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Gerusalemme, Régno latino di-

stato istituito dopo la I crociata, subito dopo la riconquista di Gerusalemme (22 luglio 1099), da un gruppo di principi franchi, che ne offrirono la corona a Goffredo di Buglione, il quale, però, rifiutò il titolo di re (preferendo quello di avvocato o difensore del Santo Sepolcro), che fu assunto dopo la sua morte dal fratello Baldovino I di Boulogne (1100). Preceduto dall'istituzione della Contea di Edessa e del Principato di Antiochia (1098) e originariamente limitato a Gerusalemme e agli immediati dintorni, il regno fu via via ampliato da Goffredo e, nella prima metà del sec. XII, da Baldovino I, Baldovino II e Folco V d'Angiò, quando raggiunse la massima estensione comprendendo la costa mediterranea da N di Beirut a S di Gaza, e un retroterra che si allargava progressivamente da N a S attraversato dal Giordano, con una larga enclave verso il golfo di ʽAqaba. In questo periodo la monarchia riuscì ad affermarsi sui baroni, animati da un irriducibile spirito d'indipendenza e a imporsi autorevolmente ai principi di Edessa, di Antiochia e di Tripoli (contea fondata nel 1109), benché non esistesse un preciso rapporto di vassallaggio tra essi e il regno, il cui ordinamento feudale di stile francese ebbe sempre un carattere giuridicamente incerto. La controffensiva musulmana, che provocò la caduta di Edessa (1144), impose al regno ardui problemi di difesa, aggravati dalla discordia tra i principi, dall'indisciplina dei baroni, dall'inadeguatezza delle forze locali (non sorrette da aiuti dall'Europa) e dallo scarso affiatamento tra la popolazione latina e le popolazioni indigene. I re di Gerusalemme nella seconda metà del sec. XII, in particolare Amalrico I, cercarono di sfruttare a proprio vantaggio i contrasti esistenti tra i Turchi di Siria e gli Arabi d'Egitto; ma ai successi iniziali succedette una serie di rovesci: l'unificazione della Siria e dell'Egitto per opera dell'atābèg di Aleppo Nūr ad-Dīn segnò l'accerchiamento del regno e rese possibile al continuatore della sua politica, il Saladino, dopo la vittoria di Ḥattīn sul re Guido di Lusignano, la conquista di Gerusalemme (4 ottobre 1187) e di gran parte del regno. Lo stesso re Guido e le forze della III Crociata (1189-92), iniziata da Federico Barbarossa e terminata da Filippo II di Francia e Riccardo Cuor di Leone d'Inghilterra, ricuperarono al regno la costa palestinese da Tiro a Giaffa, mentre l'interno, compresa Gerusalemme, rimase al Saladino. Il regno, pur conservando il suo prestigioso nome, ebbe come capitale San Giovanni d'Acri e sopravvisse per un secolo (1192-1291). Vi regnarono, dopo Guido, divenuto re di Cipro, Enrico di Champagne (1192-97), che conservò la pace coi successori del Saladino, quindi Amalrico II di Lusignano (1197-1205), fratello di Guido e re di Cipro, che ebbe la delusione di vedere la IV Crociata deviata alla conquista di Costantinopoli, disinteressandosi dei Luoghi Santi. Altrettanto sterile ai fini della riconquista fu la V Crociata, diretta in Egitto, a cui prese parte il re Giovanni di Brienne (1210-25). Entrò invece in Gerusalemme e vi prese la corona in virtù di un accordo col sultano d'Egitto l'imperatore Federico II di Svevia (genero di Giovanni di Brienne) nel febbraio 1229. Ma dopo la sua partenza, avvenuta nel maggio dello stesso anno, e nonostante i suoi sforzi, le posizioni da lui ristabilite in Palestina crollarono. Il regno, nominalmente sotto la dinastia sveva, rappresentata dopo la morte di Federico II tra il 1250 e il 1268 da Corrado IV e da Corradino, divenne una turbolenta costellazione di baronie e di città-repubbliche mercantili senza coerenza né pace, tra le quali solo Luigi IX di Francia ristabilì per breve tempo qualche disciplina (1250-54). In questo periodo di vera e propria anarchia, dopo gli Svevi ebbero la corona di Gerusalemme Ugo III ed Enrico di Lusignano re di Cipro (e la rivendicò anche Carlo I d'Angiò, re di Sicilia). Nel grande scontro tra i Mongoli e i Mamelucchi d'Egitto per il dominio dell'Asia anteriore, gli Stati crociati parteggiarono per questi ultimi che, sotto il sultano Baybars e i suoi successori, conquistarono prima la Siria musulmana, poi la cristiana. Caddero così l'una dopo l'altra le ultime posizioni cristiane (1265-91): Antiochia (1268), Tripoli (1289; dal 1201 la contea di Tripoli era unita al principato di Antiochia) e infine, nello stesso anno 1291, San Giovanni d'Acri (29 maggio), Tiro, Sidone, Beirut, ultimi sbocchi al mare del regno di Gerusalemme. § Il regno ebbe strutture feudali codificate nelle Assise di Gerusalemme (sec. XII-XIII); la monarchia, ereditaria ma legittimata dal consenso dei baroni, era soggetta a forti restrizioni di diritto e di fatto da parte dei vassalli, del patriarcato e degli ordini militari Ospitalieri e Templari, che diedero il maggior contributo alla difesa armata del regno per terra e per mare. Gli affari politici e giudiziari erano amministrati da quattro corti: l'Alta corte o dei nobili, la Corte dei borghesi, la Corte del rais (per gli indigeni) e la Corte ecclesiastica; vi erano inoltre un tribunale commerciale e uno marittimo. Le risorse economiche della corona derivavano da diritti feudali, monopoli, imposte sul commercio, largamente esercitato dalle città marinare italiane (Pisa, Genova, Venezia), provenzali e catalane, che vi avevano colonie e godevano di ampi privilegi. Il numero complessivamente esiguo della popolazione latina rispetto a quella indigena non diede luogo ad alterazioni sociali profonde: la prima fornì la classe dirigente, l'altra rimase dedita alla produzione prevalentemente agricola, pastorale e artigiana, non fu sottoposta a speciali gravami né perseguitata per motivi religiosi. Tra le due popolazioni si verificarono reciproci influssi culturali e di costume. Scomparso il regno, il titolo reale, conservato dai Lusignano di Cipro, passò da questi ai Savoia (1485), ma fu contemporaneamente rivendicato dagli Angioini e, dopo la loro estinzione, dai re di Francia eredi dei loro diritti, da Luigi XI a Francesco I.