Questo sito contribuisce alla audience di

Handke, Peter

scrittore austriaco (Griffen, Carinzia, 1942). Tra gli autori maggiormente seguiti e dibattuti della più recente letteratura austriaca, H. ha assunto a fondamento teorico della sua vasta produzione di romanzi, lavori teatrali, saggi e poesie, gli esiti dello strutturalismo e della filosofia del linguaggio di Wittgenstein. Dopo aver rielaborato in via sperimentale le strutture narrative del romanzo giallo con Der Hausierer (1967; L'ambulante) e Die Angst des Tormanns beim Elfmeter (1970; Prima del calcio di rigore), H. ha pubblicato Der kurze Brief zum langen Abschied (1972; Breve lettera del lungo addio), racconto sul fallimento di un matrimonio. Ambientato in America, luogo di culto per la beat generation di quegli anni, si rivela una tipica storia on the road, scritta però con un senso introspettivo che appartiene di diritto agli autori di lingua tedesca. Affiorano qui i temi della paura, della solitudine e della follia, con l'aggressività che ne consegue, che verranno sviluppati in importanti opere successive, come Wunschloses Unglück (1972; Infelicità senza desideri), biografia della madre morta suicida, e Die Linkshändige Frau (1976; La donna mancina), dove l'impianto narrativo si rifà a strutture più tradizionali. Da questi scritti emergono la grande abilità dell'approfondimento psicologico, ma contemporaneamente i limiti dettati da una staticità nella scelta delle situazioni, accompagnata talvolta da un'eccessiva verbosità. Del 1975 è Falsche Bewegung (Falso movimento), racconto-sceneggiatura scritto per il film omonimo di Wim Wenders, riprendendo da Goethe il tema del Wilhelm Meister. Dopo il racconto Langsame Heimkehr (1979; Lento ritorno a casa), H. ha scritto nel 1983 il romanzo Der Chinese des Schmerzes (Il cinese del dolore), un'esplorazione della natura umana attraverso l'omicidio, da parte di un anonimo professore di lettere, di un neonazista. Tra le successive opere di narrativa sono da menzionare Die Wiederholung (1986; La ripetizione), il racconto Nachmittag eines Schriftstellers (1987; Pomeriggio di uno scrittore), la fiaba Die Abwesenheit (1987; L'assenza), e il romanzo, completamente dialogato, Das Spiel vom Fragen (1989; Il gioco delle domande). Un ritorno al mondo dell'interiorità è invece il romanzo Mein Jahr in der Niemandsbucht (1994) ambientato in un “luogo immaginario, utopico che non esiste” nel quale evoca lo scenario di un'ipotetica, futura guerra civile in Germania, mentre Der Bildverlust (2002; La perdita dell'immagine), rappresenta in senso metaforico l'incapacità dell'uomo di elaborare autonomamente ciò che osserva. Nell'ambito della poesia H. ha pubblicato Die Innenwelt der Aussenwelt der Innenwelt (1969; Il mondo interno del mondo esterno del mondo interno), Das Ende des Flanierens (1977; La fine del non far niente) e Gedicht an die Dauer (1986; Poesia a ciò che rimane). Particolarmente significativa è la sua produzione saggistica a partire da Ich bin ein Bewohner des Elfenbeinturms (1972; Io sono un abitante della torre d'avorio) e da Versuch über die Müdigkeit (1989; Saggio sulla stanchezza). Ha fatto enorme scalpore il diario di viaggio nella ex Iugoslavia ancora dilaniata dalla guerra, pubblicato sotto il titolo Eine winterliche Reise zu den Flüssen Donau, Save, Morawa und Drina oder Gerechtigkeit für Serbien (1995; Un viaggio invernale verso i fiumi Danubio, Sava, Moravia e Drina oppure giustizia per la Serbia): l'aver contrastatato la tendenza generale dell'opinione pubblica e dei mass media, arroccati su posizioni decisamente filocroate, gli è valso l'accusa di essersi schierato dalla parte dei Serbi. Nel 1996 sono usciti Sommerlicher Nachtrag zu einer winterlichen Reise (Appendice estiva al viaggio invernale), una sorta di continuazione del diario e Mein Jahr in der Niemandsbucht (Il mio anno nella baia di nessuno: una fiaba dei nuovi tempi), romanzo ambizioso dal lirismo intenso, seguiti da In einer dunklen Nacht ging ich aus meinem stillen Haus (1997; In una notte buia uscii dalla mia casa silenziosa) e da Am Felsfenster morgens (1998; Alla finestra sulla roccia di mattina, trad. it 2003), gigantesco diario tenuto dallo scrittore nei cinque anni (1982-87) trascorsi a Salisburgo. Tra i lavori teatrali meritano menzione Kaspar (1968), Der Ritt über den Bodensee (1971; Cavalcata sul lago di Costanza), (Uber die Dörfer (1981; Attraverso i villaggi), Spiel vom Fragen oder die Reise zum sonoren Land (1990; Il gioco del perché oppure il viaggio nel paese sonoro), Die Stunde, da wir nichts voneinander wussten (1992; L'ora in cui non sapevamo nulla l'uno dell'altro), dramma muto in cui viene rappresentato un andirivieni di persone e al tempo stesso di personaggi mitologici e biblici e Die Fahrt im Einbaum (1999; Il viaggio in piroga), sulla guerra nei Balcani. Negli ultimi anni ha pubblicato il romanzo Der Bildverlust (2004; Le immagini perdute), la raccolta di discorsi Lentus in umbra (2005) e il romanzo Don Juan (2007; Don Giovanni: (raccontato da lui stesso).