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Guillén, Jorge

poeta spagnolo (Valladolid 1893-Málaga 1984). Intraprese la carriera universitaria, dapprima a Oxford, poi a Murcia, Siviglia e Madrid. Dopo la guerra civile, si trasferì negli Stati Uniti dove insegnò spagnolo al Wellesley College. Considerato un rappresentante della Generazione del '27, Guillén è però autore, a differenza di Lorca o di Alberti, di una poesia in cui l'assunto e il gioco intellettuale sono portati alle estreme conseguenze. Fedele all'insegnamento di Valéry, Guillén svolge tuttavia un discorso personale, lucidissimo, fondato sulla norma della “poesia pura”, che per lui è il risultato dell'esclusione dal componimento poetico di tutto ciò che ha carattere prosastico. Tale purezza non esclude per Guillén l'esperienza umana, e, sebbene quella che filtra nella sua opera sia l'esperienza del quotidiano e del primario, la raffinata operazione cui egli sottopone il linguaggio fa sì che la sua esigenza di estrema chiarezza e densa concisione costringa paradossalmente il lettore a un intenso sforzo di comprensione. Il suo verso è costruito in preferenza di metafore e sequenze d'immagini, evitando l'aneddoto, talché il recupero della realtà esteriore avviene all'interno del discorso poetico. La sua produzione è quasi tutta riunita in tre cicli, raccolti, nel 1968, in un unico volume dal titolo Aire nuestro: Cántico (Fé de vida), la cui 1a edizione (1928), comprendente 75 poesie, fu ampliata fino alle 334 della 4a edizione (1950); Clamor. Tiempo de Historia che comprende Maremagnum (1957), Qué van a dar en la mar (1960) e A la altura de las circunstancias (1963); e Homenaje, reunioń de vidas (1967). Le raccolte successive, Y otros poemas (1973), Historia muy natural (1980), El poeta ante su obra (1980) e Final (1981), non apportano, in complesso, molto di nuovo a un'opera già tanto vasta e originale, ma testimoniano la dignità e la coerenza con cui fino alla fine della lunga esistenza questo creatore esemplare si rifiutò di distinguere la vita dalla poesia. Guillén ha lasciato anche diversi saggi critici di sagace lucidità, dai molti articoli degli anni Venti (raccolti da K. Sibbald in Hacia Cántico, 1980) alle splendide lezioni tenute all'Università di Harvard e rielaborate in Lenguaje y poesía (1962); ha anche tradotto, da poeta, poeti quali Valéry, Claudel, W. Stevens e Montale. Rientrato definitivamente in Spagna nel 1977, nello stesso anno conseguì il premio Cervantes dell'Accademia di Spagna e il gran premio dell'Accademia dei Lincei di Roma.

J. Caro Romero, Jorge Guillén, Madrid, 1974; A. P. Debicki, La poesía de Jorge Guillén, Madrid, 1974; A. Cima, Jorge Guillen, Milano, 1975.