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Indra

dio del pantheon vedico che polarizza l'energia e l'azione, in senso vitalistico e in senso cosmico. È, come figura mitica, caratterizzato da esuberanza (gigante, toro), particolarmente per quel che riguarda sesso e cibo, religiosamente rilevati quali fonti di vita: l'uno per la conservazione della specie e l'altro per il sostentamento individuale. In Indra sesso e cibo assumono valori assoluti, come assoluta è la sua energia che, in quanto tale, appare come esuberanza: il dio agisce in stato di ebrietà, ma in senso positivo, perché è una ebrietà culturalmente controllata, una ebrietà rituale. Infatti acquista la sua forza dal soma, la bevanda inebriante rituale. Da un punto di vista cosmico, si può dire che Indra sia il promotore del rta, il cosmo che l'India vedica concepiva come un fluire universale, quasi un “vivere” del mondo; è Indra che permette tale flusso, uccidendo il mostro Vrtra che lo tratteneva. La presenza d'Indra è individuata nelle tempeste; i suoi tratti sono quelli del “signore della tempesta”. Indra è il sovrano degli dei e, per quel che concerne la Terra, è il dio della casta dei re e dei guerrieri. Con il processo d'interiorizzazione della religione vedica che porta a una svalutazione dell'energia-azione in favore della contemplazione-rinuncia, Indra perde la sua importanza: le sue imprese sono addirittura equiparate a misfatti, i suoi avversari non sono più mostri ma prendono l'aspetto di saggi. Egli non è più l'invincibile, ma può essere vinto e addirittura punito, così si giunge all'immagine di un Indra che acquista la sapienza mediante la mortificazione, ossia l'eliminazione dell'esuberanza vitale. Con l'induismoIndra scompare del tutto. § L'antica divinità dell'India vedica viene raffigurata armata, nelle sue quattro mani, del fulmine (vajra), dell'arpione per elefanti (ankusha), di arco e di lance. Il suo veicolo o cavalcatura è l'elefante bianco Airāvata, sul quale talvolta Indra figura accanto alla sua sposa Indrani. Esistono di questa divinità altre convenzioni iconografiche, come quella che mostra Indra col corpo ricoperto di numerosissimi occhi e perciò egli è detto Sahasraksha. Un'interessante interpretazione iconografica di Indra appare in una scena buddhistica scolpita in un frammento di calcare del sec. I a. C. (Boston, Museum of Fine Arts) raffigurante il Bagno del Bodhisattva nel fiume Nairanjanā: Indra è colto in atteggiamento di devozione, chinato sulle impronte dei piedi, con cui viene simbolicamente rappresentato il Bodhisattva Siddhārtha. Interpretazioni iconografiche di Indra sono state realizzate dall'arte khmer e da quella siamese.

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