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Huizinga, Johan

storico olandese (Groninga 1872-De Steeg 1945). Professore di storia nelle università di Groninga (dal 1905) e Leida (dal 1915), si dedicò inizialmente alla filologia e alla letteratura indonesiana, quindi alla storia dell'arte. I suoi primi lavori storici importanti (sulle origini di Haarlem) sono del 1905, ma l'opera che gli diede fama internazionale fu L'Autunno del Medioevo (1919), un mirabile quadro della civiltà borgognona dei sec. XIV-XV. I criteri storiografici e la concezione della storia applicati in quell'opera furono precisati da Huizinga in opere successive, anch'esse ormai classiche: Erasmus (1924), La crisi della civiltà (1935) e, soprattutto, Homo ludens (1938): per Huizinga la civiltà è convenzione, cioè “gioco”, nel senso che è uno “stile”, e la cultura nasce in forma “ludica” come allontanamento dalla vita vera; perciò la storiografia di Huizinga rifiuta le periodizzazioni schematiche e non considera particolarmente rilevante la rievocazione o la ricostruzione di eventi, quanto piuttosto quella dei sentimenti, dei “sogni” e delle convenzioni che sono l'autentica essenza dell'umanità. L'elaborazione di queste teorie fu da Huizinga esposta particolarmente in La mia vita alla storia (postumo, 1947). Un'opera che assunse un particolare valore politico e civile fu La civiltà olandese del Seicento, apparsa con un chiaro significato antinazista dopo l'occupazione tedesca dei Paesi Bassi. Huizinga morì in un campo di concentramento.

Bibliografia

E. Garin, Huizinga e “L'Autunno del Medioevo”, Firenze, 1966; P. Fabretti, Nietzsche, Pirandello, Huizinga, Roma, 1990.

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