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Hāfiz

(arabo, colui che conosce il Corano a memoria), nome d'arte del poeta persiano Shams ad-Dīn Muḥammad (Shirāz ca. 1319-ca. 1390). Scarse e spesso inframmezzate da aneddoti sono le notizie sulla sua vita: nato da una stirpe forse originaria di Esfahān, godette della protezione dei vari governatori locali emissari dei Mongoli allora sovrani dell'Iran, pur senza essere coinvolto troppo direttamente nelle turbinose vicende del suo tempo. Rifiutò le sollecitazioni a recarsi come poeta di corte a Baghdad e in India, preferendo agli onori cortigiani la vita e l'ambiente della sua città natale, cui fa frequente accenno nei suoi versi. Hāfiz è autore di un non vasto dīvān, stupendamente terso ed equilibrato nello stile, che comprende anche dei brevi masnavī, ma che è celebratissimo soprattutto per i suoi ġhazal, genere in cui Hāfiz è considerato il massimo poeta persiano. Le sue liriche, improntate ad alcuni motivi ricorrenti (rapporto, quasi sempre infelice, amante-amato; esaltazione della mistica e ironia verso gli aspetti formali della religione; celebrazione di Shirāz e delle sue bellezze), sono poi arricchite e complicate da una serie di richiami e di immagini che possono essere quasi sempre interpretati sia alla lettera sia in chiave simbolica: da cui (data anche la brevità dei suoi ġhazal, che raramente superano i dieci versi) l'impressione generale di una sostanziale difformità di contenuto che è stata variamente discussa dagli studiosi di Hāfiz, persiani, ma anche e soprattutto europei. Al di là delle spesso discordanti interpretazioni proposte dall'esegesi filologica, restano comunque il meraviglioso equilibrio della composizione, la scorrevolezza e la semplicità delle parole nei singoli versi, il che fa sì che la poesia di Hāfiz sia ancor oggi sentita e popolarissima in Persia anche fra gli strati più umili della popolazione. La tomba del poeta presso Shirāz, ora mausoleo, è meta di pellegrinaggio per i Persiani che spesso attribuiscono ai suoi versi un valore esoterico e augurale.

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Hafiz.