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Goodman, Nelson

filosofo statunitense (New York 1906-Needman 1998). È stato tra i principali esponenti della filosofia analitica statunitense. Nel suo The Structure of Appearance (1951), Goodman già esponeva le basi logiche della sua tesi “costruzionalista”: il mondo non ha, in se stesso, alcuna struttura; scegliendo la base di un sistema logico, si costituisce per ciò stesso una struttura del mondo; non esiste un sistema logico migliore di altri, cioè un unico sistema “corretto”, sotto il quale sia possibile far ricadere tutte le conoscenze scientifiche e tutte le rappresentazioni della realtà. La tesi veniva radicalizzata in Ways of Worldmaking (1978), nel quale Goodman arrivava a sostenere che qualunque sistema simbolico (riferibile alla scienza, alla filosofia, all'arte, alla mera percezione o al linguaggio comune) può fornire rappresentazioni “corrette” del mondo (il che non comporta che tali rappresentazioni siano “vere”). Già nell'analisi condotta in Languages of Art (1968), egli aveva sostenuto che l'arte ha un concreto ruolo cognitivo, anche se il sistema simbolico che essa utilizza la rende sostanzialmente immune da quel processo di riassorbimento e reinterpretazione che caratterizza la storia della scienza. Sviluppando la sua critica dell'empirismo e in piena coerenza con il proprio relativismo filosofico, in Fact, Fiction and Forecast (1983) Goodman mostrava poi che l'attribuzione di predicati agli oggetti (descritta in genere come un processo induttivo) non può essere considerata come una mera questione di fatto: a partire dalle osservazioni effettuate è possibile attribuire agli oggetti una molteplicità di predicati, anche del tutto fittizi, la cui plausibilità non può essere oggetto di controllo empirico.