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Haiti

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(Repiblik Dayti; République d'Haïti). Stato dell'America Centrale (27.065 km²). Capitale: Port-au-Prince. Divisione amministrativa: dipartimenti (11). Popolazione: 10.255.644 ab. (stima 2012). Lingua: creolo e francese (ufficiali). Religione: cattolici 54,7%, protestanti 28,5%, non religiosi/atei 10,2%, voodoo 2,1%, altri 4,5%. Unità monetaria: gourde (100 centesimi). Indice di sviluppo umano: 0,471 (168° posto). Confini: oceano Atlantico (N), Repubblica Dominicana (E), Mar delle Antille (S e W). Membro di: Caricom, OAS, ONU e WTO, associato UE.

Generalità

Haiti è il primo dei Paesi latino-americani ad aver ottenuto, nel 1804, l'indipendenza. Occupa il settore occidentale dell'isola di Hispaniola: il confine politico con la Repubblica Dominicana, che fu definito nel periodo 1822-43 e che subì in seguito solo lievissime modifiche, non si appoggia ad alcuna struttura morfologica o idrografica, ma è frutto di accordi e compromessi fra i due Paesi confinanti. La singolare cultura locale, intrisa di credenze animistiche e magiche, può spiegare perché si sia affermato François Duvalier, detto "Papa Doc", che ha imposto per 30 anni, dal 1957, il dominio assoluto, paternalistico quanto feroce, della sua famiglia. La dittatura è stata rovesciata da una rivolta popolare nel 1986, ma la situazione, all'inizio del XXI secolo, non è molto cambiata dato che l'ultima grande insurrezione nel 2004 è stata sedata grazie alla mediazione di USA e Francia e all'interveno dell'ONU. Una parvenza di ripristino della democrazia dipende dal controllo degli organismi internazionali. In questo contesto Haiti sta sprofondando in una condizione di sottosviluppo davvero estrema; una vera incognita per il futuro, nel quale per il Paese sembrano aprirsi ben pochi spazi. La situazione è stata aggravata dal terremoto del 2010 che ha causato più di 300.000 vittime e danni gravissimi alle infrastrutture.

Lo Stato

H. è una Repubblica unitaria di tipo presidenziale, secondo la Costituzione approvata con referendum il 29 marzo 1987. Il potere esecutivo è esercitato dal presidente della Repubblica, eletto a suffragio universale per 5 anni, coadiuvato dal primo ministro, da lui nominato. Il potere legislativo è affidato a un Parlamento bicamerale, formato dalla Camera dei deputati, eletta per 4 anni, e dal Senato, eletto per 6 anni, entrambi a suffragio universale. Il sistema di diritto è basato sulle norme occidentali, in particolare su codici di derivazione francese napoleonica. L'organizzazione della giustizia prevede al suo massimo grado la Corte Suprema, o di Cassazione. Nel Paese non sono presenti forze armate militari. L'unico corpo deputato al mantenimento dell'ordine, dopo il ritorno del governo ai civili, è una forza di Pubblica Sicurezza. L'istruzione è obbligatoria dal 1874. L'organizzazione scolastica è statale ma esistono numerose scuole religiose e private. Il sistema si basa sul modello francese e viene impartito in questa lingua. La scuola primaria è obbligatoria e dura 6 anni, a partire dai 6 anni d'età, ma l'obbligatorietà spesso non è rispettata, specie nelle zone rurali. Questo contribuisce a mantenere elevatissima la percentuale dell'analfabetismo, che è una delle più alte dell'emisfero occidentale (45,2% nel 2005). La scuola secondaria, che dura anch'essa 6 anni, comprende un ciclo d'insegnamento generale della durata di 3 anni e un secondo ciclo di 3 anni con corsi più specifici (di tipo liceale e tecnico-professionale). L'insegnamento superiore è impartito nell'Università di Haiti (Port-au-Prince, 1944) e in alcune scuole superiori (Scuola di alti studi internazionali, Scuola politecnica, Scuole di diritto ecc.).

Territorio: morfologia

L'isola di Hispaniola costituisce il maggior nodo orografico della regione insulare delle Grandi Antille. La conformazione morfologica del territorio haitiano rispecchia chiaramente la struttura dell'intero sistema caribico: gli allineamenti montuosi sono orientati approssimativamente secondo i paralleli con una marcata tendenza a convergere verso il massiccio montuoso della Cordigliera Centrale, in territorio dominicano. Le due catene principali si spingono dal centro dell'isola verso W, protendendosi vistosamente verso la Sierra Maestra di Cuba e la dorsale giamaicana, quasi a sottolinearne la connessione diretta. Le due lunghe penisole montuose, così originate, abbracciano un'ampia insenatura, il golfo della Gonâve, aperta a W: nel cuore del golfo sorge l'isola della Gonâve, orientata in direzione NW-SE e separata dall'isola di Hispaniola da due bracci di mare, il Canal de Saint-Marc e il Canal du Sud o Canal de la Gonâve. La parte centrale del territorio haitiano si presenta come una successione di allineamenti montuosi e di depressioni più o meno vaste: le principali catene sono qui le Montagnes Noires e la Chaîne de Matheaux, disposte in direzione NW-SE, fra le quali si apre il bacino dell'Artibonite. Fra le Montagnes Noires e la catena settentrionale si stende il Plateau Central, mentre a N del Morne La Selle, alla base della penisola sudoccidentale, si apre l'ampio e lungo corridoio d'origine tettonica, denominato Cul-de-Sac, parzialmente sommerso dalle acque lacustri dell'Étang Saumâtre. Il territorio fu soggetto nelle passate ere geologiche a due grandi sconvolgimenti orogenetici, che diedero origine agli attuali rilievi montuosi: il corrugamento laramico nell'era mesozoica e, assai più importante per i grandiosi effetti che tuttora in buona parte sussistono, il corrugamento alpino nell'era cenozoica. Tra le formazioni rocciose prevalgono quelle calcaree, che interessano più di due terzi del territorio; sono diffuse anche quelle vulcaniche e le intrusioni cristalline, parzialmente messe in luce dai processi erosivi. I rilievi più elevati si trovano a S, dove superano in più punti i 2000 m; la cima più alta è il Morne La Selle (2674 m), che si innalza alla radice della lunga penisola sudoccidentale, terminante con l'elevato massiccio de la Hotte (Pic Macaya, 2347 m). Più bassi sono i rilievi della tozza penisola nordoccidentale, fronteggiata a N dall'isola della Tortuga (Île de la Tortue), nota in età coloniale come base di corsari.

Territorio: idrografia

Il frazionamento del territorio montuoso non consente lo sviluppo di alcun importante corso d'acqua. Il principale è l'Artibonite, lungo 250 km, che nasce in territorio dominicano dalla Cordigliera Centrale e attraversa il territorio haitiano, scendendo a NW tra le Montagnes Noires e la Chaîne de Matheaux, finché si getta con un piccolo estuario nel golfo della Gonâve tra le cittadine di Gonaïves e di Saint-Marc. Assai minor importanza hanno gli altri corsi d'acqua, nessuno dei quali supera gli 80 km, tranne alcuni affluenti di destra dell'Artibonite; tutti poi presentano portate assai irregolari, hanno regime tipicamente torrentizio e il loro corso è frequentemente interrotto da cascate e da rapide. Fra i bacini lacustri naturali il più esteso è l'Étang Saumâtre, nella depressione di Cul-de-Sac, che si va lentamente prosciugando.

Territorio: clima

La posizione astronomica del territorio nella zona torrida, gli influssi della calda corrente marina nord-equatoriale e lo spirare costante degli alisei di NE contribuiscono a caratterizzare il clima haitiano, che è di tipo tropicale ma parzialmente temperato dall'altitudine nelle aree più elevate. Le temperature medie oscillano tra i 28-30 ºC dei mesi più caldi e i 23 ºC di quelli più freddi; nelle regioni montuose si rilevano però temperature assai più basse, ma raramente le medie annuali scendono al di sotto dei 10 ºC; le aree più calde sono le fasce costiere, specialmente quella meridionale, riparata dagli alisei di NE, il bacino dell'Artibonite e la depressione di Cul-de-Sac, dove le temperature medie annue superano i 35 ºC. Le precipitazioni sono distribuite in modo irregolare: le aree più piovose sono i versanti settentrionali e nordorientali del territorio, meglio esposti agli umidi alisei di NE, quelle più asciutte sono l'arco costiero occidentale, la valle dell'Artibonite e il corridoio di Cul-de-Sac, dove la media annua scende a valori al di sotto dei 500 mm. Le stagioni più umide sono quelle intermedie, primavera e autunno; la più povera di precipitazioni è quella invernale per l'influsso dell'anticiclone, che in quell'epoca si spinge a latitudini meno elevate avvicinandosi sensibilmente all'Equatore. Frequenti, lungo le coste, sono i cicloni provenienti dalle Piccole Antille.

Territorio: geografia umana

Il quadro etnico del Paese ha subito profonde trasformazioni dall'epoca della prima colonizzazione all'inizio del Duemila. La popolazione indigena primitiva, i cui discendenti sono ormai completamente scomparsi, ammontava probabilmente a ca. 100.000 abitanti. Alla fine del sec. XVII ebbe inizio l'immigrazione francese, cui seguì immediatamente la tratta degli schiavi africani dalle coste della Guinea, trasferiti forzatamente ad Haiti per i lavori di piantagione, mentre i primitivi gruppi etnici indigeni venivano rapidamente sterminati. Haiti divenne così in breve tempo un Paese abitato essenzialmente da africani: nel 1789 i neri in condizione di schiavitù erano 465.000, gli affrancati 28.000 e i bianchi, in massima parte francesi, 31.000; questi ultimi, però, pochi anni più tardi abbandonarono in massa l'isola al momento dell'acquisizione da parte di Haiti dell'indipendenza (1804) prima di esserne espulsi, per cui la popolazione rimase costituita quasi esclusivamente da neri e da mulatti. L'incremento demografico fu rapido; si raggiunse un milione di ab. verso il 1840 e ne furono registrati 1.600.000 all'indomani della fine della prima guerra mondiale, 3.097.000 nel 1950, cioè alla data del primo censimento tenutosi nel Paese, 5.054.000 al censimento 1982, saliti a 7.929.048 nel 2003 e a 8.234.000 secondo una stima del 2006. La popolazione haitiana è comunque ancora in costante aumento; infatti l'indice di incremento annuo è dell'1,3%, nonostante l'alto tasso di mortalità infantile e le misere condizioni di vita generali: Haiti è uno degli stati dell'America centro-settentrionale con la popolazione più giovane: il 34,6% degli abitanti ha infatti meno di 15 anni. I bambini sono i soggetti maggiormente a rischio, colpiti da diarrea, infezioni respiratorie, malaria, tubercolosi e AIDS: il tasso di mortalità infantile è uno dei più elevati del continente (75,6‰ mortalità infantile < 5 anni). Inoltre la povertà diffusa e la costante instabilità politica continuano a spingere all'emigrazione verso la confinante Repubblica Dominicana e verso gli Stati Uniti, il Canada e le altre isole caraibiche. In particolare, dopo l'insurrezione del 2004 una nuova ondata di haitiani ha tentato di raggiungere altri Paesi: secondo i dati dell'UNHCR dopo il periodo di sostanziale stabilità che ha caratterizzato i primi anni del 2000, i richiedenti asilo (a Stati Uniti, Francia e Canada) sono nuovamente aumentati, tornando ai livelli del 1998. Quanto alla composizione etnica, a parte i bianchi che rappresentano solo l'1%, i neri puri sono la maggioranza (94%) e i mulatti una ristretta minoranza (5%). Questa ripartizione si riflette direttamente nella scala sociale: l'élite culturale e sociale è formata dai mulatti, nati o discendenti dagli incroci tra bianchi e neri, che vivono nelle città e detengono il controllo dei servizi amministrativi e di tutte le attività commerciali. I neri rappresentano, invece, l'elemento contadino, economicamente depresso e per lo più analfabeta. La popolazione, in conseguenza delle notevoli diversità ambientali, è distribuita in modo molto ineguale. Le aree più densamente abitate sono l'arco costiero interno del golfo della Gonâve, e la fascia costiera settentrionale, mentre sono scarsamente popolate la penisola nordoccidentale, l'arida valle dell'Artibonite e le zone montuose più impervie dell'interno, specialmente nella regione di confine con la Repubblica Dominicana. Il fenomeno dell'urbanesimo è limitato per lo scarso sviluppo delle attività industriali; la popolazione urbana è poco più di un terzo del totale. A parte la capitale, le città sono centri di modesta consistenza demografica, prevalentemente amministrativi, con scarse funzioni industriali, ubicati quasi tutti lungo le coste, allo sbocco di valli o su pianure costiere. Port-au-Prince, la capitale è posta nella parte più interna del golfo de la Gonâve alla convergenza di alcune fra le principali vie di comunicazione ed è il massimo centro economico, oltreché politico e culturale; fondata nel 1749, si sviluppò in modo razionale con vie rettilinee intersecantisi ad angolo retto, ma è circondata da un'estesa bidonville, dove si ammassa un miserabile sottoproletariato. Il commercio del Paese (prodotti agricoli e bauxite) passa interamente per il suo porto, come pure fanno capo alla città le poche industrie haitiane. Sul golfo de la Gonâve sorgono anche Gonaïves e Saint-Marc, mentre sulla costa settentrionale si trovano i due centri portuali di Port-de-Paix e di Cap-Haïtien, fondato quest'ultimo nel 1670 dai bucanieri francesi e importante porto. Nei pressi di Cap-Haïtien sorgono Ramiers, la cittadella Laferrière e il palazzo di Sans Souci riconosciuti patrimonio dell'umanità dell'UNESCO nel 1982. Gli altri centri sono Hinche, nell'alto bacino dell'Artibonite, Jacmel, Les Cayes o Aux Cayes e Jérémie, città a vocazione industriale, poste lungo le coste della penisola sudoccidentale.

Territorio: ambiente

La distribuzione e l'intensità delle precipitazioni condizionano il tipo e l'estensione del rivestimento vegetale. Le aree meno piovose dei versanti rivolti a Mezzogiorno e le depressioni della valle dell'Artibonite e di Cul-de-Sac sono caratterizzate da formazioni di savane con macchie di cespugli, erbe grasse e graminacee; nelle aree più calde e umide è diffusa la foresta tropicale, mentre nelle zone più elevate si stende la foresta di aghifoglie, povera di sottobosco. La stretta cimosa costiera del golfo de la Gonâve, tra Gonaïves e Port-au-Prince, è interessata da fitte associazioni di mangrovie. La foresta (3,6% del territorio nazionale) è quasi completamente scomparsa per far posto ai terreni agricoli e a causa dello sfruttamento del legname come combustibile; inoltre il Paese, già provato dai frequenti disastri climatici, si trova ad affrontare altre importanti questioni ambientali quali l'erosione del suolo e la mancanza di acqua potabile. La fauna endemica dell'isola di Hispaniola conta varie specie di uccelli, tra cui il tangara delle palme dalla cresta gialla e il trogone di Hispaniola, rettili, in particolare tartarughe, roditori, come l'hutia, e mammiferi acquatici, quali il lamantino. Le aree protette, che comprendono 9 parchi nazionali, coprono solo lo 0,1% del territorio nazionale; il Paese, inserito nell'ecoregione delle Grandi Antille, è inoltre coinvolto in alcuni programmi di salvaguardia degli ambienti marini e terrestri del WWF.

Economia: generalità

Haiti è di gran lunga il più povero Stato dell'America Latina, anzi uno dei più poveri del mondo; l'80% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. Le condizioni economiche del Paese sono ulteriormente peggiorate in seguito alle sue vicende politiche degli ultimi decenni del sec. XX e all'incremento demografico. Indicativi di questa precaria situazione sono il livello assai basso del PIL pro capite (791 $ USA nel 2008, con un PIL di 6.952 ml $ USA) e gli elevati tassi di disoccupazione (55% nel 2001) e sottoccupazione, che si riflettono in una forte spinta all'emigrazione principalmente verso Stati Uniti, Canada, Bahama, Cuba e Repubblica Dominicana, con la quale, tuttavia, vi sono rapporti molto tesi. Il lungo periodo di dittature militari e civili, terminato con il ritorno a un governo democratico nel 1994, non ha permesso un miglioramento delle sorti di questo sventurato Paese, dove la mancanza di risorse naturali di particolare rilievo, l'assenza di infrastrutture, l'elevato tasso di crescita demografica ma soprattutto la corruzione interna e l'ingerenza delle multinazionali – in particolare è determinante la dipendenza dagli Stati Uniti – hanno impedito una reale soluzione della crisi in cui versa questo piccolo Stato. Infatti, benché sia stato potenziato il turismo, per lo più per opera del capitale straniero, e siano state installate nell'area della capitale svariate industrie, tutto ciò non si è tradotto in alcun reale beneficio per il Paese, anzi ne sono stati accentuati gli squilibri sociali e territoriali a causa del deterioramento delle attività agricole e dell'accresciuto fenomeno dell'esodo rurale. Con il ritorno al governo democratico, non è stato possibile far accettare alla popolazione, poverissima, le misure economiche richieste dagli organismi internazionali e dai Paesi donatori per accordare gli aiuti necessari alla ripresa. L'agricoltura risente, inoltre, della povertà dei suoli e della scarsità di macchine e sistemi di irrigazione, mentre il settore secondario è poco sviluppato, impiegando solo il 9% della forza lavoro. Nonostante una tendenza positiva che ha portato il PIL nazionale nuovamente a un tasso positivo nel 2006, dopo il picco negativo registrato che era stato registrato nel 2005, l'inflazione rimane alta (14,4%).

Economia: agricoltura, foreste, allevamento e pesca

L'agricoltura, che interessa il 66% della popolazione attiva, è in gran parte di pura sussistenza e viene praticata su una miriade di microfondi, in genere poco produttivi e minacciati dall'erosione, dalle calamità naturali e dall'impoverimento dei suoli causato dallo sfruttamento indiscriminato; incapace di garantire l'autosufficienza alimentare, essa è praticata solo sul 33% della superficie territoriale. Modestissimo è l'impiego di macchinari e fertilizzanti e anche l'irrigazione non è sufficientemente diffusa, il che rende particolarmente gravi gli effetti delle ondate di siccità che sovente colpiscono il Paese. Tra le colture di sussistenza prevalgono cereali come mais, riso e sorgo, la manioca, la patata dolce, il sisal e vari ortaggi; ben più contano però i prodotti dell'agricoltura di piantagione, benché sia meno prospera che in altri Paesi centramericani e comunque sia in mano statunitense. Predominano il caffè, coltivato nella zona collinare interna, la canna da zucchero, le banane; un certo sviluppo hanno anche le colture dell'agave sisalana, del cotone, del cacao, degli agrumi e del tabacco, controllate da società straniere, soprattutto statunitensi. La riforma agraria del 1997 non ha ancora inciso positivamente sui risultati produttivi del settore; inoltre il passaggio dell'uragano Georges nel 1998 ha provocato consistenti danni a piantagioni e colture. § Sistemi antiquati caratterizzano l'allevamento del bestiame (circa 1,4 milioni di bovini, quasi 2 milioni di caprini, 1 milione di suini, 6 milioni di volatili), la pesca e lo sfruttamento forestale, che dà ca. 2 milioni di m3 di legname, in parte pregiato (mogano, cedro ecc.). Complessivamente dal settore primario proviene il 30,6% del PIL (2007).

Economia: industria e risorse minerarie

Lo sviluppo delle attività manifatturiere è ostacolato da mancanza di capitali, scarsità di energia elettrica, incertezza politica e corruzione. L'industria, basata principalmente sulla trasformazione dei prodotti agricoli, comprende, oltre a zuccherifici, distillerie di rum, tabacchifici, tessitorie, cementifici, saponifici ecc., numerosi stabilimenti volti a produzioni del tutto estranee alle necessità locali, tra cui alcuni impianti per la costruzione di sofisticate apparecchiature elettroniche, oltre all'assemblaggio di giocattoli, attrezzature sportive e abbigliamento. I comparti manifatturieri e le altre branche del secondario forniscono il 23,9% del PIL (2007). § Le risorse minerarie consistono soprattutto nella bauxite, la cui estrazione è andata diminuendo a seguito dell'andamento della domanda, ma sono altresì presenti modesti quantitativi di rame, marmo, sabbia e ghiaia, argento, oro; le risorse però vengo sfruttate solo parzialmente e principalmente da compagnie straniere.

Economia: commercio, comunicazioni e turismo

Il terziario contribuisce per il 45,5% al PIL (2007) e occupa un quarto della forza lavoro. Haiti dipende dall'estero per il fabbisogno alimentare ed energetico. Tra le merci d'esportazione prevalgono il caffè e lo zucchero, oltre a piccoli manufatti, cacao, mango, banane, oli essenziali, sisal e cotone; tra quelle d'importazione macchinari e mezzi di trasporto, manufatti vari, generi alimentari, combustibili. Gli scambi si svolgono eminentemente con gli Stati Uniti (che coprono il ca. l'80% delle esportazioni e il oltre il 45% delle importazioni), altri partner commerciali sono Repubblica Dominicana e Canada per le esportazioni e Antille Olandesi e Brasile per le importazioni. Haiti è membro dell'ACS (Association of Caribbean States) e del CARICOM (Caribbean Community and Common Market). § Il turismo, in passato molto importante per l'economia del Paese, ha visto diminuire le entrate principalmente a causa della forte instabilità politica. § Nettamente inadeguate sono le vie di comunicazione; al breve tronco ferroviario, adibito al trasporto dello zucchero, si aggiungono ca. 4160 km di strade di cui solo 1011 km asfaltati (2000). Port-au-Prince e Cap-Haïtien sono i principali sbocchi marittimi, la capitale è altresì sede di un aeroporto internazionale, che svolge naturalmente la maggior parte del movimento merci e passeggeri.

Storia: dalle origini all'indipendenza

La storia di Haiti fino al 1697 fu comune a quella della Repubblica Dominicana: abitata da antiche tribù caribiche, l'isola fu avvistata nel suo primo viaggio, nel 1492, da Cristoforo Colombo, che la chiamò La Española, nome latinizzato, più tardi, in Hispaniola. L'isola entrò così a far parte dell'Impero spagnolo, nell'ambito amministrativo del Vicereame della Nuova Spagna (Messico). Nel 1697, con il Trattato di Rijswijk, la parte occidentale, chiamata dagli indigeni Haiti, fu ceduta dagli Spagnoli alla Francia e, in questa parte dell'isola, ebbe inizio un nuovo dominio coloniale basato sulla struttura della piantagione (zucchero, cotone, caffè). Per poter mantenere questo tipo di sfruttamento, i Francesi importarono schiavi dall'Africa, dando vita a un contesto sociale formato da tre componenti: la nobiltà padronale bianca, un ceto subalterno ma privilegiato mulatto e gli schiavi africani. La Rivoluzione francese, con le sue idee libertarie, determinò conseguenze radicali. La proclamazione dei diritti dell'uomo e la successiva abolizione della schiavitù misero l'una contro l'altra le classi sociali. Ne scaturì una guerra civile, che vide primeggiare, dopo il 1795, la comunità nera, capeggiata da P.-D. Toussaint Louverture. Questi, pur estendendo il dominio a tutta l'isola, lasciò alla Francia una sovranità puramente formale, di conseguenza Napoleone inviò nel 1802 trentamila soldati francesi che, sbarcati a Port-au-Prince, ristabilirono il regime coloniale (Toussaint, trasportato in Francia, vi morì nel 1803). La lotta di liberazione riprese, sotto la guida di J. J. Dessalines e H. Christophe, e il 1º gennaio 1804 i rivoltosi poterono proclamare l'indipendenza. Dessalines si fece riconoscere imperatore con il nome di Giacomo I.

Storia: dalla guerra civile alla dittatura dei Duvalier

Nel 1806, assassinato Dessalines, riesplose la guerra civile che ormai, essendo stata esautorata l'aristocrazia bianca, ebbe per protagonisti afroamericani e mulatti. Il territorio fu diviso in due zone: nella parte settentrionale si arroccarono i neri, sotto lo scettro di Christophe, divenuto sovrano con il nome di Henri I; in quella meridionale, proclamatasi Repubblica, si assestarono i mulatti, governati da A. Pétion. Nel 1808 il settore orientale dell'isola, cioè Santo Domingo, fu rioccupato dagli Spagnoli. La riunificazione di Haiti nell'istituto repubblicano avvenne nel 1820, per opera del presidente J.-P. Boyer (mulatto). Due anni dopo Boyer riconquistò Santo Domingo; quando però fu destituito, nel 1843, i Dominicani si ribellarono e a loro volta giunsero all'indipendenza. Nel 1849 l'afroamericano Faustin Soulouque abolì la Repubblica ad Haiti e restaurò la monarchia; nel 1858 un mulatto, il generale Fabre Geffrard, ripristinò la Repubblica. Da allora fu un succedersi disordinato di governi, a conferma dell'instabilità del Paese. Anche l'inizio del sec. XX vide Haiti in preda alla violenza. Nel 1915 scoppiò un'ennesima insurrezione, che sembrò minacciare gli interessi economici nel frattempo affluiti dagli Stati Uniti: Washington ritenne allora opportuno occupare militarmente Port-au-Prince. I governi haitiani divennero emanazioni della volontà nordamericana. Tale situazione durò fino al 1934, anno del ritiro delle truppe statunitensi. Ma anche dopo quella data la presenza politica, economica e finanziaria degli Stati Uniti rimase pesante, condizionando non poco la condotta dei neri e dei mulatti. Particolarmente tesa risultò l'atmosfera nel 1941, quando ascese alla presidenza il mulatto Elie Lescot. I neri lo deposero nel 1946 insediando al suo posto Estimé Dumarsais. Questi e il successore Paul E. Magloire (1950-56) ricorsero a metodi dittatoriali, acuendo i contrasti etnici. Il 22 settembre 1957 si verificò una svolta: le elezioni presidenziali attribuirono il successo al medico di colore F. Duvalier. Entrato in carica, Duvalier – che si faceva chiamare “Papà Doc” – si trasformò in despota e basò il proprio potere sulla forza. Si circondò fra l'altro di un corpo di pretoriani (i tonton-macoutes), cui affidò il compito di difendere la sua persona. Il 1º aprile 1964 si proclamò presidente a vita, modificando ad hoc la Costituzione. Venne in urto per questo con gli Stati Uniti e fu condannato dall'Organizzazione degli Stati Americani (OAS). Haiti rimase uno dei Paesi più poveri del mondo, con indici altissimi di sottosviluppo. Nell'aprile 1971 “Papà Doc” moriva: il passaggio immediato del potere al figlio Jean-Claude non modificò la situazione. Non derivando alcun reale cambiamento dall'introduzione di un nuovo documento costituzionale (1983), né dalla sconfitta subita dal regime nelle elezioni del 1984 (mancata rielezione del 60% dei deputati uscenti), nel febbraio 1986 il colpo di stato del generale Henry Namphy rovesciò la trentennale dittatura della famiglia Duvalier.

Storia: l'instabilità politica dei successivi governi

Postosi a capo di un governo interinale Henry Namphy, ex collaboratore dei Duvalier, dopo aver fatto promulgare una Costituzione (1987) non riuscì però ad assicurare elezioni democratiche (quelle di novembre si trasformarono in un bagno di sangue perpetrato dai tonton-macoutes). Con un altro colpo di stato militare (settembre 1988) la guida del Paese fu quindi assunta dal generale Prosper Avril, che con maggiore credibilità, contemporaneamente a iniziative internazionali di sostegno, riprese il processo di democratizzazione, prima di cedere il potere (su pressione popolare) a Ertha Pascal-Trouillot, presidente provvisorio espresso da un'alleanza multipartitica (marzo 1990). Vincitore delle successive elezioni di dicembre fu Jean-Bertrand Aristide (un prete cattolico radicale del Fronte Nazionale per il Cambiamento e la Democrazia), presto obiettivo di un tentativo di golpe (gennaio 1991), sventato anche grazie all'appoggio della protesta popolare. Aristide, che assunse la presidenza della Repubblica il 7 febbraio 1991, rimase quindi vittima di un nuovo golpe militare il 30 settembre 1991: arrestato nella notte e poi liberato, il presidente si rifugiò a Caracas, mentre il generale Raoul Cédras, designato (febbraio) a capo dello Stato Maggiore dell'esercito dallo stesso presidente, assumeva la guida della nuova giunta militare. L'Organizzazione degli Stati Americani decretò allora l'embargo commerciale totale (unica eccezione gli aiuti umanitari), il congelamento di tutti i beni haitiani all'estero, nonché l'invio di una forza di pace; dichiarò inoltre “illegale” il colpo di stato e non riconobbe il presidente ad interim Joseph Nerette. Le pressioni popolari interne e le sanzioni economiche esterne condussero quindi nel febbraio 1992 alla firma, a Washington, nella sede dell'OAS, di un accordo per il rientro di Aristide, che era subordinato al mantenimento da parte del generale Cédras della carica di capo di Stato Maggiore dell'esercito e alla firma di un decreto di amnistia generale. Questo fu tuttavia respinto dalla Corte suprema haitiana, come incostituzionale. Successivamente, nel 1994 il presidente degli USA Clinton, con una prova di forza di vaste proporzioni, ottenne il ritorno di Aristide, accolto trionfalmente dalla popolazione mentre Cédras lasciava il potere. Il 17 dicembre 1995 si svolsero le elezioni presidenziali per la scelta del successore di Aristide: vinse René Preval, candidato per il partito Lavalas. Nemmeno il nuovo presidente poteva, del resto, essere in grado di sconfiggere la violenza politica che continuava a manifestarsi provocando diverse vittime, tanto da convincere il Consiglio di sicurezza dell'ONU a prorogare per la terza volta (giugno 1996) la missione militare ad Haiti. Nel gennaio 1999, la destituzione da parte del presidente Preval della maggior parte dei parlamentari dava vita nel Paese a un nuovo clima di violenza, che si riacutizzava prima delle elezioni presidenziali del novembre 2000. Tra un susseguirsi di incidenti e scontri, l'ex presidente Jean-Bertrand Aristide, conquistata già la maggioranza parlamentare nelle elezioni politiche del maggio 2000, si presentava come unico candidato alle presidenziali e le vinceva, mentre l'opposizione rinunciava alle elezioni come forma di protesta contro la maggioranza di governo, che non riconosceva tale. Boicottate le elezioni, l'opposizione designava poi come presidente del suo governo alternativo Gerard Gorgue, fondatore della Lega haitiana dei diritti umani, che si sarebbe insediato il 7 febbraio 2001, fino alle nuove consultazioni elettorali, parallelamente all'esecutivo ufficiale formato dal Fanmi Lavalas, il partito del presidente Aristide. Nel biennio successivo il conflitto continuava a riproporsi con frequenti manifestazioni da parte dell'opposizione a cui il governo rispondeva con misure repressive, fino ad arrivare, nel febbraio 2004, alla guerra civile, con la conquista di alcune città da parte dei ribelli del Fronte di resistenza dell'Arbonite. Di fronte all'avanzata dei ribelli e al venir meno dell'appoggio degli USA e della Francia, Aristide era costretto a dimettersi e a fuggire dal Paese. Al suo posto si insediava Boniface Alexandre, presidente della Corte Suprema, mentre alla guida del nuovo governo veniva nominato Gerard Latortue, che successivamente raggiungeva un accordo con i diversi partiti politici per svolgere nuove elezioni legislative entro il 2005. Tuttavia la situazione rimaneva molto tesa e si succedevano i tentativi di indire le elezioni, naufragati nell'impossibilità di controllare le violenze tra le varie fazioni. Nel febbraio 2006 si svolgevano finalmente le elezioni presidenziali, vinte da René Préval con il 51,15% dei voti. Nel gennaio del 2010 un forte terremoto colpiva la capitale Port-au-Prince e i centri vicini, distruggendo la maggior parte degli edifici e causando più di centomila vittime. Nel marzo del 2011 il musicista Michel Martelly, noto come Sweet Micky, vinceva il ballottaggio delle elezioni presidenziali, sconfiggendo l'ex first lady Mirlande Manigat.

Cultura: generalità

Le vicende storico-politiche hanno inciso profondamente nel determinare il quadro culturale di Haiti. Il valore artistico, il significato sociale, le valenze simboliche di ogni espressione della cultura haitiana si sommano a generare significati che vanno sempre oltre l'atto creativo o rituale in sé, a cominciare dall'essere uno dei pochi modi con cui la popolazione tenta di alleviare il peso di una vita estremamente dura. La sintesi di consuetudini e credenze dei nativi, tradizioni africane, costumi spagnoli e usanze francesi intersecatisi nel tempo, costituisce il fondamento delle manifestazioni culturali di Haiti. La sfera religiosa, con la sovrapposizione di pratiche cattoliche a riti voodoo, esemplifica bene quel sincretismo le cui dinamiche si sono poi verificate in molti ambiti: dalle occasioni sociali alle cerimonie private, dalla preferenza per certi strumenti musicali ai modelli delle arti figurative ai temi letterari prediletti da narrativa, poesia e teatro. Proprio la letteratura si è evoluta seguendo una linea strettamente legata agli avvenimenti della storia nazionale e facendosi interprete privilegiata delle istanze sociali più sentite (anche attraverso la nascita di molte riviste): la frustrazione per il dominio straniero, il desiderio di indipendenza, il formarsi di un'identità comune, l'aspirazione per un ritorno ai valori ancestrali o il dolore dell'esilio. Ma proprio le contraddizioni e le difficoltà sembrano aver stimolato nell'arte, nelle celebrazioni, nella cucina, finanche nella filosofia di vita improntata all'ironia, una creatività con pochi eguali nel variopinto mondo caribico. Tra le eccellenze di Haiti un posto di primo piano è occupato dal sito protetto dall'UNESCO del Parco Nazionale storico: Cittadella, Sans Souci, Ramiers (1982).

Cultura: tradizioni

Centro di convergenza di popoli e razze diversi, Haiti conserva nella ricchezza dei costumi e delle tradizioni il segno di questi incontri, che si riallacciano tanto alla civiltà india, quanto alle civiltà mediterranee e a quelle fiorite lungo il golfo di Guinea. Nel sec. XVII, con l'inizio del vero periodo della colonizzazione, la tratta riversò sulle coste popolazioni nere dalle diverse origini e così le tradizioni africane più disparate si sono mantenute nei riti, nei gruppi coreografici, nelle feste notturne. Secondo gli studiosi la colonizzazione spagnola invece non avrebbe lasciato grosse tracce, mentre è rimasto forte l'influsso di quella francese. Se ne ha un'eco nelle romanze dei contadini haitiani, le cui arie traducono la maniera e la tecnica musicale francese del sec. XVIII e nelle superstizioni riguardanti le nascite, i matrimoni, i fidanzamenti. Affinità col folclore francese si ritrovano anche nelle feste di San Giovanni, con le processioni di ceri accesi, e nell'incenerimento del re di carnevale. Nella musica è rimasto presente il retaggio africano negli strumenti, flauti di bambù e tamburi sacri, connessi con gli eventi rituali, per lo più nell'ambito delle società segrete, come l'aradá che pratica il culto vodù, vivo ancora forse solo ad Haiti con celebrazioni magico-religiose in cui la musica ha parte preponderante. L'africanismo nella musica di Haiti si rivela soprattutto nella frequenza di scale pentatoniche, nell'attitudine al canto responsoriale e negli schemi ritmici. Canto e danza sono tra le manifestazioni più tipiche del folclore haitiano e sono associate non solo al culto vodù, ma alle celebrazioni sociali, come le coombite (lavoro agricolo), il rara (carnevale rurale), e a ogni tipo di bamboche (festa). La danza è soprattutto ritmico movimento delle spalle e delle anche più che dei piedi. Diffusa è la passione per i combattimenti dei galli e il gioco del domino, spesso portato all'azzardo, così come il primo è legato a scommesse. L'artigianato si attua nello sfruttamento delle poche risorse locali, come il sisal che viene utilizzato per funi, scarpe, pantofole, sandali, borse, cappelli e stuoie e il mogano con cui si fanno mobili tipici, soprattutto bellissimi piatti. Eccellente anche la lavorazione della pelle di coccodrillo e dei gusci di tartaruga. La cucina è dominata dal pesce, col trionfo dell'aragosta, e caratterizzata dalla ricchezza delle salse. Diffuso il consumo di caffè e di liquori, specie del rum, la cui produzione è garantita dalla ricca disponibilità di canna da zucchero.

Cultura: letteratura. La scuola patriottica e la nostalgia per la Madre-Africa

La letteratura haitiana è strettamente legata alle condizioni politiche del Paese. Nel sec. XIX, dal fervore dell'indipendenza è sorta la scuola patriottica, che ha esaltato la libertà e gli eroi della rivoluzione, tanto in poesia (J.-B. Romane, 1807-1858, P. Faubert, 1806-1868) quanto in teatro (J. Chanlatte, 1766-1828). Tuttavia, pur esprimendo sentimenti nazionalistici, gli scrittori non si discostarono dai modelli francesi tanto da formare una scuola d'ispirazione romantica, con P. Lochard (1835-1919), E. Vilaire (1872-1951), E. Laforest (1876-1915), O. Durand (1840-1906), T. Guilbaud (1856-1939), G. Silvain (1866-1925) e drammi storici in versi; una scuola d'ispirazione parnassiana, con G. Villevaleix (1835-1932) e J. Lhérisson (1873-1907), e una d'ispirazione naturalista con F. Marcelin (1848-1917) e A. Innocent (1874-1960), mentre il dramma storico, illustrato da I. Vieux (1865-1947), H. Chauvet (1863-1928), V. Ducasse (1872-1902), C. Moravia (1876-1938), raggiunse il suo apice con Massillon Coicou (1867-1908). Alla fine del secolo sorse il movimento della Ronde (rivista fondata nel 1898) che auspicava un ritorno alle origini, alla terra. Fu però l'occupazione americana a suscitare una forte reazione, determinando nelle élite una presa di coscienza razziale e nazionale e un movimento di solidarietà con le masse rurali, sfociante nella creazione di una cultura originale. Questo movimento, che restava fedele alla lingua francese ma auspicava un ritorno alle fonti dei valori ancestrali africani, ha trovato la propria espressione in varie riviste, come la Nouvelle Ronde (1925), la Revue Indigène (1927-29), che ha dato il nome alla scuola indigenista, La Relève (1932) e Les Griots (1938). All'origine dell'indigenismo stanno i lavori sociologici ed etnologici dell'haitiano Price-Mars (1876-1969), che nell'opera Ainsi parla l'oncle (1928) ha esortato i giovani scrittori a immergersi nella cultura viva di Haiti; e l'incontro, avvenuto nel clima favorevole di Parigi attraverso la Revue du Monde Noir (1931) di L. Sajous, con la letteratura americana della Negro Renaissance. Le opere migliori sono i romanzi con la descrizione realistica della vita dei contadini, di cui alcuni scrittori accentuano il lato sociale (J. Roumain, 1907-1944), altri quello folcloristico (M. Rigaud, n. 1904; J. B. Cinéas, 1895-1952; i fratelli Marcelin). Anche la poesia, che fa spesso uso del creolo e di immagini e ritmi tratti dal folclore locale, è motivata da temi sociali e nazionali ed esprime talvolta la nostalgia per la Madre-Africa. I maggiori poeti indigenisti sono: N. Sylvain (1900-1929), Ph. Thoby Marcelin (1904-1975), J. Roumain (1907-1944), C. Brouard (1902-1965), E. Roumer (1903-1988), L. Laleau (1892-1979), ai quali si possono aggiungere i più moderni J.-F. Brierre (1909-1992), R. Camille (1915-1961), R. Bélance (1915-2004), C.-M. Saint-Aude (1912-1971), R. Dorcély (n. 1931). Il teatro ritorna al popolo con D. Hippolyte (1889-1967).

Cultura: letteratura. Una cultura in esilio

Dopo la seconda guerra mondiale, le idee indigeniste furono riprese, a Parigi, dalla rivista Présence Africaine e influenzarono il movimento della Négritude. La nuova generazione, però, quella della rivoluzione del 1946, ha accentuato il carattere militante. Il Manifesto della scuola realista haitiana (1948) di C. Saint-Louis (n. 1923) e A. Dupoux afferma che l'arte deve diventare azione ed essere rivoluzionaria o nulla. La letteratura diventa politica e impegnata con i poeti R. Moise, R. Bernard, F. Fouché (1915-1978) e R. Depestre (n. 1926) e i drammaturghi R. Dorsinville (1911-1992), Morisseau-Leroy (1912-1998) e A. Phelps (n. 1928). Quanto al romanzo, rappresentato da A. Lespès (1907-1978) e J. S. Alexis (1922-1961), è caratterizzato da un “realismo meraviglioso” a immagine della realtà haitiana, permeata di magia. A partire dagli anni Settanta si nota un gran fiorire di scuole e gruppi, in genere ispirati a movimenti letterari francesi. Si distingue però il “plurealismo”, fondato dal poeta G. Dougé, che concepisce la poesia come conoscenza sensuale attraverso versi percettibili come oggetti, e afferma il disimpegno totale dell'arte e dell'artista. Gli scrittori che non hanno scelto la via dell'esilio trovano scarsa udienza presso popolazioni di lingua creola e il regime non incoraggia l'uso letterario del creolo. La maggior parte degli scrittori vive all'estero, ed è costretta a ridefinire la propria identità haitiana nei confronti del mondo occidentale o africano. Essi proseguono nella via dell'impegno sociale e della militanza politica. La coscienza dell'isolamento e della marginalità rende spesso le loro opere desolati canti d'esilio, voci di sradicati; stato d'animo risolto nell'adesione alla lotta per un mondo più giusto e più libero. Oltre ai già citati, ricordiamo un gruppo di romanzieri notevoli per l'originalità dello stile e la ricerca di nuovi contenuti, quali J. Metellus (n. 1937), P. Clitandre (n. 1954), E. Ollivier (1940-2002), D. Laferrière (n. 1953), J. C. Fignolé (n. 1941) e la scrittrice Lilas Desquiron. Tra le voci più importanti emerse a cavallo del millennio, a vario titolo e con istanze differenti inserite nel filone della letteratura d'esilio, vanno citati: Edwidge Danticat (n. 1969), che vive in America e le cui opere più famose, in inglese, sono Breath, Eyes, Memory (1994), The Dew Breaker (2004), Brother I’m Dying (2007); Louis-Philippe Dalembert (n. 1962), “vagabondo” come ama definirsi, tra Parigi, Roma e Haiti, che ha scritto e scrive in creolo e francese (La matita del buon Dio non ha la gomma, 1996; Les dieux voyagent la nuit, 2006); Frank Étienne (n. 1936), artista a tutto tondo, in quanto poeta, pittore e autore di romanzi (Ultravocal 1972; H’Eros chimères, 2002). Numerosi i saggisti, con opere di critica e teoria letteraria. In campo teatrale segnaliamo R. Philoctète (1932-1995).

Cultura: arte

Il XX secolo ha visto una crescita progressiva della qualità delle opere e dell''interesse internazionale nei confronti dell'arte haitiana, in concomitanza con la nascita e l'evoluzione del principale organismo di sviluppo e promozione nazionale, il Centre d'Art di Port-au-Prince (1944). Artisti quali Wilson Bigaud (n. 1931), Prefete Dauffaut (n. 1923) e Hector Hyppolite (1894-1948), hanno esposto in gallerie di tutto il mondo. Come per la letteratura i temi ricorrenti sono legati all'ambito sacro, alla storia del Paese, alle condizioni di vita. Una notevole esposizione di opere haitiane si trova presso il Musée d'Art Haïtien du College St Pierre, mentre altri cimeli della storia nazionale sono conservati nel Musée National.

Cultura: teatro

Un'intensa vita teatrale si sviluppò soprattutto nel periodo coloniale: nel sec. XVIII, infatti, furono attivi numerosi teatri, occasionalmente aperti anche alla popolazione afro, che ospitavano il repertorio francese e testi di ispirazione locale. Dopo l'indipendenza si è invece sviluppato un teatro nazionale popolare, che attinge i suoi temi dalle storie e dalle leggende locali. Nelle poche sale teatrali predomina tuttavia il repertorio francese, presentato anche da compagnie in tournée.

Bibliografia

Per la geografia e la storia

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Per la letteratura

G. Gouraige, Les meilleurs poètes et romanciers haïtiens, Port-au-Prince, 1963; R. Cornevin, Le Théâtre haïtien des origines à nos jours, Montréal, 1973; U. Fleischmann, Ecrivain et société en Haïti, Montréal, 1976; G. Gouraige, Continuité Noire, Dakar, 1977; S. Baridon, R. Philoctète, Poésie vivante d'Haïti, Parigi, 1978; R. Berrou, P. Pompilus, Histoire de la littérature haïtienne par les textes, Port-au-Prince, 1978; M. Laroche, Littérature haïtienne: identité, langue, réalité, Ottawa, 1981; L. F. Hoffmann, Le Roman Haïtien, Sherbrooke, 1982; J. Jonassaint, Le pouvoir des mots, les maux du pouvoir. Des romanciers haïtiens de l'exil, Parigi, 1986.