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Giuditta (religione, musica e teatro)

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Biografia

(ebraico Yĕhúdhîth). Personaggio biblico. Pia vedova della città di Betulia, allora assediata da Oloferne, generale del re assiro Nabucodonosor, concepisce l'ardito disegno di liberare la sua città e a questo scopo si adorna dei suoi abiti migliori e si lascia catturare dai soldati nemici, che la portano a Oloferne; questi se ne invaghisce e la invita a un banchetto. Giuditta vigila e quando Oloferne è preda dei vapori del vino, con un colpo di spada gli stacca la testa dal busto e se la porta quale trofeo a Betulia. La città, liberata, acclama la sua eroina.

Giuditta in musica e in teatro

La vicenda dell'eroina biblica ha ispirato, oltre a una ricca serie di composizioni musicali (quasi tutte dei sec. XVII-XIX), fra cui si ricordano l'oratorio Juditha triumphans (1716) di A. Vivaldi e un'opera di A. Honegger (Giuditta, 1925-26), un'altrettanto ampia produzione letteraria e drammatica. Si citano vari poemi, databili dal Medioevo; alcuni “drammi biblici” cinquecenteschi (fra cui uno di H. Sachs, 1511) e molte tragedie, fra cui spiccano una Judith (pubblicata nel 1627) di F. Della Valle, densa di fumi barocchi, un'altra Judith (1931) di J. Giraudoux, la più inquieta e anche la meno fortunata delle sue opere, una Giuditta (1949) di C. Terron, trasferita nel dramma della seconda guerra mondiale, e, soprattutto, la Judith di F. Hebbel, tragedia in cinque atti presentata a Berlino il 6 luglio 1840. In questa versione la protagonista riesce a uccidere Oloferne soltanto quando lui l'ha violentata e non agisce come strumento della vendetta divina ma per punire sia l'oltraggio alla propria castità sia soprattutto il turbamento inflitto alla sua anima. Il dramma, tuttora rappresentato in Germania, è un tardivo frutto dello Sturm und Drang: ne conserva la violenza, la sete di assoluto, il rifiuto del compromesso.

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