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Giugurta

(latino Iugurtha), re di Numidia (? ca. 160-Roma 104 a. C.). Dopo aver combattuto, nel 133 a. C., nell'esercito romano agli ordini di Scipione l'Emiliano, nella conquista di Numanzia in Spagna, succedette, nel 118 a. C., allo zio Micipsa nel regno di Numidia, che divise con i figli dello stesso zio, Iempsale e Aderbale. Ambizioso e violento, prima assassinò Iempsale, poi cacciò dai suoi territori Aderbale, massacrando anche molti mercanti romani che aveva fatto prigionieri nella presa di Cirta (112 a. C.). Varie spedizioni militari organizzate dal Senato romano contro di lui non ebbero successo, e forti furono i sospetti che egli corrompesse col danaro esponenti della nobiltà romana. Nel 107 a. C., il console Mario intraprese una campagna contro di lui. Ridotto allo stremo, Giugurta si rifugiò in Mauretania, presso il suocero Bocco, che però lo tradì consegnandolo a Silla, allora questore di Mario. Fu strangolato nel carcere Tullianum a Roma, dopo aver ornato il trionfo di Mario. Nel Bellum Iugurthinum, Sallustio narra che Giugurta, allontanandosi da Roma dov'era stato convocato dal Senato per scolparsi dei suoi primi atti di forza, gridasse verso la città le parole rimaste famose: “o città venale, pronta a venderti al maggior offerente”.

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