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Giùlio II

(al secolo Giuliano Della Rovere), papa (Albissola 1443-Roma 1513). Nipote di Sisto IV, fu da lui eletto cardinale nel 1471. Divenuto politicamente potentissimo soprattutto al tempo del pontificato di Innocenzo VIII, passò all'opposizione sotto Alessandro VI e fu costretto a rifugiarsi per alcuni anni in Francia e nell'Italia settentrionale. Rientrato a Roma dopo la morte di Alessandro VI (1503), approfittò del breve pontificato di Pio III (settembre-ottobre 1503) per preparare la propria elezione al soglio pontificio e il 31 ottobre 1503 divenne papa col voto unanime dei cardinali. Personalmente disinteressato, ma deciso ad accrescere in ogni modo la potenza della Chiesa, vero papa soldato, provvisto di genio politico e militare, nel gennaio 1504 eliminò Cesare Borgia e rientrò così in possesso di parte della Romagna; si impadronì di Perugia e Bologna sottomettendo i Baglioni e i Bentivoglio (1506); quindi aderì alla Lega di Cambrai (1508) colpendo di scomunica e di interdetto Venezia ma, temendo poi l'eccessiva potenza francese nella penisola, non esitò a stipulare una pace separata con la Serenissima che gli restituì Rimini e Faenza (1510). Riconquistate infine Modena e Mirandola, quando Luigi XII convocò a Pisa un concilio contro di lui rispose immediatamente con la costituzione della Lega Santa insieme a Spagna, Venezia e Inghilterra (1511). Gravemente sconfitto a Ravenna (1512), ristabilì la situazione con l'aiuto degli Svizzeri e, dopo che i Francesi furono scacciati dalle Romagne e dal Milanese, appoggiò la rivolta di Genova, si riconciliò con Ferrara, ottenne dal Concilio Laterano la condanna delle decisioni prese da quello di Pisa. Poco curante di una profonda riforma della Chiesa, Giulio II fu invece fastoso e illuminato mecenate: per lui lavorarono, tra gli altri, Raffaello, Michelangelo e Bramante, il quale iniziò la costruzione della basilica di S. Pietro in Roma (1506).