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Gravina, Gian Vincènzo

storico, giurista e letterato italiano (Roggiano, Cosenza, 1664-Roma 1718). Trasferito a Roma nel 1688, partecipò alla fondazione dell'Arcadia (1690) di cui dettò le leggi in latino arcaico e alla quale fu ascritto col nome di Opico Erimanteo. Da essa si staccò nel 1711 fondando nello stesso anno l'Accademia dei Quiriti. La sua importanza come giurista (aveva ottenuto nel 1699 la cattedra di diritto civile e nel 1703 quella di diritto canonico all'Università di Roma) è affidata soprattutto ai trattati De ortu et progressu iuris civilis (1701) e Originum iuris civilis libri tres (1708), nei quali reagì contro l'astratto giusnaturalismo d'ispirazione cartesiana ricollegando il diritto alla storia. Come studioso e teorico della letteratura, nel Discorso sopra l'“Endimione” del Guidi (1692) individuò la funzione della critica nella definizione della bellezza e nel trattato La ragion poetica (1708) intuì l'importanza della fantasia in arte, pur senza allontanarsi dal razionalismo del tempo. Compose anche cinque tragedie (Palamede, Andromeda, Appio Claudio, Papiniano e Servio Tullio), di forme rigidamente classicheggianti, e il trattato Della tragedia (1715). A Gravina va inoltre riconosciuto il merito di essere stato maestro e protettore di Metastasio, che lasciò erede dei propri beni.

B. Croce, Nuovi saggi sulla letteratura italiana del Seicento, Bari, 1949; B. Barillari, La posizione e l'esigenza del Gravina e altri saggi, Torino, 1953; W. Binni, L'Arcadia e il Metastasio, Firenze, 1963; M. Piccolomini, Pensiero estetico di Gian Vincenzo Gravina, Ravenna, 1984.