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Guglièlmo Tell

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La leggenda

Leggendario eroe svizzero (sec. XIII-XIV). Le sue gesta sono riportate per la prima volta in una ballata anteriore al 1474 e poi divulgata da Johannes von Müller (sec. XVIII). Secondo questa tradizione gli abitanti dei cantoni di Uri, Schwyz e Unterwalden si sollevarono contro i rappresentanti del duca d'Austria. Uno dei rivoltosi era Guglielmo Tell che il balivo di Uri, Gessler, condannò ad una difficile prova: colpire con una freccia la mela collocata sulla testa del figlio. Guglielmo Tell superò la prova ma fu ugualmente messo agli arresti. Egli riuscì tuttavia a fuggire durante una tempesta e a uccidere Gessler.

In letteratura e in musica

Numerosi sono gli scritti su Guglielmo Tell; si ricordano in particolare un dramma, rielaborazione in prosa e in versi dovuta a Jakob Ruof (1500-1558), una tragedia di Antoine Lenierre (1723-1793), che fece da premessa all'omonima opera di F. Schiller, rappresentata a Weimar nel 1804. Da una saga dell'età delle migrazioni e da leggende posteriori che ponevano in connessione il valente tiratore con le lotte di liberazione dei cantoni svizzeri dagli Asburgo, Schiller compose un dramma della libertà che da pura autonomia esteriore assurse per Tell, semplice cacciatore fattosi salvatore del suo popolo, a libertà etica. Altre redazioni della tragedia sono dovute a J. Sheridan Knowles (1784-1862), Michel Pichat (1796-1828), A. Gil y Zárate (17961861), Eugenio d'Ors (1882-1954), mentre tra le opere musicali, di cui vanno almeno ricordate quelle di A. E. Grétry (1742-1813) e di B. A. Weber (1766-1821), trionfò su tutte quella in quattro atti di G. Rossini, su libretto di V. de Jouy e H. Bis, rappresentata all'Opéra di Parigi il 3 agosto 1829. Il libretto ricalca l'omonimo dramma di Schiller, conferendo maggior rilievo al protagonista e alla vicenda amorosa di Rudenz e Berta (che diventano Arnoldo e Matilde), concedendo molto alle esigenze spettacolari dell'Opéra (di qui, tra l'altro, il gran numero di balletti), attenuando e sfumando i contenuti politici e sopprimendo alcuni personaggi. Rossini affrontò questa, che doveva essere la sua ultima opera, al termine di una lunga ricerca ed evoluzione e dopo uno sforzo di adeguamento al nuovo ambiente francese, puntando su una dimensione europea di ampio respiro.