Questo sito contribuisce alla audience di

Gozzano, Guido

poeta italiano (Torino 1883-1916). La breve e patetica vicenda umana di Gozzano ha sempre esercitato una profonda suggestione sui lettori dei suoi versi che, tratti in inganno dal facile cliché del cantore delle “buone cose di pessimo gusto”, hanno spesso limitato sotto l'etichetta del “crepuscolarismo” un'esperienza lirica che, per i suoi esiti nuovissimi, consacra il poeta torinese, al di là di ogni corrente letteraria, come il primo protagonista della poesia italiana del Novecento. Laureatosi in legge, non esercitò l'avvocatura: minato dalla tubercolosi, soggiornò frequentemente ad Aglié, nel Canavese; ma gli fu sempre gradito il ritorno nella sua Torino, destinata a divenire uno dei miti centrali della sua poesia. Dopo aver subito l'influsso dottrinale di Schopenhauer e di Nietzsche e quello, poetico, di D'Annunzio, si liberò dalle suggestioni dell'estetismo grazie alla frequentazione di testi di poesia straniera, da Jammes a Laforgue; da Verlaine a Samain. Clamorosa fu la relazione sentimentale di Gozzano con la poetessa Amalia Guglielminetti, documentata dalle Lettere d'amore, pubblicate nel 1951; a trent'anni, la speranza di una guarigione lo indusse a intraprendere un viaggio in India: le immagini e i ricordi di tale viaggio si raccoglieranno nel libro Verso la cuna del mondo (postumo, 1917). Da una nostalgia esotica, in contrasto con una volontà di rifugio in luoghi quieti e familiari, è appunto caratterizzata la poesia di Gozzano: non a caso la sua prima raccolta s'intitola La via del rifugio (1907). Questa prima produzione (eccezion fatta per Le due strade e per L'amica di nonna Speranza, che sono tra le cose migliori di Gozzano) non supera tuttavia i limiti di un repertorio di motivi ed è ancora percorsa da echi dannunziani. La guarigione dalla “tabe letteraria” avviene con I Colloqui (1911), che introducono, sotto la maschera di Totò Merumeni, un dissacrante ritratto del poeta: l'esteta provinciale, che ha sognato a lungo amori di attrici e principesse per ripiegare infine sulla “cuoca diciottenne”. Si verifica così il rovesciamento della canonica figura dannunziana della “signora”, cui il poeta contrappone la sua Signorina Felicita: l'elogio dell'amore ancillare, dell'umile e inamabile ragazza di provincia ha una sua carica provocatoria e polemica nei confronti delle donne inautentiche della letteratura; allo stesso modo, la villa gozzaniana, con la sua insalata e i suoi legumi, capovolge e irride il “parco”, luogo privilegiato della poesia dannunziana. Al sublime ideale superumano si oppone la prosaica ideologia di una vita piccola e borghese: e la realtà quotidiana varca per la prima volta la soglia della poesia. L'operazione si compie con un'ostentata fedeltà alla metrica tradizionale, che, nell'urto col discorso prosaicizzante, assume un sapore nettamente ironico. Ma all'ironia si congiunge la malinconia delle cose perdute, l'incantesimo del tempo che trascorre e dissolve ogni certezza: dall'ansia di frenare la corsa del tempo ha origine il motivo della “stampa”, il vagheggiamento tra patetico e ironico del piccolo mondo ottocentesco. Da tale ricerca, quasi proustiana, del tempo perduto nasce, alla fine dei Colloqui (nell'immagine del fanciullo che soccorreva le “disperate cetonie capovolte”), l'estremo mito lirico della Natura, come unica verità dinnanzi a cui cessa l'ironico sorriso del poeta: ma il vagheggiato poema sulle Farfalle rimase incompiuto. Lasciò anche due volumi di fiabe: I tre talismani (1914) e La principessa si sposa (postumo, 1917), e due volumi di novelle: L'altare del passato e L'ultima traccia (postumi, 1918 e 1919).

B. Croce, Letteratura della nuova Italia, Bari, 1940; A. Momigliano, Ultimi studi, Firenze, 1954; E. Montale, Gozzano, in “Il Verri”, Milano, 1957; idem, Guido Gozzano. Indagini e letture, Torino, 1966; L. Mondo, Natura e storia in Guido Gozzano, Genova, 1969; A. Piromalli, Ideologia e arte in Guido Gozzano, Firenze, 1972; S. Gotta, Tre maestri: Fogazzaro, Giacosa, Gozzano, Milano, 1975; S. Savoca, M. Tropea, Pascoli, Gozzano e i crepuscolari, Bari, 1988.