanti si trovano invece nelle città di Suhumi e Bat'umi.

Storia: dalle origini all’indipendenza

Anticamente la Georgia fu terra di gruppi di Assiri, Armeni e Cimmeri. Il Paese fu in seguito soggetto alla sovranità nominale degli Achemenidi, ma le funzioni di comando erano esercitate da una moltitudine di piccoli signori locali, distribuiti in due regni, uno occidentale (detto Colchide o Lasica) e l'altro orientale (chiamato Iberia). La regione era ritenuta assai ricca dai Greci, che avevano situato nella Colchide la leggenda del vello d'oro, e più tardi dai Romani: in realtà aveva un po' d'oro in Colchide e di stagno in Iberia. Occupata da un generale macedone durante la spedizione di Alessandro Magno verso la Persia, poco più tardi fu sede di un regno creato dal georgiano-persiano Farnavazi (o Farnabazo) in Iberia. I discendenti di questi regnarono sino al 93 a. C., quando i Georgiani chiamarono sul trono un armeno della dinastia degli Arsacidi. Nel 63 a. C. i Romani si impadronirono della Colchide e anche la parte orientale della Georgia, pur rimanendo indipendente, dovette accettare la protezione di Roma. Saliti al trono persiano i Sassanidi (226 d. C.), l'influenza della Persia si fece di nuovo sentire; probabilmente persiano era il re Miriani (fine sec. III), sotto il quale sembra abbia avuto inizio la conversione al cristianesimo della Georgia. Il regno di Iberia nell'anno divenne cristiano nel 337 d. C. e la Georgia fu il secondo Paese cristianizzato dopo l'Armenia (310 d. C.). L'elemento religioso portò a un avvicinamento tra la Georgia e Bisanzio, ma la Persia conservò un certo predominio almeno sino alla metà del sec. V, quando Vachtang Gurgaslani (450-503) approfittò di una crisi politica della Persia per conquistare gran parte dell'attuale Georgia e governare il Paese da T'bilisi (Tiflis), che verso la fine del sec. VI divenne ufficialmente la capitale del regno. Dal sec. VI Persiani e Bizantini si affrontarono duramente sul terreno georgiano, mirando alle buone posizioni strategiche del Caucaso, finché tra i due contendenti avanzarono gli Arabi (630), che si impossessarono del Paese, pur lasciando ai principi locali una certa libertà di azione. Nel 654 T'bilisi divenne sede di un emirato. Nel sec. VIII iniziò l'ascesa dei Bagratidi; il regno di Bagrati III (975-1014) unificava quasi tutta la Georgia, riuniendo la parte orientale a quella occidentale. Nel sec. XI i Bagratidi lottarono contro Bisanzio, contro i sudditi ribelli e soprattutto contro i Turchi Selgiuchidi. Nel 1080 Giorgio II si arrese al sultano turco, ma poco dopo Davide II il Restauratore, santo e guerriero, batté Turchi e Persiani preparando alla sua dinastia un avvenire glorioso. Con la regina Tamara (1184-1213), la civiltà georgiana raggiunse il suo apogeo, per poi decadere rapidamente dopo la sua morte, quando il Paese per molti anni fu soggetto a invasioni mongoliche e turche (1220-1413). Alessandro I (1412-43) dominò ancora su una Georgia unita, ma dopo di lui il Paese, diviso fra i suoi tre figli, non ritrovò più la sua unità. I tre regni – Imerethi, Kachethi e Khartli –, dilaniati spesso da lotte interne, subirono la pressione di Persiani e Ottomani. Sconfitti dai Georgiani e poi dai Persiani (1733) gli Ottomani si ritirarono per primi mentre, sino alla fine del sec. XVIII, il Paese rimaneva sotto il dominio persiano. Chiesto appoggio presso lo zar, i re georgiani finirono con provocare l'annessione della Georgia alla Russia (1801), che per anni tentò di penetrare in Georgia. Nel sec. XIX la Georgia seguì le vicende della Russia: il russo divenne la lingua ufficiale e la Chiesa georgiana dovette sottomettersi alle decisioni dei vescovi ortodossi. La riforma agraria vi fu effettuata più lentamente che in Russia: nel 1864 ci fu la liberazione dei contadini georgiani, con tre anni di ritardo rispetto a quella dei servi della gleba. Con lo sviluppo della ferrovia e dell'economia in generale vennero a crearsi movimenti nazionalisti e libertari, cosicchè nel 1902 il georgiano J. Stalin diventò membro del Partito Social Democratico, fondato nel 1893 illegalmente.

Storia: la dominazione sovietica

Storia: l’era di Ševardnadze

Proclamata l'indipendenza il 9 aprile 1991, la Georgia si rendeva effettivamente autonoma con la definitiva dissoluzione dell'URSS (dicembre 1991). Il nuovo Stato era, però, ben presto investito da una sanguinosa guerra civile tra l'opposizione e i sostenitori del presidente Zviad Gamsakurdia costretto alla fuga (gennaio 1992), mentre gli Osseti del Sud proclamarono la secessione per aderire alla Federazione Russa. Apparentemente risolta la crisi interna con la nomina di E. A. Ševardnadze, ex ministro degli esteri di M. S. Gorbačëv, a presidente del Consiglio di Stato, la Georgia otteneva i primi riconoscimenti internazionali e veniva ammessa nella CSCE. Un accordo tra Ševardnadze e B. N. Elcin (giugno 1992) favoriva una tregua in Ossezia Meridionale, ma il mese successivo un nuovo fronte secessionista veniva aperto dagli Abcasi. Si inaugurava in tal modo una nuova fase di instabilità, caratterizzata anche dalla ripresa di attività dei partigiani di Gamsakurdia. Nell'impossibilità di risolvere l'intricata situazione e nonostante la Russia avesse giocato un preciso ruolo nelle vicende secessioniste che avevano sconvolto la vita della Georgia, Ševardnadze, nel frattempo eletto presidente del Parlamento (ottobre 1992), era costretto a venire a patti con Elcin e a sottoscrivere l'adesione della Georgia alla CSI (ottobre 1993). Un nuovo accordo agli inizi del 1994 suggellava una sorta di protettorato russo sulla Georgia con la concessione di basi militari e il controllo delle frontiere senza che, però, la situazione potesse realmente tornare alla normalità. Inoltre veniva firmato un trattato di pace con i ribelli Abcasi. Alla fine del 1993 mriva Gamsakurdia e nell'ottobre del 1995 entrava in vigore una nuova costituzione (approvata a larga maggioranza dal Parlamento) che faceva della Georgia una Repubblica presidenziale riconoscendo al capo dello Stato, eletto a suffragio universale, ampi poteri, tra cui quello di nominare il capo del governo. Le elezioni presidenziali del novembre 1995 venivano vinte da Ševardnadze, sostenuto dal partito dell'Unione dei Cittadini, affermatosi come prima forza politica nelle contemporane elezioni dell'Assemblea legislativa. Gli Abcasi però non riconoscevano la legittimità delle consultazioni, al pari degli Osseti del Sud, che il 10 novembre 1996 eleggevano come loro presidente Ljudvig Chibirovcon. A risolvere la questione dei secessionismi a nulla valeva la stipulazione di un accordo di cooperazione militare tra Georgia e Russia, scaturito più che altro dall'intenzione di quest'ultima di ripristinare la propria autorità nella regione. Parimenti in un fallimento si risolvevano i negoziati avviati nel 1997 con gli Osseti del Sud e con gli Abcasi, vanificati nel biennio successivo dalla forte ripresa del separatismo di entrambi, nel quadro di un'ulteriore esasperazione delle rivendicazioni autonomistiche di altre regioni, come l'Adžaristan e il Samtskhe-Djavakhei, collocate lungo le delicate marche di confine turca e armena. Del resto, gli innegabili progressi economici del Paese non contribuivano a risolverne né i problemi strutturali, legati alla penuria di energia elettrica e alla massiccia disoccupazione, né a scardinarne l'endemica corruzione mafiosa. Ševardnadze doveva sventare nel 1998 un sollevamento di truppe fedeli al defunto presidente Gamsakurdia, subire il ridimensionamento del suo partito alle elezioni locali e sfuggire, dopo quello del 1995, a un secondo attentato dietro cui si sospettava la regia di Mosca, interessata a mantenere il controllo delle ricchissime riserve energetiche (gas e petrolio) della regione caucasica, mentre la Georgia, sostenuta dagli Stati Uniti e dall'Europa, puntava ad aggirare la Russia per divenire il corridoio privilegiato del transito di oleodotti e gasdotti dal Caspio verso Occidente. Le gravi tensioni con il Cremlino si acuivano tra la fine del 1999 e il 2001, in occasione dell'offensiva russa contro i ribelli della confinante Cecenia, che il governo di Mosca riteneva protetti dai Georgiani. A questo si aggiungeva la battuta d'arresto subita dai progetti di investimento occidentali per lo sfruttamento delle risorse energetiche del Caspio, dovuta agli alti costi necessari per realizzarli. Ciò penalizzava la politica estera filoccidentale di Ševardnadze, che tuttavia otteneva l'ingresso della Georgia nel Consiglio d'Europa (1999) e nell'Organizzazione Mondiale del Commercio (2000), contrattando con buone prospettive quello nella NATO. Tra il 1999 e il 2000 Ševardnadze si vedeva andare incontro a un calo di popolarità ma riusciva ad ottenere di nuovo la vittoria alle elezioni sconfiggendo l'ex comunista Dzhumber Patiashvili. Nel 2003 vi fu una violenta protesta contro il governo e il presidente si dimetteva per non trascinare il Paese in una guerra civile (Rivoluzione delle Rose); al suo posto veniva designata Nino Burdzhanadze con l'incarico di indire nuove elezioni (2004); esse vedevano una vittoria schiacciante da parte di Mikheil Saakašvili, leader dell'opposizione a Ševardnadze. Nello stesso anno si svolgevano le elezioni in Ossezia meridionale non riconosciute dal governo e seguite da diversi scontri armati. All'inizio del 2005 il primo ministro Zurab Jvania moriva in circostanze poco chiare. Nel novembre 2007 esplodeva la protesta popolare contro il presidente, che dichiarava lo stato di emergenza e si dimetteva. Veniva richiamata la portavoce del parlamento Nino Burdzhanadze ad assumere la guda del paese fino al gennaio del 2008, anno in cui veniva riconfermato Saakašvili alla presidenza. Alle elezioni sucessive, del maggio 2008, il partito del presidente il Movimento nazionale unito (UNM) vinceva con oltre il 50% dei voti. Nell'agosto 2008 disordini in Ossezia meridionale provocavano l'avanzata delle forze militari georgiane nella regione. L'esercito russo reagiva causando l'allargamento del conflitto, schierandosi a fianco dei secessionisti in Ossezia e in Abkhazia, formalmente riconosciute dal governo di Mosca. Nell'ottobre del 2012 si svolgevano le elezioni politiche che vedevano la vittoria della formazione politica Sogno Georgiano, guidata dal magnate Bidzina Ivanishvili e la sconfitta del UNM, legato al presidente Saakašvili; nei giorni successivi il Parlamento approvava la nascita di un nuovo govenrno con a capo lo stesso Ivanishvili. Nell'ottobre del 2013 si svolgevano le elezioni presidenziali, vinte da Giorgi Margvelashvili.

Cultura: generalità

La Georgia è un Paese con un passato culturale ricco e antico, aperto alle influenze esercitate dai grandi popoli che via via si alternarono nella dominazione del territorio e dalle tradizioni religiose di cui questi imperi furono portatori (cristiana, ortodossa, musulmana). In alcuni ambiti, particolarmente in quello letterario, le manifestazioni artistiche espresse nel corso della tradizione rimasero racchiuse entro i confini nazionali per lungo tempo, come testimoniato dalle opere epico-letterarie risalenti al XII-XIII secolo d. C. diffuse e tradotte in Occidente solo all'inizio del sec. XX. Questo isolamento, reso più marcato da una lingua nazionale affascinante ma ostica, e, nel corso del Novecento, da un ripiegamento interno provocato dalla dominazione russa e dalle imposizioni socio-culturali dettate dal regime sovietico, non ha impedito al Paese di guardare all'Europa e alla cultura occidentale come fonte di ispirazione, confronto, reinterpretazione di stili e idee (si pensi alle suggestioni letterarie e teatrali ma anche pittoriche o architettoniche), innervatisi nel corso della storia sui tratti peculiari della cultura locale, di cui il canto polifonico in campo musicale, l'arte della miniatura in campo figurativo e le costruzioni religiose in ambito architettonico sono alcuni degli esempi più felici. A testimonianza della ricchezza culturale e dei beni conservati sul territorio georgiano, si ricordano anche i siti considerati dall'UNESCO patrimonio mondiale: la Cattedrale di Bagrati e il Monastero di Ghélati (1994), le chiese storiche di Mtskheta (1994) e l'Alto Svaneti (1996).

Cultura: letteratura

La letteratura georgiana deve le sue origini al cristianesimo, introdotto in Georgia verso il sec. IV-V. All'inizio essa è costituita quasi esclusivamente da traduzioni delle Scritture, per passare ben presto a una vasta produzione agiografica: assai nota è la Vita di Santa Šušanik, documento dell'influenza armena sulla Georgia. Una data importante è il 980, anno della fondazione del monastero dell'Iviron sul monte Athos, che portò all'apogeo la letteratura monastica. Con la dinastia dei Bagratidi, la letteratura georgiana raggiunse la sua “età dell'oro” (sec. XI-XIII). Accanto alla produzione esclusivamente ecclesiastica, proprio in questo periodo essa presenta alcune fra le sue opere più significative, soprattutto nell'epica, la quale, pur attingendo alla tradizione indo-iranica, rivela nello spirito e nella forma una caratteristica schiettamente nazionale. Amiran figlio di Dareǧan di Moses Koneli inizia la serie di poemi illustranti la tradizione epica cavalleresca del popolo georgiano. Il capolavoro dell'epoca è L’uomo nella pelle di tigre (o Il cavaliere dalla pelle di leopardo) di Šota Rustaveli (vissuto a cavallo tra i sec. XII e XIII), vasta rappresentazione della società georgiana sotto i Bagratidi. Dopo un periodo di decadenza (sec. XIII-XVI), nuovi periodi di fioritura letteraria si ebbero nei sec. XVII e XVIII, dominati dalla storia e dalla novellistica. Agli inizi del sec. XIX data la letteratura romantica georgiana, di cui i maggiori esponenti furono Alessandro Čavčavadze (1786-1846), ponte tra la poesia tradizionale e quella europea, e Nikoloz Baratašvili (1817-1845), definito il “Byron georgiano”. Al fervore intellettuale di questo periodo si deve il vasto movimento di idee che portò a quel risveglio conclusosi con l'indipendenza politica della Georgia. Una delle personalità più significative di questo movimento di rinascita nazionale è Ilia Čavčavadze (1837-1907), che nella poesia si ispira a modelli europei, e nella prosa descrive la difficile situazione sociale e la decadenza morale. Accanto a lui si devono ricordare Akaki Cereteli (1840-1914), Alessandro Kazbegi (1847-1893) e Važa Pšavela (1861-1915). Dopo la presa del potere da parte dei bolscevichi (1921), la vita letteraria ha avuto ancora intenso sviluppo. Tra i maggiori poeti vanno citati G. Tabidze (1892-1959) e T. Tabidze (1895-1937), P. Iašvili (1894-1937), G. Leonidze (1899-1966) e, tra i narratori, G. Robakidze (1884-1962) e K. Gamsakurdia (1891-1975). Dopo la seconda guerra mondiale, nella letteratura georgiana (anche in quella drammatica) i temi principali affrontati sono il passato, la guerra, la costruzione della pace e della nuova società e la descrizione della vita contemporanea secondo i canoni del realismo socialista. Tra gli autori sono da ricordare i prosatori Š. Dadiani (1874-1959), D. Šengelaja (1896-1980) e A. Beliašvili (1903-1961), che esordì come poeta futurista per dedicarsi più tardi alla narrativa storica e al cinema come sceneggiatore. A partire dagli anni Settanta, un certo rinnovamento nei temi si nota nella poesia, che si concentra sui problemi sentimentali e spirituali dell'uomo moderno grazie a I. Abašidze (1909-1992), A. Kalandadze (n. 1924), O. Čiladze (n. 1933), che si è dedicato anche alla prosa, e M. Mačavariani (n. 1929). Per la narrativa, che punta a descrivere la vita contemporanea, ricordiamo N. Dumbadze (1928-1984), O. Ioseliani (n. 1930), A. Sulakauri (n. 1927). Tra gli scrittori georgiani più famosi degli ultimi anni si citano ancora B. Akunin (n. 1956), pseudonimo di G. Tchkhartičvili, fortunato e apprezzato autore di romanzi gialli in lingua russa, lo storico e romanziere A. Morčiladze (n. 1966) e D. Turašvili (n. 1966).

Cultura: arte

Fin dall'Età del Bronzo i territori della Georgia furono interessati alle prime esperienze metallurgiche maturate nell'area caucasica già nel III-II millennio grazie alla loro prossimità alle civiltà dell'Asia anteriore. Oltre a costruzioni difensive o di abitazione, risalgono a quest'epoca le numerose sepolture a tumulo (che anticipano per molti aspetti i “tumuli reali” sciti) di Calka-Trialeti e di altre località della Transcaucasia, contenenti ceramiche, armi, oggetti e ornamenti in oro e argento. Nel sec. VI nelle regioni dell'antica Colchide si diffusero elementi della cultura greca, pervenuti sulle rive del Caucaso tramite le città commerciali (Dioskourias, Phasis, Pityous ecc.) createvi da coloni ionici. Più tardi penetrarono in Georgia influenze romane e quindi iraniche (nell'apporto dell'arte sassanide, impregnata di influssi ellenistici e della Siria romana). Con l'introduzione del cristianesimo (sec. V) andò affermandosi l'architettura religiosa, con la costruzione di numerose basiliche a tre navate (secondo le forme diffuse nell'area mediterranea), nelle quali l'interesse per l'organizzazione dello spazio interno prevale su quello dei volumi esterni (basiliche di Sion a Bolnisi, di Urbnisi, di Dmanisi e di Ančishati a T'bilisi). Tra la fine del sec. VI e l'inizio del sec. VII si diffuse il tipo di chiesa a pianta centrale a cupola, dove il sapiente uso dei pennacchi a tromba realizza eccezionali soluzioni di raccordo tra la pianta quadrata e quella poligonale degli alti tamburi che reggono la cupola: il più antico esempio, a organismo tetraconco, è la chiesa di Džvari (586-604), mentre quella di Cromi (626-634), con cupola su quattro pilastri e nicchie triangolari affiancate all'abside, costituisce per queste sue caratteristiche modello per sviluppi successivi. Le chiese sorte tra il sec. X e il XIII recano influenze romaniche e bizantine (chiese di Alaverdi presso Telavi, di Bagrat a Kutaisi, di Sveti-Choveli e del monastero di Samtavro a Mcheta, di Nikorcminda, di Samtavisi del sec. XI; di Gelati del sec. XII; di Betania, Ikorta e di Pitareti del sec. XIII). La grande stagione dell'architettura ebbe termine con l'invasione mongola e il succedersi di altri avvenimenti storici. Quella che seguì ripeté schemi del passato o si limitò a opere di restauro o di ampliamento dei vecchi edifici. Maggiori sviluppi della scultura ebbe la pittura murale, la cui tradizione fiorì accanto all'architettura (chiesa di Iprari, di S. Giorgio a Nakipari, sec. XI-XII, chiesa di Ubisi, sec. XIV, chiesa di Gelati, sec. XVI). Ricca fioritura ebbero l'arte della miniatura (Vangeli di Adisi, 897, e di Dzuruci, 940), dello smalto (immagine della Vergine, del sec. X, incastonata nel trittico d'oro di Hanuli del sec. XII, ora nel Museo di Stato di T'bilisi) e dell'oreficeria sacra. Dopo l'annessione alla Russia nel sec. XIX l'arte in Georgia si espresse secondo i temi di ispirazione russa e occidentale nel cui ambito si sono sviluppati gli stili contemporanei. Tra gli artisti moderni, si ricorda, nell'ambito della pittura, N. Pirosmani (1862-1918), che distaccatosi dalla rappresentazione della vita religiosa ha scelto come soggetti dei suoi affreschi la vitalità dell'esistenza quotidiana; l'artista, sconosciuto fino alla morte, venne riscoperto dai modernisti georgiani come D. Kakabadze (1889-1952), L. Gudiašvili (1896-1980) e Š. Kikodze (1894-1921), che trasmisero nelle loro opere lo spirito e le suggestioni europee respirate nella Parigi degli anni Venti in cui dimorarono per un certo periodo.

Cultura: teatro

Nel ricco panorama artistico georgiano si ricordano, tra i maggiori esponenti del teatro del XX secolo, da un lato, i registi K. Marjanishvili (1872-1933) e S. Akhmeteli (1886-1937), attivi negli anni Venti e Trenta del Novecento, sottoposti al rigido controllo russo e denunciati in diverse riprese come attivisti oppositori del regime sovietico; dall'altro, gli autori M. Tumanishvili (n. 1935) e R. St'urua (n. 1938), attivi tra gli anni Settanta e Novanta. Divenuti famosi per gli allestimenti shakespeariani (in particolare, Riccardo III), questi registi hanno saputo rappresentare nelle loro rivisitazioni pungenti parodie dei moderni regimi dittatoriali. Altra forma di teatro molto popolare in Georgia è quella legata alle marionette; tra i nomi, uno su tutti, quello dell'acclamato R. Gabriadze.

Cultura: musica

La musica georgiana ha una lunga tradizione: ne parla già nel sec. IV a. C. Senofonte. A differenza di quella dei popoli vicini, la musica popolare è polifonica; nel sec. IV d. C. cominciò a svilupparsi il canto religioso cristiano e nel sec. X M. Modrekili introdusse la notazione neumatica. Dall'Ottocento si fa notare nella musica l'influsso europeo. Nel 1851 fu fondato il Teatro dell'Opera a T'bilisi, nel 1917 il conservatorio, nel 1924 l'orchestra sinfonica. Tra i compositori georgiani attivi tra la fine del sec. XIX e l'inizio del XX si ricordano M. A. Balančivadze (1862-1937), considerato uno dei fondatori della musica moderna georgiana, Z. P. Paliašvili (1871-1933), esponente di spicco della musica classica del Paese, D. I. Arakišvili (1873-1953), studioso di etnomusicologia, O. V. Taktakišvili (1924-1989), autore tra le altre opere, di due sinfonie e diversi concerti per piano e violino. Tra gli esponenti contemporanei, si ricorda G. Kančeli (n. 1935), autore di musiche ispirate alla fede ortodossa. Molto famosi nel panorama attuale sono anche i cori polifonici (l'importanza rivestita dalla tradizione polifonica georgiana è testimoniata dalla decisione dell'UNESCO che, nel 2001, l'ha inserita nell'elenco del patrimonio dell'umanità): nella capitale, si esibisce il noto coro Rust'avi, guidato dal leader A. Erkomaičvili, protagonista di apprezzate tournée in diversi Paesi del mondo. A questa tradizione si collega anche lo studio degli antichi strumenti popolari georgiani e dei repertori a esso collegati nel corso dei secoli: tra i principali, si ricordano il salamuri, di origini antichissime, pandori e cionguri (della famiglia dei liuti). Di derivazione popolare e di grande diffusione sono anche le danze locali, mescolanze riuscite di arte e tecnica, ispirate alla vita delle regioni di cui sono espressione e valorizzate da soluzioni coreografiche di grande impatto, come quelle curate dai fondatori della Georgian State Dance Company (n. 1945), N. Ramišvili e I. Sukhišvili. Di tutt'altra natura, ma di uguale successo, la musica di Shavi Prinsi e Bedina, giovani rapper georgiani che si sono imposti nel panorama musicale del Paese diffondendo le sonorità underground, fino a quel momento sconosciute, dell'hip-pop, dando voce a quella cultura metropolitana che non ha faticato a trovare nei centri urbani industriali disseminati nel Paese un luogo di diffusione e amplificazione.

Cultura: cinema

Dal punto di vista cinematografico, la produzione georgiana è sempre stata particolarmente intensa: tra i registi più conosciuti in Occidente, noti anche per l'intento di rappresentare in modo satirico la vita quotidiana nei Paesi comunisti e le storture dei regimi dittatoriali, si ricorda T. Abuladze (1924-1994), autore di Pentimento (1986), premio speciale della giuria a Cannes. Il regista contemporaneo più famoso è, attualmente, O. Ioseliani (n. 1934), che, nonostante abbia scelto di eleggere la Francia come centro della sua attività, è autore di opere percorse da temi legati all'identità georgiana.

Bibliografia

C. Amiranachvili, Les Emaux de Géorgie, Parigi, 1962; Autori Vari, Storia della Georgia dai tempi antichi ai nostri giorni, Tbilisi, 1966; D. M. Lang, The Georgians, Londra, 1966; S. A. Tokarev, Popoli e costumi, Bari, 1969; M. Grant, A Chapter in the History of Georgian Communism, Londra, 1984.