Giusèppe (re di Napoli, poi di Spagna)

Bonaparte, re di Napoli, poi di Spagna (Corte, Corsica, 1768-Firenze 1844). Fratello maggiore di Napoleone, laureatosi in legge a Pisa, seguì le vicende del fratello in Corsica, a Marsiglia, a Parigi e nella campagna d'Italia (1796). Fu poi deputato, ambasciatore a Roma (1797), membro del Consiglio di Stato e capo del governo nel 1805. Creato re di Napoli nel 1806, vi iniziò illuminate riforme. Nel 1808, sempre in obbedienza agli ordini del fratello, lasciò a malincuore Napoli per assumere il trono di una Spagna in piena rivolta. Tenne il malfermo regno per cinque anni, finché Wellington e gli insorti spagnoli non sconfissero definitivamente le truppe napoleoniche a Vitoria (21 giugno 1813). I suoi sinceri propositi di governare nell'interesse del Paese si scontrarono con l'opposizione del popolo spagnolo che vide in lui un usurpatore, con la politica accentratrice di Napoleone che rese illusoria la sua sovranità e con una pesante crisi finanziaria. I documenti confermano che Giuseppe fece tutto quello che poté per la Spagna, nelle drammatiche circostanze in cui si svolse il suo effimero regno (dovette abbandonare una prima volta Madrid nel 1808, appena giuntovi, e poi tra l'agosto e il novembre del 1812), osando persino dissentire più volte da Napoleone e tentando una volta di abdicare (1811). Avviò anche qualche timida riforma utile, frustrata però dalla guerra continua e dallo stato disastroso delle finanze spagnole. Dopo l'abdicazione del fratello, cui fu vicino nei Cento giorni, visse negli Stati Uniti, in Inghilterra e infine a Firenze.

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